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Recensioni | Pubblicato il 28 aprile 2014

wovenhand

Wovenhand

Refractory Obdurate

Genere: Gothic Alt-Country

Anno: 2014

Casa Discografica: Deathwish Inc. (World),
Glitterhouse Records (Europe)

Servizio di:

Poco meno di un anno fa, proprio qui, si parlava del ritorno dei Crime & The City Solution, band con a capo l’australiano Simon Bonney che analogamente all’araba fenice rinasceva dalle proprie ceneri dopo un silenzio ventennale. Per l’occasione, ad affiancare alle chitarre l’instancabile Alexander Hacke, c’era David Eugene Edwards, noto ai più per quanto prodotto nel ruolo di frontman e mente ispiratrice di 16 Horsepower e Wovenhand – quest’ultimo inizialmente inteso come progetto parallelo e poi, in seguito allo scioglimento ufficiale dei primi nel 2005, giunto a esserne diretta propaggine artistica.

Due creature attraverso cui ha proposto una miscela vincente di tradizione americana e impulsi alternativi dalle tinte gotiche, frutto di una particolare sensibilità culturale e spirituale, riscontrabile parimenti nei testi e tale da valergli l’appellativo di predicatore. Una figura questa a lui molto familiare che seppur in senso lato ha finito per collimare con l’attività di musicista e songwriter: omonimo è infatti il bel documentario dedicatogli dall’emittente olandese VPRO nel 2000, quando ancora teneva le redini dei 16 Horsepower e le note dello splendido Secret South cominciavano a risuonare tra questi frammenti di vita privata.

Da allora, a cadenza biennale e al netto di numerosi avvicendamenti nella lineup targata Wovenhand, il denveriano ha portato avanti il suo percorso virando su territori più folk senza tuttavia accantonare un approccio apertamente proteso verso la sperimentazione. Sfociato nella svolta elettrica di The Laughing Stalk, anno 2012, per la quale lo stesso Hacke è stato chiamato a contribuire nelle vesti di produttore. Manco a dirlo, la mano dello storico componente degli Einstürzende Neubauten si rivela determinante: mai così muscolare e potente, il muro sonoro eretto conferisce nuovo vigore agli afflati di un Edwards ormai lontano dalle polverose e atmosferiche liturgie acustiche del passato, come nel precedente The Threshingfloor. Ed è su questo solco che si innesta questa settima fatica intitolata Refractory Obdurate, per una formazione che vede il solito Ordy Garrison dietro le pelli, con Chuck French e Neil Keener (Planes Mistaken for Stars, Git Some) deputati rispettivamente a chitarra e basso.

I trascorsi dei due, alla luce dei dieci inediti qui presentati, possono dirsi funzionali al sound, ulteriormente asciutto e diretto. Il che non comporta comunque un appiattimento, poiché pur mantenendo un canovaccio ormai consolidatosi nel tempo le soluzioni giocano tutte a favore di un impianto vivo, pulsante, aperto tanto al maestoso quanto all’introspezione. DEE dal canto suo non impone più la sua voce sull’incrociarsi degli strumenti ma la lascia venire a galla da sola, in più di un’occasione filtrata, sospinta dalla consueta energia da sacerdote rock che lo contraddistingue.

Apre “Corsicana Clip” ed è invocazione che si fa tumulto, epica Edwardsiana a inerpicarsi subito su sentieri di luce (“in the hollow of His hand / delicate listener / my tethered giver / my burning lamp / stand”) e a trovare sbocco nella successiva “Masonic Youth”, riff perentorio e sfuriata in coda (“this darkness does not want me / it refuses to hold me / who will hide me in the fowl air / of my own heart’s desires”). Le cavalcate non potevano certo mancare, un po’ da pilota automatico sì ma avercene, “Good Shepherd” e “Field of Hedon” assolvono bene al compito mantenendo alto il tasso post-punk del lotto laddove “Salome” e “King David” ne costituiscono il cuore esponendo un lirismo inquieto e biblico (“present thyself / in due season / saved beyond my cleansing / clean my heathen / He in His own reward / peace holds the head of this Philistine / let the curse fall on me / Salome”; “where does a man get a chance / before the Lord / on this mount or some other / are you the one…are you the Son / come here…there is no other”) come biblico è l’ascendente di “Hiss”, costruita su versetti del profeta Isaia e segnata da chitarre taglienti come rasoi. “The Refractory” e “Obdurate Oscura” completano il repertorio pennellando tratti acustici, mentre “El-bow” chiude con un breve ma palpitante inserto percussivo, quasi a non voler lasciar dissolvere l’urgenza di un altro lavoro impeccabile. L’ennesimo di una carriera straordinaria.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Corsicana Clip
  • 2 · Masonic Youth
  • 3 · The Refractory
  • 4 · Good Shepherd
  • 5 · Salome
  • 6 · King David
  • 7 · Field of Hedon
  • 8 · Obdurate Obscura
  • 9 · Hiss
  • 10 · El-bow

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