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Recensioni | Pubblicato il 14 aprile 2015

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Shlohmo

Dark Red

Genere: Elettronica

Anno: 2015

Casa Discografica: True Panther, Wedidit

Servizio di:

Che Henry Laufer – per gli amici semplicemente Shlohmo – si aggirasse per le tenebre musicali di generi mai ben precisati era un dato di fatto; che abitasse i vostri (ed i nostri) incubi, però, era tutto da dimostrare. Adesso invece ne siamo certi, ed anzi il cambiamento di rotta operato in Dark Red rispetto agli ultimi due EP (Laid Out – splendido – e No More – molto meno) è piuttosto sorprendente. Il produttore statunitense infatti, pur mantenendo qua e là quell’ossessione per la ritmica che caratterizza da sempre il suo lavoro, rinuncia definitivamente all’utilizzo di voci cantate e di qualsiasi riferimento hip hop, soul o vocal che invece era parte integrante dei suoi ultimi dischi. Come se non bastasse, la virata oscura di Dark Red è quanto mai netta: tematiche buie, ritmica spesso esasperante (e molto più accelerata), note cupe.

Se guardiamo alla sostanza, indipendentemente da quello che è stato o meno il passato musicale di Shlohmo, Dark Red è un ottimo album elettronico (o quasi). Ha il potere di insinuare dubbi penetranti (Ten Days Of Falling), di farti girare indietro mille volte mentre torni la sera da solo verso casa (Buried – brano eccezionale), di farti adagiare su sogni scomodi in una dimensione fastidiosamente onirica (Remains). Ma Dark Red è fondamentalmente (ed imprescindibilmente) la celebrazione di due brani: Buried (già citato) ed Emerge From Smoke. Se nel primo le nuove sembianze di Shlohmo sembrano progressivamente prendere forma con un’eleganza unica, è nel secondo brano che si materializza la nuova essenza del produttore statunitense: ossessione, ossessione, ossessione. E Forest Swords. Perché? Credo che non ci sia nessuno di voi che, nella seconda parte della traccia, non abbia immediatamente pensato ad Engravings. Non è una nota polemica, ma stilistica (cosa che, in fondo, potrebbe essere anche un gran complimento nei confronti di Shlohmo).

Ossessione, dicevamo. Sì, ma anche ritmica (Slow Descent per uno Shlohmo ‘classico’ ed un po’ in zona Flying Lotus, Apathy per un’atmosfera acid che forse stona un po’), indecisione (Relentless e Ditch, che girovagano fra l’ambient ed il dub, non trovando mai una vera collocazione) e sogno (Remains, che insieme alla coppia di brani citati in precedenza vale assolutamente l’ascolto del disco). Fading e Beams ci ricordano come Dark Red sia senza dubbio un album che richiede un ascolto attento ed, in un certo senso, impegnativo. Meglio, è probabilmente Shlohmo stesso che ci comunica il suo stesso senso di smarrimento, sperimentando nell’arco di undici canzoni ogni genere elettronico esistente, trovando qua e là (per caso? non credo) la chiave per la realizzazione di brani notevoli. In fin dei conti siamo confusi, se possibile ancora più di prima che Dark Red giungesse alle nostre orecchie, ma, forse in modo ottimistico, siamo piacevolmente confusi.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Ten Days Of Falling
  • 2 · Meet Ur Maker
  • 3 · Buried
  • 4 · Emerge From Smoke
  • 5 · Slow Descent
  • 6 · Apathy (feat. D33J)
  • 7 · Relentless
  • 8 · Ditch
  • 9 · Remains
  • 10 · Fading
  • 11 · Beams

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