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Rubriche | Pubblicato il 17 ottobre 2013

Titolo: Dodici
Autore: Zerocalcare
Casa editrice: Bao Publishing
Prezzo/Pagine: 13,00/96

 

dodici-zerocalcare

Affermare che Zerocalcare (al secolo Michele Rech) sia diventato un fenomeno di culto ormai non è più tra le proposizioni passibili di eresia: spinto anche dal successo virale del Blog in cui raccoglie le sue striscie a cadenza quindicinale e dall’entusiasmo delle due acclamate graphic novel precedenti (entrambe pubblicate da Bao Publishing), ecco tra le mani la terza fatica “sulla lunga distanza” del fumettista di Rebibbia.

Profondamente segnato dal revival zombiano figlio di The Walking Dead (nato anch’esso come comic, ma reso celebre dalla serie tv per cui lo stesso Calcare non nega un fanatismo incontrollato), Dodici ci catapulta in una Rebibbia post-apocalittica, tra razionamenti di risorse (Plum Cake e Soldini Mulino Bianco), resistenze improvvisate per il proprio nido, giovani in fuga, alleati voltagabbana, dozzine di morti viventi e un Calcare in coma dalle prime battute: per la prima volta infatti l’alter ego fumettistico del Nostro sceglie il ruolo di subalterno, lasciando il palco principale agli immancabili amici d’infanzia Secco e Cinghiale, aiutati per l’occasione dalla new entry Katja, grintosa ammazzazombie schiva circa le motivazioni del trasferimento nel quartiere romano. Quartiere romano che di fatti risulta essere il vero protagonista di queste 92 tavole: Rebibbia il carcere, Rebibbia che regna, Rebibbia con il suo ritmo lento alla Karma Police, Rebibbia e il suo equilibrio fragilissimo, Rebibbia da cui non si può scappare. Rebibbia come la Dublino di Joyce.

Forse Zerocalcare sta uscendo dall’adolescenza lunga, come la chiama lui, ed ha voglia di un’opera matura; anche lo scendere dal piedistallo del protagonista abbandonando un egocentrismo troppo infantile è un segnale di questa scelta. Ricordiamoci però anche che Zero è estremamente pigro e fugge la fatica, e correre per 95 pagine non è la migliore delle prospettive nel migliore dei mondi possibili, dal suo punto di vista. Inoltre le freddure, una forma mentis adolescenziale squisitamente anni ’90 e un finale assolutamente demenziale valgono la lettura da sole. Esilarante. Zerocalcare non è morto, né tantomeno cresciuto. Ha solo preferito sdraiarsi a terra.

Voto: 8/10

Simone Fratoni

 

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Fonte Immagini : DDcomics

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