Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 10 giugno 2013

ghostpoet some say i so i say light

Ghostpoet

Some Say I So I Say Light

Genere: Urban Trip Hop

Anno: 2013

Casa Discografica: Play It Again Sam

Servizio di:

2013. Per un vecchio leone del trip hop che ritorna come Tricky, un altro artista affine al genere, Obaro Ejimiwe aka Ghostpoet, che si propone di bissare il successo del suo debutto con il nuovo Some Say I So I Say Light. L’accostamento non è casuale. Sebbene tra i due intercorrano ovvie differenze temporali, l’influenza del primo sulla proposta musicale del secondo è tangibile fin dai primi battiti dell’iniziale “Cold Win”, brano utile a definire subito le coordinate del disco. Ecco quindi atmosfera notturna da contesto urbano e una sottile, costante tensione che sembra rimandare a uno dei migliori lavori del bristoliano, quel ‘Nearly God’ qui declinato abilmente in salsa contemporanea con tessiture dubstep e un flow particolarissimo ma aderente quanto basta al resto.

Ghostpoet lascia che le parole si immergano nella musica, facendosi strada tra loop di chitarra con reminiscenze afrobeat (“Plastic Bag Brain”, uno degli episodi meglio riusciti), ipnosi sintetiche (“Comatose”) e percorsi dissestati (“Thymethymethyme”), come fosse un fluire irrisolto di pensieri che non trovano risposta tra ricordi e solitudine. A impreziosire ulteriormente il già solido impianto sonoro collaborazioni di un certo rilievo, tra cui vale la pena di menzionare Charles Hayward, batterista dei This Heat chiamato a contribuire in “Sloth Trot”, downtempo dai contorni cupi dove emerge il suo drumming conciso; Woodpecker Wooliams e Lucy Rose, le voci femminili che affiancano Ejimiwe rispettivamente in “Meltdown” (brano scelto come primo singolo, raro spiraglio di luce del disco seppur non particolarmente ispirato) e “Dial Tones”, canovaccio trip hop per un risultato suggestivo; Dave Okumu (Invisible), cui è affidato il riff di “Plastic Bag Brain” (Tony Allen alle pelli) nonché l’inciso atmosferico di “12 Deaf”.

Se ‘Peanut Butter Blues & Melancholy Jam’ colpiva per la sua matrice ispirata e fuori dagli schemi, questo secondo lavoro non fa altro che riprendere il discorso interrotto per condurlo a un livello più misurato e maturo, tanto essenziale nella sua struttura quanto significativo.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Cold Win
  • 2 · Them Waters
  • 3 · Dial Tones
  • 4 · Plastic Bag Brain
  • 5 · Thymethymethyme
  • 6 · Meltdown
  • 7 · Sloth Trot
  • 8 · Dorsal Morsel
  • 9 · MSI MusmiD
  • 10 · 12 Deaf
  • 11 · Comatose

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi