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Recensioni | Pubblicato il 5 giugno 2013

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Sonatin for a Jazz Funeral

Sonatin for a Jazz Funeral

Genere: Alt-Rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Tippin' the Velvet

Servizio di:

Quartetto proveniente dalla provincia di Napoli, i Sonatin for a Jazz Funeral arrivano al loro primo lavoro full-length tre anni dopo la pubblicazione dell’ ep Monochrome Sunset, che già aveva destato un certo interesse tra gli addetti ai lavori. Con quest’ultimo lavoro omonimo, la band prosegue il cammino iniziato nel 2010, consolidando uno stile che, se da un lato strizza l’occhio all’indie-rock di band come Bloc Party e Arcade Fire, dall’altro tenta di non rimanere eccessivamente incollato a schemi già proposti.

I Sonatin for a Jazz Funeral si mostrano, infatti, particolarmente attenti alla ricerca di suoni e soluzioni personali e il nuovo disco ne è una buona dimostrazione, con le sue dieci tracce caratterizzate da improvvisi cambi di rotta e dall’alternanza di tappeti sonori minimalisti e rabbiosi slanci elettrici.

La partenza è affidata all’alt-rock leggero di “Erostratus” e “Over the colours”, in cui la sezione strumentale si carica soprattutto nelle fasi finali dei due brani, mentre “Rise up” mostra un lato più energico retto soprattutto dalle chitarre nervose e graffianti.

Body language” si spinge su binari più prossimi al funk, grazie ai riff circolari che qui e là riemergono a fare da supporto alla linea melodica; “Second line” punta invece su atmosfere più tenui, velate da una sottile vena psichedelica e arricchite da strumentazioni di natura differente che si alternano nelle varie fasi del pezzo, anticipando quello che è forse uno degli episodi migliori dell’album, ovvero “So-go”, coinvolgente cavalcata electro-rock che esplode nella parte finale in un dirompente muro di suoni.

Si entra nell’ultima parte del disco a ritmo di marcia con “Love the Americans”, brano che fa strada ai ritmi travolgenti di “T.y.f.e.d.” e all’altro gioiellino “I feel you”, in cui un sapiente utilizzo dell’elettronica dona al pezzo un carico d’intensità tutto racchiuso in un’atmosfera cupa ed asfissiante. “All the words” chiude, infine, l’album in una dimensione sperimentale che punta tutto su pochi passaggi di chitarra e batteria in loop e sulla predominanza della sezione vocale.

Pur non mancando qualche passaggio meno convincente e nonostante la scelta anglofona, che se da un lato può aprire possibilità più ampie, a tratti può apparire come una scelta spersonalizzante, i Sonatin for a Jazz Funeral dimostrano comunque basi più che valide da cui partire e su cui lavorare per assestare i propri lati migliori; da questo punto di vista, quest’ultimo lavoro sembra in grado di aprire scenari più che interessanti per la band partenopea e per la sua ammirevole attitudine a non rinchiudersi in recinti già affollati.

Voto: 6,7/10

Tracklist:

  • 1 · Erostratus
  • 2 · Over the colours
  • 3 · Rise up
  • 4 · Body language
  • 5 · Second line
  • 6 · So-go
  • 7 · Love the Americans
  • 8 · T.y.f.e.d.
  • 9 · I feel you
  • 10 · All the words

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