Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 14 novembre 2014

edda-nuovo-disco-stavolta-come-mi-ammazzerai

Edda

Stavolta Come Mi Ammazzerai?

Genere: Songwriter, Rock, Poesia

Anno: 2014

Casa Discografica: Niegazowana

Servizio di:

Appena ho avuto il nuovo disco di Edda, ancor prima di sentirlo ho ricercato quella meravigliosa puntata de “L’era Glaciale” in cui Stefano “Edda” Rampoldi era, assieme ad Andrea De Carlo, ospite di Daria Bignardi. Miglior viatico possibile per conoscere quello che è uno dei personaggi più veri e importanti del panorama musicale italiano, bene inestimabile da maneggiare con cura, ex Ritmo Tribale, ex tossico e (per la registrazione del nuovo disco) ex ponteggista. Era l’anno 2009, Edda si ripresentava dopo 12 anni di silenzio sulle scene con il disco dal titolo emblematico Semper Biot, sempre nudo. Ed é proprio la nudità una delle caratteristiche più importanti della sua musica: uno dei punti di partenza per ogni suo testo è quello di mettersi a nudo, di spogliarsi davanti al microfono, accompagnato semplicemente da una chitarra acustica (come in “Semper Biot”) o da una band (Odio I Vivi del 2012 e quest’ultimo Stavolta come mi ammazzerai?). È proprio qua risiede la sua grandezza, nel riuscire sempre a portare l’ascoltatore a compatire le (sue) storie, riscoprendo il senso etimologico più vero del termine ovvero a soffrire con lui, soffrire con Edda. È difficile non sentirsi muovere nelle corde più intime davanti alle canzoni di Edda, è difficile farsele passare sopra senza conservare niente, senza conservare brandelli dei suoi racconti.

Come accennato poco sopra, Edda ha lasciato il suo impiego da ponteggista a Milano e si è trasferito nei pressi di Arezzo per isolarsi in sala e dedicare anima e corpo alla stesura del disco in compagnia dei produttori e titolari dell’etichetta Niegazowana, Fabio Capalbo e Massimo Necchi. In questo nuovo disco Edda si ritrova accompagnato da chitarra e batteria che donano al suo suono un impatto più immediato e meno ostico rispetto ai disegni minimali precedenti (è una strizzati a d’occhio alle atmosfere dei Ritmo Tribale). Un impatto su cui però continua ad avere la maggiora forza attrattiva la voce di Edda che dà qui libero sfogo a tutte le sue sembianze, attraversando molteplici registri ma mantenendo sempre ben salda la sua identità. Dal punto di vista dei contenuti, il disco si impone come un’indagine a 360 gradi sulla famiglia, già percepibile dalla lettura di alcuni titoli (“Mater” e “Pater“) e dalla copertina del disco che rappresenta tutta la famiglia: la madre con i suoi tre piccoli figli. Unico pezzo mancante il padre che, come Edda ha dichiarato in un’intervista, è un assente presente, nel senso che è lui che si cela dietro la macchina fotografica ma è evidente che si noti ovviamente più la sua assenza nel quadretto familiare. Potrebbe essere proprio questo uno dei molteplici sentieri da cui partire per l’analisi del disco, il rapporto con quel padre che viene raffigurato (non a caso) nella prima traccia dell’album.

Le liriche sono quanto di più importante questo disco ci consegna e riescono a non vivere di vita propria, separate dal magma musicale e vocale, ma ad unirsi in un amalgama difficilmente scindibile in cui tutte le forze sono in perfetta sintonia: i significati più forti, le parole più dure seguono la rabbia della voce di Rampoldi e il suono si fa pesante e più ignorante (“Stellina“). Uno dei brani che riunisce l’artista Edda è “Coniglio rosa“, con tutti i riferimenti a quella che è la sua vita, l’esperienza Are Krishna, le difficoltà della famiglia (“Oggi ho ucciso mio fratello/di me molto è più bello” oppure “Ho anche una sorella/Claudia è morta poverina) e reminiscenze infantili (“Porto il mio coniglio a scuola”). Ma Edda sa anche costruire brani più rilassati come “Tu e le rose” dove una musica fatta tutta di basso insegue il racconto della voce evocativa e rilassata, la conclusiva ballata “Saibene“, trainata dalle note di pianoforte e leggeri accordi di chitarra che disegnano un quadro romantico e disperato o l’evocazione di “Mater“, continuo tentativo di esplosione sempre rimandato e racconto meraviglioso delle difficoltà di essere il figlio “sempre con la spada” ma di aver preso la parte migliore solo da lei e capire che “io nella mia vita ho solo lei”. Quest’ultimo pezzo è sicuramente una delle cose più belle che si siano mai sentite da tanto tempo a questa parte, una preghiera rabbiosa che non si vergogna di scoprirsi fortemente autobiografica, una richiesta alla madre intesa non solo come madre biologica ma anche come qualsiasi cosa possa esistere che sorveglia la vita ogni giorno, una richiesta di aiuto, affido e perdono. Il più bel disco del 2014, un disco che forse (purtroppo) non farà scuola ma che regala a chi lo sa ascoltare emozioni indescrivibili.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Pater
  • 2 · Coniglio Rosa
  • 3 · Tu e le Rose
  • 4 · Stellina
  • 5 · Bellissima
  • 6 · Dormi e Vieni
  • 7 · Puttana da 1 €
  • 8 · Piccole Isole
  • 9 · Mademoiselle
  • 10 · Yamamay
  • 11 · Mela
  • 12 · Ragazza Meridionale
  • 13 · Ragazza Porno
  • 14 · Peppa Pig
  • 15 · HIV
  • 16 · Mater
  • 17 · Saibene

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi