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Recensioni | Pubblicato il 3 dicembre 2013

Arcade

Arcade Fire

Reflektor

Genere: Alt-rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Merge Records

Servizio di:

… e ormai volgendo indietro il passo aveva scampato ogni pericolo, ed Euridice, di nuovo sua, procedeva verso la luce del cielo seguendolo dietro, questa legge infatti aveva dettato Proserpina, quando un’improvvisa follia colse l’incauto amante, certo perdonabile, se sapessero perdonare gli dei: si arrestò, e la sua Euridice, ormai sotto la luce, immemore ahimè e vinto nell’animo si voltò a guardare. Allora ogni fatica andò perduta e rotti i patti del crudele tiranno, e tre volte si udì il fragore dello stagno d’Averno.”

Il mito di Orfeo ed Euridice, nella sua estrema complessità e varietà di elementi, costituisce la chiave interpretativa di questo album, come mostra innanzitutto il gruppo scultoreo di Rodin sulla copertina: si tratta di una sorta di prisma, attraverso cui si dispiega lo spettro cromatico racchiuso in nuce dalla Hidden Track, composta dei samples delle successive tracce, in un’atmosfera di liquido amniotico primordiale. I due grandi poli tematici sono quelli della vista e della morte, la prima interpretata nel suo aspetto illusorio e ingannevole, la seconda con un intenso misticismo, che molto deve alle massicce influenze haitiane presenti nel disco. Questa è infatti la vena che percorre e permea di una linfa vitale nuova e possente i brani, non tanto (o per meglio dire non solo) da un punto di vista tematico, quanto piuttosto da quello musicale: le melodie si presentano profondamente mutate rispetto ai lavori precedenti, in cui il marchio Arcade Fire era più nettamente riconoscibile, e rivelano una più piena maturità artistica, cui corrisponde la scelta di una completa libertà nella concezione di un progetto così articolato, anche al di fuori dell’album in sé concluso, composto di due dischi, nei live, nei video, e Haiti è la grande ispiratrice di questa rivoluzione. Cambia il ritmo complessivo, più sostenuto e vibrante, cambiano le percussioni, quelle che più risentono di questo impulso (haitiano è per l’appunto il percussionista che seguirà la band in tour), cambia il tono. Perché quello che sconcerta è la progressiva, e ormai qui perfettamente acquisita, capacità della band di elevarsi a una consapevolezza superiore, di parlare un linguaggio universale, mantenendo una passione profondamente umana. In questo senso Haiti e Orfeo si incontrano: l’escatologia haitiana e quella orfica si nutrono di un assoluto misticismo, eppure parlano agli uomini, parlano loro di un sentire più intimo, di un mondo oltre la morte, in cui il buio non fa paura, ma apre agli occhi una visione più vera.

Un mito pagano è quello che racconta Reflektor, la saga di un moderno Orfeo, che affronta il dolore e la morte con una rinnovata sensibilità esoterica, e come ogni mito è un microcosmo che rappresenta una storia universale, così anche l’album segue l’andamento circolare di un tempo antico e assoluto. Il sipario si apre su “Reflektor“, pezzo poliedrico, in cui si avverte una certa reminiscenza Studio 54, molto potente e vagamente ansiogeno, che ci proietta in una sorta di limbo oscuro in cui la vista, e di conseguenza i rapporti umani che da essa dipendono (se si tiene conto della concezione ellenica secondo cui ‘vedo’ e pertanto ‘conosco’), sono ossessivamente perversi e mistificati. Tematica questa che costituisce il nucleo profondamente umano dell’album. “We Exist”, attraverso l’accorato appello di un figlio gay al proprio padre, esplora nella sua drammaticità la pericolosa realtà del conformismo sociale, così come “Normal Person“, pezzo vigoroso e travolgente; in “Joan Of Arc“, con tono epico, gli Arcade Fire fanno meta-musica sulla loro condizione di leader band dell’alternative-rock contemporaneo, consapevoli della labilità con cui il pubblico idolatra e fa poi piombare nel baratro le proprie icone. L’impostazione rock, robusta e poderosa, in questi pezzi, cui si può aggiungere “You Already Know“, è consustanziale. Eclettici “Flashbulb Eyes” e “Here Come The Night Time“, in cui l’impronta haitiana è più evidentemente presente, nel ritmo frenetico e disarticolato della musica, e nell’esoterismo che anima i testi.

Un tono diverso, più morbido e dolce, scorre nelle tracce del secondo disco, incentrate più propriamente sulle figure di Orfeo ed Euridice, protagonisti tragici di un amore vinto dalla morte, come sembra suggerirci “Here Come The Night Time II“. La delicatezza della melodia con cui è tratteggiata la figura di Euridice, in “Awful Sound (Oh Eurydice)“, si mischia attraverso le percussioni a un’ansia che sembra preludere al suo triste destino, così come fortemente ansiogeno è l’accompagnamento all’impresa di Orfeo in “It’s Never Over (Oh Orpheus)“. La sensualità vibrante e oscura di Porno apre la conclusione dell’album, tormentata ricerca di stabilire un contatto con un aldilà che sembra ossessionare e non lasciare spazio ad una pacifica accettazione della morte.

Reflektor racconta di Orfeo, ma Orfeo è ognuno di noi che cerca disperatamente una simmetria superiore tra la propria vita e l’esistenza del cosmo. Gli Arcade Fire ci aprono uno squarcio sul baratro delle nostre paure e ricompongono armoniosamente le nostre antinomie reimmettendole nel ritmo circolare dell’ universo. Il genio di James Murphy dà a questo capolavoro le sembianze di una pietra preziosa.

Voto: 9/10

Tracklist:

  • 1 · Part I: Reflektor
  • 2 · We Exist
  • 3 · Flashbulb Eyes
  • 4 · Here Come The Night Time
  • 5 · Normal Person
  • 6 · You Already Know
  • 7 · Joan Of Arc

    Part II

  • 8 · Here Comes The Night Time II
  • 9 · Awful Sound (Oh Eurydice)
  • 10 · It's Never Over (Oh Orpheus)
  • 11 · Porno
  • 12 · Afterlife
  • 13 · Supersymmetry

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