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Recensioni | Pubblicato il 7 luglio 2014

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Sub Noir

Fake Memories

Genere: Ambient, Elettronica

Anno: 2014

Casa Discografica: Plumenetlabel

Servizio di:

Era la fine del 2010 quando avevamo iniziato a parlare di Marco Compagnucci (Mary in June) e del suo progetto elettronico che prendeva il nome di Sub Noir. Era stato proprio il suo primo lavoro, Reflex, a farcelo conoscere attraverso quelle tematiche ambient che fin dall’inizio del disco regalavano atmosfere estatiche e rilassate, sognanti. A distanza di qualche anno, ed anticipato da vari singoli rilasciati lo scorso anno, esce per la Plumenetlabel il secondo lavoro firmato Sub Noir, ovvero Fake Memories.

 Ripartiamo però dal lontano – si fa per dire – 2010. Reflex si presentava con un profilo minimale, luci sparse accese su lunghi silenzi, fari di auto che ti sorpassano e coni di luce di lampioni solitari mentre lasci scorrere un brano dopo l’altro, nelle tue cuffie, isolato dal mondo. Insomma, un po’ come l’artwork di copertina. Il tutto confluiva in un abbraccio di intimità confortevole ed al contempo distaccata, fredda. Questa visione dicotomica viene ripresa quasi quattro anni dopo, viene sviscerata e rimescolata, ripresentata sotto le sembianze di brani che, con l’esperienza accumulata nel tempo trascorso, presentano ora dei tratti maturi, decisi, inconfondibili. Si moltiplica l’uso degli strumenti e la scelta degli arrangiamenti, cambiano la ritmica e le trame melodiche. Ogni sfumatura musicale viene approfondita ed inserita in contesti pienamente calzanti, variando di brano in brano la tematica portante.

 Si ritrova così l’incipit vellutato di Breakfast, in cui bastano poche note di piano a generare sfumature talvolta cupe ed ansiogene, seguito dalla ritmica falsamente frenetica di Sky Blue, la quale tesse a più riprese contatti diretti con Reflex (ed in particolare con Crowd e Fireworks su tutti). Si rivive quello stato di distacco partecipativo che era proprio del primo album, ma questa volta la breccia empatica si fa decisamente più ampia e profonda. Si viene a creare quindi un legame estremamente saldo, che fa nuovamente dell’intimità la vera ragion d’essere. Uno dei meriti maggiori lo dobbiamo senza alcun dubbio alle melodie di Lighthouse, con le sue eco perdute nel vuoto e cullate dalle note di piano, ed alla ritmica coinvolgente di Everywhere, brano quanto mai eterogeneo, al contempo raffinato e divertente. Le voci dei ragazzini che aprono Hielo ci riportano invece con i piedi per terra, prima di introdurci ad un’ambient rilassata e tranquilla, fantasticamente sognante. Fake Memories si chiude con Flip e con i suoi silenzi iniziali che vengono riempiti via via dal piano, dalle voci ed infine dalla ritmica. Sicuramente uno dei brani più sperimentali e stilisticamente curiosi di tutto l’album, in cui emerge un’eccezionale raffinatezza che accompagna a perfezione verso il termine dell’ascolto.

 Il progetto Sub Noir è cresciuto, si è evoluto musicalmente e stilisticamente. Soprattutto, esso ha acquisito una personalità delineata e concreta, capace finalmente di lasciare un segno deciso ed indelebile, una propria firma stilistica. Cercando, per il momento, di tenere a freno la nostra curiosità, cos’altro possiamo pretendere?

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Breakfast
  • 2 · Sky Blue
  • 3 · Lighthouse
  • 4 · Everywhere
  • 5 · Hielo
  • 6 · Flip

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