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Rubriche | Pubblicato il 7 ottobre 2013

I Was always looking left and right/ Oh, but I always crashing i the same car”.

Quella macchina è la globalità dell’arte. Sonofmarketing è nato come contenitore di musica sconosciuta e lentamente è cresciuto e si è trasformato in collettivo di suggeritori e ricercatori di arte, nel quale la musica gioca il ruolo principale. Ma la caratteristica che ci contraddistingue è la curiosità che ci spinge a valorizzare i nuovi modi di espressione ed è nota la nostra attenzione verso la contaminazione; e non parliamo solo di generi ma di vera e propria crossmedialità: la musica intreccia la sua trama con le altre manifestazioni artistiche per un interscambio che incrementa il livello di comunicazione e di efficacia di essa. Tutto questo per presentarvi un nuovo spazio, gestito da Marco Frattaruolo, che riguarderà i fumetti. Il primo fumetto scelto, Haddon Hall, quando David inventò Bowie, si ricollega a quanto detto prima sotto due punti di vista. Il primo, immediato, è all’incrocio con il mondo della musica; il secondo è legato alla natura del personaggio di Bowie che rappresenta l’essenza della totalità dell’arte, dell’impossibilità di attribuire un’etichetta. Un punto di riferimento e partenza ideale per far insediare questo nuovo spazio nel nostro sito.

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Titolo: Haddon Hall. Quando David inventò Bowie
Autore: Nejib
Casa editrice: Bao Publishing
Prezzo/Pagine: 16,00/144

Sono abbastanza sicuro che alla maggior parte di voi (noi) la Haddon Hall del titolo a primo acchito avrà detto poco, per non dire niente. Con tutta la buona volontà nello stringere le vostre meningi difficilmente sareste venuti a capo dell’enigma senza quel sottotitolo “Quando David inventò Bowie”. Finalmente un po’ di luce vi sarete detti. Ecco quindi svelarsi poco a poco che la Haddon Hall non fu altro che la ‘lussuriosa’ abitazione che nei primi anni sessanta ospitò il giovane David Jones e la sua combriccola hippie. Ed è proprio la Haddon Hall la voce narrante scelta dal francese Najib per introdurci alla prima fase della carriera di colui che di li a breve sarebbe diventata la rockstar più influente di tutti i tempi: David Bowie. Quella fase che passando dai primi insuccessi discografici e artistici (in molti pensano che Bowie sia stato un predestinato.. ma in realtà non fu affatto così), dal rapporto tra l’artista inglese e il fratellastro Terry (alle prese con una schizofrenia che lentamente lo avrebbe ‘sbriciolato’) e dalla rivalità con Marc Bolan e i suoi T-Rex, sarebbe culminata nelle registrazioni che di fatto avrebbero segnato la svolta hard di Bowie (stiamo parlando di “The Man Who Sold the World”) e nella geniale idea della creazione di un alter-ego alieno, quello Ziggy Stardust che avrebbe significato per Bowie il primo mattoncino per il successo.

Nel mezzo tanti piccoli episodi che aiutarono Bowie nella costruzione del suo alter-ego atterrato dallo spazio (tra tutti l’incontro con il genio di John Lennon e l’uscita di Arancia Meccanica che avrebbe finito per influenzare la presenza scenica di Ziggy) vengono illustrati dalle tinte e dai tratti psichedelici di un ottimo Najib, che con il suo stile leggero e scanzonato ci confeziona uno dei periodi più memorabili della storia della musica pop contemporanea.

Voto: 7/10

 

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