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Recensioni | Pubblicato il 4 dicembre 2012

Hot Fetish Divas - Songs for a Trip - Fall/Winter Ep

Hot Fetish Divas

Songs for a Trip - Fall/Winter Ep

Genere: Indie-rock, Punk, Garage

Anno: 2012

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:

Il rock’n’roll come un’arma con cui combattere gli asfissianti malesseri della vita contemporanea, schitarrate che abbattono il grigiore quotidiano, magari una fresca bottiglia di birra e la voglia, almeno per una volta, di non pensare a nulla: ne parlavamo già circa un anno fa, descrivendovi lo split pubblicato con gli Aden (My daddy was a serial killer, ndr), ma gli ebolitani Hot Fetish Divas non sembrano aver cambiato di una virgola il loro spirito dissacrante, divertito e, perché no, anche un po’ menefreghista.

Ritornati con un ep di sei tracce intitolato Songs for a trip – Fall/Winter EP, i tre giovanotti campani continuano il percorso già intrapreso rimanendo saldamente ancorati alle sonorità tipiche del post-punk, del garage e del grunge, senza perdere di vista le inevitabili influenze provenienti dai sempre presenti decenni ’60-’70.

La partenza, però, è tutt’altro che infuocata: “It would have been” apre infatti l’ep sulla scia di una dilatata e trasognante cantilena, una sorta di intro alla quale viene affidato il compito di ammorbidire l’atmosfera prima di cedere il passo alle allegre sfuriate di Donato Ciao e soci.

Sulle note di “Help me”, brano costruito su una festosa struttura country, si entra già nel vivo, le chitarre prendono consistenza e i ritmi crescono portando l’ascoltatore, volente o nolente, all’incapacità di restare fermo. Da qui in poi è la velocità a farla da padrona, con pezzi che mescolano l’indolenza punk a spunti sonori tipici dell’indie rock degli anni duemila: si va così dalla travolgente “Take me out” ai cambi di ritmo (e alle sonorità à la Arctic Monkeys) di “Nobody Else”, fino all’accoppiata “I could be…”-“Song of revolution” che, pur nella loro linearità e semplicità lirica e musicale, si rivelano vere e proprie piacevoli scariche adrenaliniche.

Insomma, in circa 20 minuti di sana e rigenerante spensieratezza puramente rock, gli Hot Fetish Divas si rimettono in gioco ma, soprattutto, sono loro stessi per primi a “giocare”, facendo trasparire un evidente desiderio di divertirsi strumenti alla mano, senza calcoli né congetture di mercato: ne guadagna la genuinità di un lavoro che, senza costruire inutili castelli in aria, finisce per rivelarsi piacevole e coinvolgente.

 

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · It would have been
  • 2 · Help me
  • 3 · Take me out
  • 4 · Nobody else
  • 5 · I could be...
  • 6 · Song of revolution

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