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Serie tv | Pubblicato il 19 luglio 2013

Come per l’anno passato ci soffermiamo sulla televisione americana e sulla seconda parte di stagione (quindi tutte le serie andate in onda da Gennaio fino a Giugno). Non esitate a segnalarci mancanze o errori.

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Anche questa seconda parte di stagione conferma la mancanza di importanti novità nella serialità americana. Tant’è che l’unica serie di nuova produzione e di una certa rilevanza proviene dalla Gran Bretagna. Si tratta di Utopia, thriller cospirativo ideato da Dennis Kelly e interpretata da  Fiona O’Shaughnessy, Alexandra Roach e Nathan Stewart-Jarret. Come riporta Wikipedia, la serie  racconta la storia dei cinque possessori del sequel di un graphic novel, The Utopia Experiments, il quale contiene delle informazioni segrete su una potenziale arma di distruzione di massa. Essi sono il bersaglio di una pericolosa organizzazione chiamata The Network, capeggiata dal misterioso Mr. Rabbit, che tenterà con qualsiasi mezzo di procurarsi il manoscritto e conoscere il segreto di Utopia. L’obiettivo del Network però non è solo quello, ma anche trovare “Jessica Hyde”, una ragazza fuggitiva che si unirà presto al gruppo dei protagonisti e che sembra essere di vitale importanza per l’organizzazione. Ciò che colpisce della serie è l’approccio multi-stilistico con un’ottima scrittura e una trama perfettamente strutturata. Brillante in tutti gli aspetti.

In terra americana gli autori si concentrano sui serial killer. In attesa del finale di Dexter, abbiamo avuto modo di incontrare due vecchie conoscenze della cinematografia. La prima serie in questione è Bates Motel, trasposizione televisiva  del romanzo Psycho di Robert Bloch (poi al cinema con Hitchcock). In realtà la serie si concentra su un Bates giovane e si concentra soprattutto sul rapporto ossessivo con la madre. La serie, interpretata da  Freddie Highmore e Vera Farmiga, per quanto genuina nelle intenzioni non centra completamente l’obiettivo. Non supportata da dialoghi convincenti, da interpretazioni deboli, una trama confusionaria e corredata da personaggi di contorno poco interessanti, la serie assume i connotati di una semplice serie che esplora superficialmente il rapporto fra mamma e figlio. Altro discorso va fatto per Hannibal. Seppur non brillando particolarmente, la serie sviluppa in modo originale la trama: infatti l’attenzione non è solo concentrata sullo psicologo Hannibal Lecter (interpretato da Mads Mikkelsen), ma sulla figura di Will Graham (interpretato da un ottimo Hugh Dancy) e il suo modo particolare di elaborare la scena del crimine. Per entrambe le serie è prevista una seconda stagione.

A sorpresa, è invece cominciata una nuova stagione di The Killing, arrivata all’ottavo episodio ma che mi sento già di promuovere. Solite atmosfere fumose, un nuovo caso che si collega ad uno precedente “risolto” da Linden (la sempre straordinaria Mireille Enos). Solita lentezza ricercata ma che si rivela ancora una volta convincente. Una nota particolare va fatta per la crescita del personaggio di Holden che rispetto alla scorsa stagione, sembra aver assorbito quell’ossessività, nella ricerca dell’omicida  , tipica della sua collega. In casa AMC, si conferma anche Mad Men (sesta stagione) che sfodera la parte più cupa e tormentata di Don Draper senza tralasciare il background storico, lo sviluppo degli altri personaggi (il declino di Pete e gli smarrimenti di Peggy) e avvenimenti di grande portata (la fusione, la scoperta scioccante della figlia di Don). Livelli, come sempre, molto alti.

Questa prima parte del 2013 ha decretato anche la fine di due serie storiche. La prima è Fringe che riesce a chiudere degnamente la serie, anche se resta un po’ di amaro in bocca per il modo frettoloso con cui si è sviluppata la trama (come conseguenza delle scelte della quarta deludente stagione). La seconda è 30 Rock che possiamo definire senza ombra di dubbio una delle serie più importanti dell’ultimo ventennio. La settima e conclusiva stagione, non priva di stanchezza, si concentra sulla chiusura dello show come simbolo di chiusura della serie e degli stessi personaggi: una conclusione degna della qualità portata avanti in questi anni e che ha messo alla luce il l’influenza reciproca e il legame fra Liz e Jack.

Tra le serie di cui avevamo parlato già nella prima parte di stagione, The Mentalist White Collar sono quelle che mantengono una godibilità sufficiente ma che non può reggere a lungo per via di ripetersi di situazioni e misteri portati avanti da sin troppo tempo. Sorprendente la ripresa di The Walking Dead e la crescita stagione dopo stagione di The Good Wife.  Per quanto riguarda le sit-come si confermano le buone impressioni per New Girl, Raising Hope, Go On e anche Cougar Town con Courtney Cox. Citazione speciale per Modern Family che sembra non risentire dei quattro anni di anzianità. Al contrario non troppo convincenti le prove di How I met your mother (rivelata la “madre” nell’ultimo episodio) e soprattutto The Big Bang Theory, oramai solo un’ombra della brillantezza delle prime stagioni (sempre più spazio a battute immediate e poco divertenti, rispetto all’elaborazione delle stesse).

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In casa Showtime rendono bene le tre serie andate in onda da gennaio (in caduta libera invece Californication). Per Shameless continua a funzionare la miscela di situazioni assurde ed esilaranti utilizzate per raccontare il degrado della famiglia Gallagher. Nurse Jackie, arrivato alla quinta stagione, si concentra sulla sobrietà dell’infermiera e sulla ripresa/caduta della sua vita privata. Il finale ci suggerisce che,  la prossima (conclusiva?) stagione, ci saranno nuovi equilibri. Infine, The Big C: dopo la disastrosa terza stagione, sono andate in onda quattro puntate della durata di un’ora che hanno accompagnato Cathy sino al sospiro finale. La serie ha risentito degli sbagli dell’ultima annata, ma è riuscita a riprendere parzialmente il filo che fondeva elegantemente commedia e tragedia.

E concludiamo con la rete che mantiene la leadership della qualità del prodotto televisivo: HBO. Un’altra avvincente stagione di Game of Thrones che episodio dopo episodio ha infittito la trama e ha dato una svolta (in alcuni casi definitiva) al percorso di alcuni personaggi. Si confermano alla grande anche le tre novità dell’anno scorso: Girls, Enlightened e soprattutto Veep, i cui dialoghi, battute e situazioni hanno raggiunto livelli notevoli.

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