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Live report | Pubblicato il 17 dicembre 2013

A pochi giorni dal terzo appuntamento con l’avventura Beatscape, restano ancora appiccicati addosso profumi e suoni che testimoniano il rapido processo di crescita che sta contraddistinguendo il Festival. La peculiarità più interessante è quella di possedere tante piccole sfaccettature che mutano a seconda del proprio punto di vista. Chi scrive ha avuto modo di partecipare attivamente a questo ultimo appuntamento, pertanto quelle che prime erano solo suggestioni ora sono divenute esperienze che possono solo esser raccontate tra le righe immaginarie di questa pagina.

Verso Beatscape. Ore 19.30- I portici affollati di Cava de’ Tirreni diventano spettatori curiosi di un quartetto che trasporta goffamente uno strumento che ha tutte le sembianze di una mitologica arpa. Gillian Grassie, capelli raccolti e viso incredibilmente solare, è pronta a cimentarsi una performance insolita anche per lei che di posti ne ha visti nel suo personale percorso artistico.

Accoglie l’artista l’ (i)NSiDE store, un negozio d’abbigliamento, scelta che farebbe storcere al naso a chiunque, eppure la struttura di quest’ultimo è talmente ben concepita da far sembrare naturale l’ambientazione di note così eteree ed inafferrabili. Il tempo di sfoderare l’arpa e la giovane americana è già pronta a pizzicare le sottili corde del suo amato strumento. Lo si capisce subito che c’è feeling tra i due, il modo in cui Gillian sorride nel far echeggiare le delicate note accompagnandole ad occhi chiusi durante tutta l’esecuzione. Suoni che salgono in verticale ed addensano l’atmosfera. Solo un assaggio di quello che s’ascolterà sul clipper ship del Marte. Si rinfodera l’arpa da fuoco e via ancora tra gli sguardi dei curiosi e le ombre generate dalle indiscrete luci Natalizie …

Ultime prove d’audio e microfono poi si parte. S’attende silenziosi che il pubblico prenda posto in sala.

Gillian inside

Beacause the night belongs to lust. Continua, dopo l’omaggio dovuto a Lou Reed, il concept Talking about Beatscape, per l’occasione incentrato sulla sacerdotessa del rock: Patti Smith. Una dosata mistione di musica e parole, supervisionate dalla presenza mai ingombrante della figura della Smith, che beffarda sfida con lo sguardo la platea dalla copertina del vinile Horses, datato 1975, posizionato al centro del palco come vero e solo protagonista. Una manciata di minuti bastano appena per inquadrare le contraddizioni e le rivalse di una carriera vissuta senza alcun tipo di precauzione, come a voler sottolineare d’esser l’unica a possedere “la chiave di questa parata selvaggia”, volendo citare Rimbaud, sua autentica fonte d’ispirazione. Le parole e gli arpeggi di Pietro Patrissi sfumano e lasciano spazio agli ospiti di questo terzo appuntamento.

Patti

Animali Stanchi (di BOGO). Chitarra acustica e cajon. Così si presenta il duo, per l’occasione in formazione ridotta, che ha portato sul palco di Beatscape alcuni tra i pezzi che andranno a caratterizzare l’Ep in uscita a breve e dal titolo “Animali Stanchi”. Brani usciti fuori dalla penna di Davide Napoleone, d’origini cilentane, capace di tradurre con precise immagini un insieme di sensazioni e suggestioni appartenenti al suo recente vissuto. Un’anima intimista, a tratti malinconica riescono a catturare l’attenzione del pubblico del Marte sempre avido di novità, pur proponendo una strutturazione classica dei propri brani e che affonda le radici nel cantautorato di più recente produzione. Un’ottima prova e c’è già qualcuno che attende smanioso l’uscita dell’opera prima di questo interessante progetto.

Ringraziamenti di rito poi una breve pausa, rotta da un insolito schiocco di dita.

bogo

Gli incursori d’Unis@und. E’ una vera e propria incursione quella dei giovani collaboratori d’Unis@und, attivi all’interno dell’Ateneo Salernitano e non solo. Una performance introduttiva che rimanda al senso del tatto, il più immediato e anche quello che contraddistingue l’universo artistico di Gillian. Ancora una volta parole e musica s’intrecciano, proponendo citazioni d’artisti e poeti famosi che hanno raccontato a parole ciò che la musica suggeriva. “La musica per me è tutto. Con la musica arrivo dove le parole finiscono”, l’ultima citazione che appare sul maxi-schermo e che appartiene alla stessa Gillian. Un sorriso innanzitutto e si parte.

unisound

Gillian: l’Arpa e il Tè. Non riesco a trovare immagini migliori per provare a raccontare di Gillian. Pacata e sempre delicata, non solo quando accarezza le sottili corde del suo strumento ma anche nel rivolgersi al pubblico. Tra gli artisti più loquaci di questa edizione, lascia che sia anche l’arpa a parlare per lei ed è un gran bel sentire. I racconti in note armoniose sono meravigliosi e sembrano usciti dal miglior repertorio di un menestrello d’epoca medievale. Suoni inafferrabili, celestiali verrebbe da dire, frutto d’analisi di testi di natura letteraria, altra grande passione della giovane musicista. S’alternano brani appartenenti sia ai suoi esordi discografici, sia colte citazioni d’artisti del calibro di Tom Waits e Woodie Guthrie, passando per sonorità che rimandano alla tradizione Irlandese. Un intruglio di stili differenti che sembrano sublimarsi nella tazzina da tè a cui puntualmente attinge dopo ogni brano. Dopo circa un’ora di musica senza sosta c’è ancora tempo per acclamati bis, testimonianza di un palcoscenico  capace di generare ancora una volta forti emozioni. Nuovamente è il sorriso di Gillian a calare il sipario su questa serata dalle tinte forti ed incredibilmente intense. Il prossimo appuntamento è fissato per il 31 Gennaio e molti sono già impazienti.

gillian

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