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Recensioni | Pubblicato il 9 gennaio 2013

hangmas

Hangmàs

Regadozò

Genere: New-Wave, Elettro-rock, Garage-rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:


Wave, new-wave, post-punk e tutto quello che ci gira intorno. Abbiamo spesso parlato della scena revival e della saturazione del genere e di come sia complicato attingere da quel genere e quello stile senza cadere nell’ovvietà e nel manierismo o peggio nella copiatura senza sforzo di creatività.

Hangmàs è un sestetto ungherese che fa parte di quella categoria che cerca di dare un taglio diverso alle radici e influenze di quella particolare corrente. E i risultati sono apprezzabili ma allo stesso tempo altalenanti. L’obiettivo, dall’ascolto del loro album d’esordio “Ragadozò”, risulta quello di modernizzare il suono con potenti incursioni elettroniche. E questa è la parte che funziona, che da vigore al suono e riesce a rendere gradevole il tutto.

Sono invece due le componenti che non centrano il bersaglio: il primo è il tentativo di inserire l’aspetto melodico; quando si cerca questa strada il suono viene banalizzato, reso anonimo e rovina parzialmente il lavoro fatto con l’elettronica (per esempio, questo aspetto si ritrova parzialmente in canzoni come “Horror Deluxe” e “Reset“). Questo è anche dovuto dall’inadeguatezza vocale che non riesce a trovare la sinergia con gli arrangiamenti.

Ad esempio l’iniziale “Fehèr Zaj” è la dimostrazione di come siano capaci di evolversi dai ritmi danzerecci iniziale ad un suono più sostanzioso senza perdere consistenza. “Luna” fa il processo contrario e nel finale l’elettronica diventa invasiva e accompagnata dal “lamento” della voce femminile.  “Ragadozò” è il miglior episodio dell’album e porta alla luce quel tentativo di modernizzare le radici wave associata anche ad una diligente gestione dei ritmi. Ma è nei pezzi la cui velocità fa da padrona e l’elettronica entra prepotente che gli Hangmas danno il meglio di se come in “Out of Order” e “No Party (Dead City)”.

L’album, tutto sommato, risulta gradevole anche se privo di spunti originali. Ma si poteva far di più e l’hanno dimostrato in un paio di pezzi. Con un lavoro maggiore sull’aspetto vocale e abbandonando la strada melodica, i prossimi lavori potrebbero regalarci qualcosa di interessante. Rimandati al secondo album.

Voto: 6,3/10

Tracklist:

  • 1 · Fehér Zaj
  • 2 · Luna
  • 3 · Darabokban
  • 4 · Ragadozó
  • 5 · Horror Deluxe
  • 6 · Lick My Pain
  • 7 · Out Of Order
  • 8 · Haiku
  • 9 · No Party (Dead City)
  • 10 · Reset

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