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Recensioni | Pubblicato il 2 dicembre 2014

Silent Carnival

Silent Carnival

Silent Carnival

Genere: Dark-folk, Alternative

Anno: 2014

Casa Discografica: Viceversa Records, Old Bicycle Records

Servizio di:

Vi avevamo accennato dell’esordio di Silent Carnival con un album omonimo in occasione dell’uscita della compilation di preview. Si tratta del progetto Marco Giambrone, già noto per aver calcato i palchi d’Italia con Marlowe ed aver prestato la sua chitarra all’esordio di Nazarin. Sono presenti vari contributi speciali: il violoncello di Andrea Serrapiglio, la viola di John Eichenseer alias JHNO, il sax di Gianni Gebbia, Salvo Ladduca (Marlowe, Nazarin), Giuseppe Cordaro (aka Con_cetta), Luca Sciarratta e Carlo Natoli.

L’artwork non tradisce le aspettative ed è lo specchio di quello che andremo a sentire: un umore cupo che viaggia sul filo della tensione strumentale, varie pennellate minimali di grigi e neri che si concretizzano in un suono solenne (“A Process“, “Gare du Nord“) e che parte da sottotrame (neo)folk per poi immergersi in varie forme di contaminazione (si pensi al graduale processo di trasformazione da composizione d’ambiente a trame post- di “It’s Not Real“). Risulta ottimale anche la gestione della vocalità e del back vocal che non risultano mai invasivi e si integrano perfettamente con il processo di composizione. “Failure“, fra i migliori pezzi dell’album, è la dimostrazione di come il messaggio venga affidato (primo minuto a parte) all’abrasione strumentale.

La gestione degli spazi, dei tempi è essenziale in questo disco e lo si capisce anche da un brano come “Carrying the Fire” che introduce una linea che graffia quel silenzio rumoroso che ci trasporta negli abissi più profondi. Sono molto spesso presenti naturali leve sulla dissonanza: si pensi a”Existence” che vocalmente e soprattutto dal punto di vista strumentale cresce riducendo gli spazi e di conseguenza la dilatazione iniziale. “Crying Dance” accentua questo aspetto cn una linea più decisa e sgranata che viene lambita nel finale dal tocco speciale del sax. Il finale con “Restless Love” è l’essenza dell’opera rappresentandone l’intera bellezza: le voci femminili (che seguono lo strato “lineare” del pezzo) innalzano un efficace “scontro” con l’attrito e l’angustia della composizione.

Silent Carnival ha realizzato un debutto di forte consistenza e che mette radici in un’idea chiara e definita che viene perfettamente modellata a favore dell’esigenza del racconto; un aspetto essenziale che fa emergere il carattere dell’opera e segna le basi per una promettente carriera.

Voto: 7,3/10

Tracklist:

  • 1 · A Process
  • 2 · Carrying the Fire
  • 3 · Existence
  • 4 · It's Not Real
  • 5 · Crying Dance
  • 6 · Failure
  • 7 · Gare du Nord
  • 8 · Floating Point
  • 9 · Restless Love
  • 10 · June (Outtake)

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