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Recensioni | Pubblicato il 21 maggio 2013

Savages-Silence-Yourself

Savages

Silence Yourself

Genere: Post-Punk

Anno: 2013

Casa Discografica: Matador Records, Pop Noire

Servizio di:

A distanza di poco più di un anno dalla loro entrata in scena, cui era stata dedicata tanta attenzione da parte di critica e appassionati, ecco arrivare Silence Yourself, album di debutto delle Savages, quartetto londinese di sole donne – Jehnny Beth (voce), Gemma Thompson (chitarra), Ayse Hassan (basso) e Fay Milton (batteria) – autore di trentotto minuti di musica muscolare e rabbiosa. Registrato in sole tre settimane lo scorso dicembre con la collaborazione di Johnny Hostile (sodale della Beth nel duo art-rock John & Jehn nonché mente dietro l’etichetta Pop Noire) e Rodaidh McDonald (già produttore e ingegnere del suono per XX e How to Dress Well), il disco mostra fin dall’inizio, oltre al già menzionato taglio emozionale, un piglio degno delle più felici opere prime.

Al bando gli orpelli: l’approccio delle quattro è diretto, deciso e non fa prigionieri. Ecco quindi una solidissima sezione ritmica, dai contorni quasi tribali, che fa da scheletro ai riff gelidi e taglienti della Thompson e ad un cantato, quello della frontwoman, stilisticamente affine ad un’artista cardine del genere come Siouxsie Sioux; La leader dei Banshees non sembra però essere l’unico punto di riferimento, a giudicare da certe incursioni rock di Karen O-memoria (“She Will”) e performance a stretto contatto con la marzialità elegiaca di un David Eugene Edwards (“Strife”). Al bando anche qualunque slancio di originalità quindi, ma non c’è nulla di cui sorprendersi se consideriamo la natura della proposta: urgenza sì, ma al servizio di un manifesto musicale ancorato agli stilemi del genere.

Quello delle Savages è, infatti, un classico post-punk intriso di oscurità, e a poco servono timidi propositi arty come il sax della conclusiva “Marshal Dear” o l’intermezzo atmosferico “Dead Nature”; benché sia suonato bene, e con una produzione impeccabile, Silence Yourself scorre via senza colpo ferire lasciando un retrogusto amaro, di un lavoro bello nel suo involucro sonoro ma senz’anima. Alla faccia dei contenuti tanto sbandierati in ogni dove.

Voto: 5,5/10

Tracklist:

  • 1 · Shut Up
  • 2 · I Am Here
  • 3 · City's Full
  • 4 · Strife
  • 5 · Waiting for a Sign
  • 6 · Dead Nature
  • 7 · She Will
  • 8 · No Face
  • 9 · Hit Me
  • 10 · Husbands
  • 11 · Marshal Dear

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