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Recensioni | Pubblicato il 8 febbraio 2013

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Beck

Song Reader

Genere: Sheets music

Anno: 2012

Casa Discografica: McSweeney's

Servizio di:

E se un giorno abbandonassimo cuffie, casse, strumentazioni elettroniche, cd, vinili e mp3 e decidessimo di conoscere la musica solo imparando a leggere le note su uno spartito, o semplicemente ascoltando la personale interpretazione di un musicista, come accadeva secoli fa? La musica sarebbe sempre la stessa, ma la sua fruizione muterebbe radicalmente.

Ne sa qualcosa Beck, che con la sua ultima fatica, Song Reader, si presenta al pubblico sotto una nuova veste. Niente streaming obbligatori né download gratuiti per tutti, app per iPad, penne usb o brani da mixare e remixare a proprio piacimento. Per Song Reader, il musicista sceglie la più classica fra le vie di divulgazione musicale: lo spartito, elemento essenziale per conoscere la grammatica della musica.

Che Beck fosse uno dei “compositori” più geniali del nostro tempo lo sapevamo già, ma nessuno in questo pazzo mondo di giga e megabyte, dove la musica sembra aver perduto il suo corrispettivo fisico, trasmigrando da un corpo a un altro per trascendere in forma digitale, ebbene, nessuno avrebbe previsto una simile trovata. E’ un po’ come tornare a muoversi sulla sella di un cavallo anziché usare la macchina. Per alcuni la sua trovata è stata un colpo di genio, per altri solo una mera manovra commerciale. Chissà, forse entrambi.

Da sempre interessato a nuove forme di distribuzione musicale, l’artista californiano ha inviato al prestigioso periodico The New Yorker una lunga e attenta riflessione a proposito di Song Reader, in cui espone chiaramente le motivazioni del suo progetto. “Anni fa”, racconta Beck, “incappai nella storia di Sweet Leilani, una canzone scritta da Harry Owens nel 1934 e resa celebre da Bing Crosby nel ’37. Secondo quanto mi risulta, il brano fu così popolare da vendere negli Stati Uniti quarantacinque milioni di copie dello spartito. In pratica, quasi un americano su due si prese la briga di comprarlo e di imparare a suonare la canzone (…) Allora mi sono chiesto: come convincere la gente a imparare a suonare le mie canzoni? So che in molti non sono interessati a compiere questo passaggio.

Credo tuttavia che canzoni da suonare, oggi, siano ancora necessarie. Cosa ci porta a suonare e cantare canzoni davanti a un fuoco o a un matrimonio? La semplicità dei sentimenti espressi? Una melodia memorabile? Che cosa rende certe canzoni capaci di resistere al tempo, anzi, di adattarsi al suo cambiamento?” Se n’è fatte di domande il ragazzo, e come dargli torto. Al di là dei sentimentalismi, Song Reader suscita un’ulteriore interessante riflessione. Ai tempi dei grandi compositori classici, giacché valvole e transistor non erano stati ancora inventati, se una persona qualunque voleva conoscere l’ultima hit di Mahler o Vivaldi, doveva imparare a suonarla – non contando che allora era piuttosto difficile assistere alle esibizioni di tali musicisti per apprenderne le tecniche. Così vale con Beck, anche se ha annunciato di non voler registrare i venti brani raccolti nel libro. Nessuno conosce le versioni originali delle canzoni. Non possiamo sapere come il musicista pensava di arrangiarle o eseguirle. “Andante”, “Allegro ma non troppo” o “Con brio” sono qui sostituiti da brevi criptiche note che garantiscono al musicista una totale libertà d’esecuzione. Compaiono, infatti, solo le linee di pianoforte e voce, talvolta di fiati e ukulele, nient’altro. Venti composizioni raccolte in altrettanti singoli libretti decorati con le illustrazioni di Marcel Dzama, Leanne Shapton, Josh Cochran. Dopo aver acquistato lo spartito, gli esecutori possono registrare la loro personale versione dei brani e condividerla online sul sito di Beck. Ciò permetterà a tanti artisti emergenti di allargare ulteriormente il loro bacino di ascolti. Giusto per la cronaca, lo scorso diciannove dicembre a Sydney è stato organizzato un concerto di band locali impegnate a eseguire l’intero album davanti a un discreto pubblico di curiosi e appassionati.

Con quest’operazione Beck ha smosso qualcosa. Ha permesso un passaggio attraverso la via dell’innovazione e l’ha fatto regredendo allo spartito musicale, distante anni luce dalle agevolazioni compositive e di ascolto offerte dalla tecnologia. “Queste canzoni”, continua Beck, “sono qui per essere portate in vita, o anche solo per ricordarci che una canzone non è che un pezzo di carta finché qualcuno non la suona”.

Perciò ognuno imbracci il suo strumento, chitarra o ukulele che sia, ed esegua a suo modo il nuovo disco di Beck. Vi fa strano? E troppo difficile? Allora cosa dovrei dire io che scrivo di un album che non posso neanche ascoltare!

Basta, vado a suonarlo.

La prefazione completa di Song Reader: http://www.newyorker.com/online/blogs/culture/2012/11/beck-a-preface-to-song-reader.html

Tracklist:

  • 1 · Don't Act Like Your Heart Isn't Hard
  • 2 · I'm Down
  • 3 · Saint Dude
  • 4 · Do We? We Do
  • 5 · Eyes That Say 'I Love You
  • 6 · Now That Your Dollar Bills Have Sprouted Wings
  • 7 · Please Leave a Light on When You Go
  • 8 · Rough on Rats
  • 9 · Old Shanghai
  • 10 · Sorry
  • 11 · Why Did You Make Me Care?
  • 12 · Heaven's Ladder
  • 13 · America, Here's My Boy
  • 14 · Just Noise
  • 15 · We All Wear Cloaks
  • 16 · Mutilation Rag
  • 17 · The Wolf Is on the Hill
  • 18 · Title of This Song
  • 19 · The Last Polka
  • 20 · Last Night You Were a Dream

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