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Recensioni | Pubblicato il 21 maggio 2014

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3 fingers guitar

Rinuncia all'eredità

Genere: songwriting, post-punk

Anno: 2014

Casa Discografica: Snowdonia Dischi, Dreamingorilla Records
Neverlab Dischi, Rude Records

Servizio di:

3 fingers guitars è il progetto solista del songwriter savonese Simone Perna, già batterista dei Viclarsen ed Affranti. Rinuncia all’eredità è il frutto della nuova propulsione progettuale che ha portato Perna alla realizzazione di un concept album complesso e ricco di sfumature. Abrasioni sonore e un rabbioso cantato, i due volti dell’album, che affonda le proprie radici nel post-punk più malato e viscerale, rendendolo uno dei dischi Italiani più interessanti di questo primo semestre.

Simone Perna è un one man band. Suona quasi tutti gli strumenti dell’album fatta eccezione (paradossalmente) della batteria. La resa sonora è ottima e dai tratti fortemente suggestivi, merito di un minimalismo che solca il viso di questo viaggio caratterizzato da ben sette tracce. Un viaggio breve ma utile a far comprendere le qualità compositivo-musicali del savonese. Altrettanto interessante l’idea alla base del disco, che è nitidamente diviso in due parti in cui vengono tracciate i profili deformi di un padre e del suo corrispettivo figlio. Spasmodiche le contrazioni ritmiche ricreate nel brano in apertura “Ingresso”, dove la voce di Perna s’insinua con precisa chiarezza. Asfissiante e viscerale “P”, cupa nelle atmosfere come nella miglior lezione Joy Division, che mette a nudo la conflittualità degli attori in gioco: “Mi hai creato e mi appartieni ormai, io ti amo”. Lunghe fughe elettriche fanno eco a “Riproduzioni”, un cortocircuito emozionale che segna il passaggio figurato d’eredità. La chitarra in loop della title-track “Rinuncia all’eredità” segue il profilo esoterico ed allusivo dell’intero album “Sei un riflesso e vedo già/ ogni errore e tutti i limiti/ questa è la mia eredità/ di cui tu hai goduto fin qui”, nonostante l’atmosfera si plachi drasticamente in sonorità elettriche più morbide rispetto alla prima sezione. Pregevole il lungo outro del brano che sconfina in uno schizofrenico electro-blues.

Sulla falsariga del folk più verace corre “Fuga” che lascia spazio alle sperimentazioni blues di “L’unica via”, tra le tracce più riuscite anche per il cantato di Perna che si veste da ammiccante e profetico crooner :“Solo una via/tracciare tu potrai/lei porta a te e lì raccoglierai/solamente ciò che ti appartiene”. Dalle abrasioni rock delle prime composizioni, si giunge alla chiusura di “Fine” quasi in punta di piedi. Poche pennellate chitarristiche che s’increspano improvvisamente come un agguato, poi, il black-out: “Non c’è più niente, più non ho/ da dirti nulla ed ora so/ l’indifferenza è il mio rimedio/per sentirmi libero

Rinuncia all’eredità è un album sincero, crudo e che non ha paura di mostrare le poche debolezze che lo contraddistinguono. Atmosfere, stili e sonorità si alternano in un andirivieni d’immagini sfocate che accendono luci sull’ambizioso progetto di Perna. Lentamente turbolento e cautamente introspettivo. Arrangiamenti e testi magmatici si mescolano in una sola gonfia bolla incandescente pronta ad esplodere senza preavviso. Caldamente consigliato.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Ingresso
  • 2 · P
  • 3 · Riproduzione
  • 4 · Rinuncia all'eredità
  • 5 · Fuga
  • 6 · L'unica via
  • 7 · Fine

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