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Recensioni | Pubblicato il 11 maggio 2015

rapporto di gara

Giuseppe Pagliarulo

Rapporto di Gara

Genere: Songwriting, Alt-rock

Anno: 2015

Casa Discografica: Macrostudio Dischi

Servizio di:

Il disco non nasce come “concept”. In questa prima fase della mia attività non sono capace di scrivere partendo da un “concetto” ma avviene il percorso inverso, è la musica che mi tira fuori le parole.Dopo la stesura dei brani mi sono però accorto che un certo filo conduttore c’era, ed è inevitabile visto che tutti i brani sono figli dello stesso periodo particolare della mia vita.Il Rapporto di Gara è il documento che un arbitro di calcio stila alla fine di una partita, quello che dice per filo e per segno cosa è successo.Mi sembrava un ottimo titolo, dal momento in cui sono effettivamente un arbitro e questa attività ha inciso non poco su quello che sono“.

Giuseppe Pagliarulo ha raccontato così, in una nostra intervista, la nascita del suo disco Rapporto di Gara. Un debutto che attendavamo con particolare curiosità dopo aver ascoltato il brano d’esordio del cantautore campano “Qui Per Me“: un brano “devastante”, dalle trame robuste e l’interpretazione “urlata” che faceva trapelare la sua necessità di racconto attraverso una buona scrittura nuda e onesta.

Qui Per Me” resta il pezzo con la maggiore forza comunicativa, il pezzo portante dell’album. Gli altri brani non deludono, soprattutto quelli che dimostrano una scelta netta nello stile. “Orlando” riprende la ruvidità e la forza del brano d’esordio; stesso discorso per l’altro singolo “Lei non mi chiama Pagliarulo“, con trame più ragionate ma che non perdono di potenza, e “Io non perdo mai tempo” che risulta uno dei brani meno convincenti (insieme “all’esperimento” di “Crepuscolo“) proprio per una confusione di base nella direzione da prendere.

La sorpresa arriva da brani che rivelano un accentuato intimismo e un suono più scarno: l’essenzialità di “Neve”, l’emozionante “Ottobre” (che si evolve su trame post-rock), l’arpeggio soave di “Quello che non dico“, la melodia di “Andrea“.

Giuseppe Pagliarulo conferma il talento da narratore e la sua capacità di indirizzare la giusta sonorità rispetto a quello che sta raccontando, dimostrando anche una certa versatilità nell’approccio compositivo. Sono presenti piccole “sbavature” e naturalmente vi sono ampi margini di miglioramento, ma questo non ci ferma dal lodare questo suo primo lavoro. Da seguire con attenzione.

Note tecniche: L’album è stato registrato e mixato presso il Rumore Rosa Studio di Eboli di Cristian Peduto. Il mastering è a cura di Giovanni Versari (presso La Maestà Studio). Hanno partecipato Nicola Bonelli alla batteria, Felice Calenda alla chitarra e e al basso, Cristian Peduto alle tastiere. Carmine Di Leo ha suonato la chitarra in un brano.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Io non perdo mai tempo
  • 2 · Andrea
  • 3 · Lei Non mi Chiama Pagliarulo
  • 4 · Ottobre
  • 5 · Quello che non dico
  • 6 · Orlando
  • 7 · Qui Per Me
  • 8 · Neve
  • 9 · Crepuscolo

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