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Recensioni | Pubblicato il 27 febbraio 2015

Shackles-Gift

Zun Zun Egui

Shackles Gift

Genere: Rock, World Music

Anno: 2015

Casa Discografica: Bella Union

Servizio di:

Vi avevamo parlato di Katang nel 2011, un album straordinario che ci fece conoscere il collettivo multi-etnico (con sede a Bristol) Zun Zun Egui. Un esempio di ecletticità naturale, non forzata, un’esplosione di colori ed un’esplorazione di stili che impressionò fin dal primo ascolto. La formazione comprende il can­tante e chi­tar­rista Kushal Gaya (che canta in molte lingue dal giap­ponese al francese), Luke Mosse (basso), Matthew Jones (bat­te­ria), Yoshino Shigi­hara (tastiere, back vocals).

Il nuovo album Shackles Gift è stato prodotto da Andrew Hung dei Fuck Buttons ed è uscito a fine gennaio per Bella Union. Il concept globale del disco è stato ispirato da un viaggio nell’isola di Mauritius (“Soul Scratch” viene definita seggae, un misto fra il reggae e la musica locale sega) e dalla scoperta della folk locale che Kushal Gaya definisce in qualche modo una forma primitiva di industrial music (le cui tracce si possono ritrovare in “Ruby”).

Rispetto al precedente lavoro restano dei punti fermi (il concetto concreto di world music, le innumerevoli influenze fra rock, psichedelia, funk e “ritmi”) ma ne viene fuori anche una coesione differente dovuta ad un suono più duro e granitico. Lo si può notare dalle velocità dell’iniziale “Rigid Man” e dal’uso frenetico delle percussioni (così come in “Late Bloomer“). Il livello non si abbassa nella successiva “African Tree” che mantiene una robustezza definita associata a ritmiche funk.

La “tensione” si ritrova anche in pezzi più dilatati come “I Want to Know“, che nella seconda parte rivela anche la loro passione per l’improvvisazione, o anche in brani apparentemente più melodici come “The Sweetest Part Of Life” con un importante flusso di distorsioni che si inaspriscono nelle parti strumentali. Una menzione speciale per la conclusiva “City Thunder“, un inno di amore per Londra: l’aspetto tellurico permane sia nella tempesta iniziale che nel rallentamento sospeso degli ultimi minuti.

Il gruppo continua il suo percorso di ricerca musicale, di esplorazione delle tradizioni, di sperimentazione di stili: questo atteggiamento premia il risultato che, come per il primo album, risulta una meravigliosa ed convincente combinazione di sonorità apparentemente distanti che gli Zun Zun Egui riescono ad avvicinare con una facilità impressionante. Uno specchio del talento e anche della tecnica sopraffina.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Rigid Man
  • 2 · African Tree
  • 3 · Ruby
  • 4 · I Want to Know
  • 5 · Soul Scratch
  • 6 · Tickle The Line
  • 7 · The Sweetest Part Of Life
  • 8 · Late Bloomer
  • 9 · City Thunder

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