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Recensioni | Pubblicato il 23 ottobre 2013

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Slow Year

Slow Year

Genere: Elettronica

Anno: 2013

Casa Discografica: Hush Hush Records

Servizio di:

Il Future Sound oramai è radicato in ogni approccio di produzione di musica elettronica. E questa affermazione la si può tastare dalle numerose uscite, alcune davvero notevoli, che quotidianamente invadono il mercato discografico. Spesso la contaminazione è parziale e c’è chi cerca di dirigere il proprio suono in più direzioni.

E’ il caso di Slow Year, pseudonimo del producer di Seattle  Edward Heller che ha debuttato questo mese con Hush Hush Records (etichetta che sta producendo molta ‘roba’ interessante). La sua musica si focalizza soprattutto sul lato oscuro della composizione, i suoi brani sono taglienti e a volte malinconici; ma questo tipo di sentimento viene espresso in maniera variabile con un approccio che ricopre più stili elettronici.

Sparrow Crowned” ci introduce nel suo mondo, in maniera gentile: un brano che mette in evidenza la grazia del suo forgiare il suono, con l’aspetto vocale decadente e piccole ‘martellate’ che intaccano la fluidità del suono. L’influenza del movimento post-dubstep si sente tutta nelle ritmiche duali di “Fleazy“.

La sinteticità del suono si fa più consistente in “Lord Pretender“, brano che ci porta negli abissi di un’oscurità indefinita. La tensione sale in “Guts” che prosegue il lavoro di sospensione del suono ed è la massima manifestazione dell’avvicinamento al Future Sound. “Vermona Hiss” è invece l’espressione del suo lato più sperimentale con un irregolarità ritmica prevalente e un rinnovato minimalismo quasi agghiacciante in alcune parti del brano. In direzione opposta va “Blood Apple“, rumorosa e minacciosa. Poco interessante risulta la finale “Song You Liked Most” che probabilmente pasticcia troppo con gli stili.

Slow Year sforna un ottimo debutto che mette in mostra le capacità di scultore del suono del producer di seattle, il talento nel canalizzarlo e nel controllare i livelli d’impatto e naturalmente la sua personalità. La Hush Hush Records dimostra ancora una volta la saggezza di talent-scout. Un artista da seguire con attenzione, anche per la versatilità mostrata nelle sette tracce che compongono l’album.

Voto: 6,8/10

Tracklist:

  • 1 · Sparrow Crowned
  • 2 · Fleazy
  • 3 · Lord Pretender
  • 4 · Guts
  • 5 · Vermona Hiss
  • 6 · Blood Apple
  • 7 · Song You Liked Most (feat. Brian Binning)

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