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Live report | Pubblicato il 26 ottobre 2014

Qualcuno dice che l’Italia ”arriva sempre dopo la puzza” quando vengono organizzati eventi musicali come il roBOt Festival. Per certi versi è vero, molti artisti già affermatissimi all’estero approdano in Italia da quasi sconosciuti: per fortuna ci sono festival del genere che si impegnagno per portarli dal vivo a Bologna e farci godere un po’ di aria fresca, musicalmente parlando. Non le solite cose, anzi, grandi nomi per questa edizione. E’ iniziato tutto in modo non-ufficiale il 20 settembre all’Estragon, in occasione del concerto anticipatorio di questo roBOt07, dove si sono esibiti Morphosis (era lui lo special guest misterioso), Luke Abbott e Christian Loffler. Pubblico non troppo entusiasta della serata forse per la raffinatezza della musica proposta da questi tre mostri dell’elettronica (in soldoni: la gente voleva ballare), che in realtà ci hanno regalato un live da paura, con Abbott e Morphosis che hanno dato il meglio di sé. Insomma, per tutti gli altri a cui non interessava andare lì per ballare è stata una serata davvero positiva, dove tutto faceva ben sperare per l’apertura ufficiale dei cancelli di Palazzo Re Enzo che sarebbe avvenuta di lì a pochi giorni.

Potrei anche dirvi subito che il roBOt Festival di questo 2014 ci ha semplicemente lasciato a bocca aperta e il risultato finale è stato una vera bomb; ma addentriamoci meglio nei dettagli di questo evento di cui già abbiamo una lacrimuccia di nostalgia. Innanzitutto il programma era pienissimo, c’era solo l’imbarazzo della scelta tra workshop, video, Dj Set, proiezioni e live, il tutto ben organizzato e a prezzi assolutamente modesti se confrontati con altri festival di questo tipo.

Il primo Ottobre alle ore 19 hanno avuto ufficialmente inizio le danze con i primissimi pochi coraggiosi, che come me hanno fatto la tirata fino a mezzanotte. Il primo screening della serata è stato un lungometraggio assolutamente bizzarro di Sergio Caballero, La Distancia, ambientato tra paesaggi surreali e visionari. Conclusa la proiezione mi sono intrufolata nella sala del Podestà, riuscendo ad assistere alle prove dello spettacolo dei Quiet Ensemble, ”The Enlightenment”, in prima nazionale proprio qui a Bologna. Loro, Fabio di Salvo e Bernardo Vercelli aka due menti geniali, hanno creato per l’occasione un’installazione pazzesca composta da decine di luci, all’accendersi delle quali corrispondevano suoni diversi: un’unione tra luce e musica meravigliosa, totalizzante dal punto di vista sensoriale.La chicca del roBOt se proprio vogliamo dirla  tutta.



Il primo giorno si conclude nel migliore dei modi, con un live di glitch/drone violentissima (ad un volume violentissimo!) di Roly Porter, ragazzone from the UK che ci sa fare parecchio.

Con il cuore pieno di rinnovata speranza i giorni seguenti sono stati una continua soddisfazione. Il 2 ottobre tra le performance che più mi hanno colpita c’è sicuramente quella di Clap Rules, giovane gemma dell’elettronica italiana, e gli screenings di Linda Rigotti, che ha presentato  “NCNP”, un delizioso congegno fatto di immagini, suoni, musica, capace di commuovere, inquietare, far riflettere.
Stesso entusiasmo imperturbato per il 3 e 4 ottobre, dove ho anche potutto assistere a degli ottimi workshop sulle nuove tecnologie musicali (da Ableton Push a Logic Pro) e, naturalmente a live di altissimo livello. Gli artisti presi in causa sono stati tutti impeccabili, dai nomi più grossi come quelli ”da Fiera” a quelli più di nicchia come MorkeblaK-ConjogPopulous e After Crash, solo per dirne alcuni.

In fondo c’era abbastanza musica per accontentare tutti i gusti: se volevi ballare andavi in Fiera a vedere Villalobos e Hopkins, se volevi immergerti in profondissimi monologhi interiori te ne andavi a Palazzo re Enzo a lasciarti ipnotizzare da visual mentre ascolti live di quell’elettronica definita da alcuni ”radical chic”, di artisti che magari non hai mai sentito nominare. E’ qui che il robot Festival ha mostrato uno dei suoi lati più positivi: dare spazio ad artisti e artiste italiani con potenzialità pazzesche, che avrebbero solo bisogno di mettere in mostra la bellezza dei loro progetti. Nonostante lo slancio inevitabilmente ”international”, il roBOt ci ha dimostrato che anche se si guarda oltre i confini italiani c’è sempre spazio per la musica nostrana.

Che poi va bene, arriveremo anche dopo la puzza per qualsiasi cosa in questo paese, però a conti fatti io sono contenta che a Bologna da 7 anni ci possano essere eventi del genere.

Consigliate anche le playlist del profilo spotify roBot07.

 

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