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Recensioni | Pubblicato il 16 dicembre 2013

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San Fermin

San Fermin

Genere: Alt folk, Baroque pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Downtown

Servizio di:

Non è certo da tutti terminare il college e rifugiarsi immediatemente in Alberta per comporre un disco d’esordio di diciassette tracce. Ellis Ludwig-Leone è San Fermin ed è evidentemente un caso più unico che raro. Si laurea a Yale dove studia composizione e musica; la sua passione è diventata la sua materia di studio e ora, il ventiduenne statunitense, vuole che questa si tramuti al più presto nel proprio lavoro.

Nelle sei settimane di spleen tra British Columbia e le montagne rocciose di Banff, scrive le diciassette canzoni che sono contenute all’interno di San Fermin, l’omonimo album d’esordio. Che il lavoro sia imponente è sotto gli occhi di tutti, imponente così come la vera e propria orchestra che sta dietro al fenomeno San Fermin; ottoni, violini, chitarra, batteria, voce (Allen Tate e Rae Cassidy) e naturalmente la keybord di Ellis.

L’album si divide in due flussi di suono, quelli portati dalla voce maschile di Allen Tate e da quella femminile di Rae Cassidy, che si uniscono, si intrecciano e si assemblano, creando un unico grande canale musicale all’interno del quale la musica scorre limpida e veloce. L’alternarsi di tracce solenni, per lo più affidate alla voce maschile, dalle sfumature berningeriane, fa da contraltare alle sonorità più chatchy e pop delle tracce affidate alla voce femminile. L’amalgama principale, presente ogni singolo antro del disco, è la presenza costante di arrangiamenti complessi, alle volte fin troppo complessi da risultare ridondanti.

L’attacco “Renaissance!”, così come il mezzo capolavoro “Casanova”, creano un intenso pathos, protatto con la giusta delicatezza anche nelle tracce “Torero” e “Bar”. Uno scorrere pieno e baritonale si unisce ad un andamento più sinuoso, limpido ed angelico, tramite piccoli brani strumentali come “At Sea”, l’ipnotica “True Love” e “At Night”, con i quali viene risaltata ulteriormente la formazione classica di Ludwing-Leone.

Il singolo d’esordio “Songsick” unisce barocchismi di prim ordine con un suono che ricorda molto una fusion tra indie e R&B. Sulla stessa linea rimane “Crueler Kind”, la quale però non sembra perfettamente allineata con la sonorità generale dell’album, risultando indigesta e non così orecchiabile come si sarebbe auspicato. Una partitura sinfonica complessa che ha momenti di assoluta essenzialità acustica con il folk di “Methuselah”.

Che San Fermin sia una delle rivelazioni dell’anno è fuori da ogni dubbio; la sola faccia tosta di proporre un disco d’esordio di 17 tracce, basterebbe per farci capire quanto estro e quanta sicurezza ha il ragazzo nelle cose che fa. Si chiude quindi un occhio se quello che abbiamo definito un flusso continuo, un delicato flusso continuo di suoni, si inceppi ogni tanto in una eccessiva epicità e pesantezza. Il risultato generale rimane comunque quello di un lavoro intimo e caldo che lascia intravedere un futuro importante per Ellis Ludwing-Leone.

Voto: 6.8/10

Tracklist:

  • 1 · Renaissance!
  • 2 · Crueler Kind
  • 3 · Lament for V.G.
  • 4 · Casanova
  • 5 · Songsick
  • 6 · Methuselah
  • 7 · At Sea
  • 8 · Torero
  • 9 · At Night, True Love
  • 10 · The Count
  • 11 · Bar
  • 12 · In Waiting
  • 13 · Ture Love, Asleep
  • 14 · Oh, Darling
  • 15 · In The Morning
  • 16 · Daedalus (What We Have)
  • 17 · Altogether Changed

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