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Recensioni | Pubblicato il 7 aprile 2014

spectre

Laibach

Spectre

Genere: Elettro-pop, Industrial

Anno: 2014

Casa Discografica: Mute Records

Servizio di:

Sono passati decenni dalle imperiose e autarchiche “prime” del collettivo più chiacchierato di tutto l’Est europeo, band molto aperta culturalmente e altrettanto scorretta politicamente, che si è vista al pari censurata e acclamata, tuttavia tra le più fertili e geniali ensemble industrial di tutti i tempi. Chi scrive ha sempre considerato i Laibach la più formidabile cover band mai esistita, nel senso creativo dell’interpretazione: non che dischi “originali”, quali Nova Akropola,  siano da tenere in secondo piano, fin per carità, ma le versioni dei Beatles (un album intero “Let it Be”)  e dei Rolling Stones (“Sympathy for the Devil” in più versioni) e ancora, brani di Queen, Opus Dei, Europe, Status Quo, DAF, Prince (ecc.)  sono una destrutturazione dei miti veramente efficace.

La laibachizzazione, ovvero il catartico processo di demolizione, ingestione e rigurgito di canzoni note, è tra le caratteristiche che li ha elevati a dèi incontrastati del tributo, un esempio unico che trascende il disprezzo/rispetto, a seconda dei casi: vedasi anche gli lp McBeth (per una pièce teatrale), Jesus Christ Superstar (fenomenale) e Volk (ultimo loro disco ufficiale, del 2006) che reinterpreta 14 inni nazionali modificandoli irrispettosamente. Ora eccoci a Spectre.

Le prime impressioni sono stranianti, in qualche caso perfino irritanti. I ripetuti ascolti però fanno bene alla metrica, alle invenzioni, pochine, ma sempre ben accette, alla mistura (an)alcolica di questo cocktail servito freddo, anche troppo; vengono in mente altri progetti che si sono lasciati alle spalle un glorioso passato ma poi si sono dati anima e corpo al pop, o similia. Continua la predilezione per l’elettronica transgenica ma troppo dejà-vù (“No History“,  “Resistance Is Futile“), per i Kraftwerk (“Eurovision“), e poi seguono a ruota l’elettro (“Walk With Me“), l’ebm (“Eat Liver!” e in  “Bossanova” sembrano dei Pankow meno ficcanti), ma pure un revanscismo (questo nel caso specifico è tollerabile) che riesuma per esempio l’intelligenza gustosa di Yello (“Americana” e “We Are Millions And Millions Are“); infine qualche ricamo di troppo (la stucchevole ballata “Koran“) alleggerisce le vecchie imperiose cavalcate con un gusto però “troppo” lezioso: la musica è arrangiata con (forzata) consapevole armonia. “The Parade” somiglia tanto alle hit wave (per fare un esempio) dei Cure e  se era voluta l’ironia, in questo caso non è arrivata del tutto. Il vocione (ma non è più lo stesso) e la vocetta femminile (la quota rosa… è aggraziata ma fuori centro) concorrono ulteriormente a deludere i vecchi (antichi, come me) sostenitori, che malgrado aborrissero le trovate politiche e simboliche decisamente “oltre” hanno sempre considerato il linguaggio musicale del combo sloveno unico e raro, prezioso patrimonio che non lasciava un attimo indifferenti.La miccia corta, pericolosa ma letale, adatta all’incursione rapida ha lasciato il posto al detonatore telefonato, in modalità wi-fi.

Se questo disco fosse arrivato da altri gruppi ebm sui generis, francamente, avrebbe  lasciato indifferenti pur nella sua gradevolezza, ma col senno (e la perdita del suddetto) di poi, non ci appare adeguato alla grandezza del loro passato. Il sei è politico, come politici ma fuori tempo massimo del resto sono rimasti i Laibach. Amen!

Voto: 6/10

Tracklist:

  • 1 · The Whistleblowers
  • 2 · No History
  • 3 · Eat Liver!
  • 4 · Americana
  • 5 · We Are Millions And Millions Are
  • 6 · Eurovision
  • 7 · Walk With Me
  • 8 · Bossanova
  • 9 · Resistance Is Futile
  • 10 · Koran
  • 11 · The Parade
  • 12 · Love On The Beat
  • 13 · Just Say No!
  • 14 · See That My Grave Is Kept Clean

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