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Rubriche | Pubblicato il 11 gennaio 2015

Nello scorso mese di novembre, dal 20 al 29, abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona gli Al Berkowitz, band spagnola che seguiamo già da diverso tempo, in occasione del loro primo tour italiano, organizzato grazie alla collaborazione tra O’Live Produzioni e la nostra webzine e di cui siamo stati media partner.

A qualche settimana dal rientro dalle dieci date tenute in altrettante città del centro-sud Italia, il terzetto madrileno ci regala le proprie impressioni sull’intero tour, per voce del leader Ignacio Simón, in una interessante carrellata di impressioni, opinioni e confronti tra la realtà italiana e quella spagnola.

Vi proponiamo l’articolo tradotto in italiano e in inglese, nella sua versione originale.

Positano

È passato un mese dal nostro ritorno a casa dopo un tour di dieci giorni in Italia e finalmente trovo il tempo per sedermi, riflettere con calma e scrivere le mie impressioni su questo viaggio. Sì, lo so, avrei dovuto scrivere queste righe molto tempo prima, come promesso. Avrei dovuto scrivere nel momento in cui sono rientrato in Spagna, il 1° dicembre 2014, dopo aver trascorso dieci giorni con la mia band, gli Al Berkowitz, girando e suonando in altrettante città del centro-sud Italia, come Roma, Acciaroli, Eboli, Capaccio, Pomigliano d’Arco o Benevento. Sarebbe stato più semplice.

Inizialmente, questo avrebbe dovuto essere un diario giornaliero in cui raccontare in una maniera più informale le nostre esperienze durante il tour, l’accoglienza riservata alla nostra musica nelle varie città e qualche aneddoto per ciascuna data. Ma, ora che siamo entrati nel nuovo anno, immagino non abbia più molto senso scrivere e leggere un noioso e pedante diario sulle avventure di una sperimentale e malinconica band spagnola che potreste non conoscere.

Bene, innanzitutto lasciate che mi presenti: il mio nome è Ignacio Simón, chitarrista e produttore di una band di rock psichedelico moderatamente di successo, chiamata Al Berkowitz. Suoniamo e registriamo assieme dal 2005 e conserviamo la stessa line up degli esordi. Abbiamo registrato due album in studio, due LP live e una manciata di ep e singoli. Siamo stati piuttosto ignorati nel nostro paese fino all’uscita del nostro secondo lavoro “A long hereafter. Nothing beyond“, nel 2013, sebbene abbiamo suonato più di 50 date dal 2006 al 2011. Dal 2013, anche se non siamo diventati delle grandi star in patria, la nostra musica ha iniziato comunque a girare nelle radio e abbiamo avuto l’occasione di fare un tour in tutta la Spagna, fino a stancarci di tutto ciò e decidere di non suonare più nel nostro paese per un certo periodo di tempo. Il perché? La Spagna è davvero un posto scoraggiante per fare musica e se si intende produrre qualcosa come la neopsichedelia sperimentale, è tanto peggio. Bene, avete ascoltato di recente qualcosa di buono proveniente dalla Spagna? Non intendo Enrique Iglesias o altro del genere. No, sin dalla notte dei tempi, la Spagna è sempre stato un Paese disastroso per  la musica e i suoi scarsi e insignificanti contributi alla Storia della Musica possono certificare ciò che dico. Sfortunatamente, Enrique Iglesias e il padre sono solo la punta dell’iceberg. Fortunatamente, non dovrete ascoltarli.

Così, in sintesi, ecco perché abbiamo deciso di non suonare più qui e abbiamo iniziato a pensare di fare un passo verso la scena europea e internazionale. È stato poco dopo il nostro ultimo concerto di Madrid che Mario Esposito ci ha inviato una mail, abbozzando l’idea di imbarcarci in un tour italiano, con Roberto Forlano di O’Live Produzioni. È stata davvero una bella coincidenza. Dopo un lungo scambio di e-mail, siamo riusciti a chiudere un tour di dieci date negli ultimi giorni di novembre e abbiamo iniziato a prepararci. Inizialmente pensavamo che sarebbe stata un’esperienza divertente, oltre che un bellissimo viaggio, ma non ci aspettavamo che l’Italia ci avrebbe offerto un’esperienza musicale così diversa.

Italia e Spagna sembrano essere nazioni abbastanza simili. Stesso clima, cibi simili, simili crisi e simile corruzione…

In Spagna non c’è molta musica italiana da ascoltare, ad eccezione di Franco Battiato e tutta la produzione disco. Beh, sappiamo anche che ci sono una manciata di cantanti italiani con una produzione in lingua spagnola, come Eros Ramazzotti, Nek o il nostro amato Tiziano Ferro. Certamente l’opera italiana è molto conosciuta qui, così come campioni sinfonici come Le Orme, Premiata Forneria Marconi o Banco sono ampiamente riconosciuti come fenomeni del prog, così, quando siamo partiti per Roma pensavamo che avremmo vissuto una sorta di esperienza tipo Spagna 2.0.

Eboli MOA

Per la nostra prima data abbiamo quindi raggiunto Fisciano, vicino Salerno, per suonare al Public House con la band locale dei Mirror & The Giants, che hanno miscelato influenze provenienti da Weezer e Soundgarden con uno stile originale. Il posto era bello e c’era molta gente, ma non ci sentivamo del tutto a nostro agio, non siamo riusciti a trovare il nostro sound e non abbiamo suonato molto bene in quella serata. Non è stato un inizio molto promettente per il tour, ma quanto siamo arrivato a Eboli, il giorno seguente, per suonare al M.O.A. (Museum of Operation Avalanche) i nostri sentimenti sono cambiati profondamente. È stato qui che abbiamo capito che c’era qualcosa di davvero positivo nel venire in Italia. Abbiamo trovato un’organizzazione eccellente e un posto bellissimo. Abbiamo suonato in una corte del 14esimo secolo, al freddo, con alcune scene di Buñuel proiettate sopra le nostre teste e un pubblico davvero piacevole. Il M.O.A. è un progetto multidisciplinare con un sacco di belle persone coinvolte al suo interno; i ragazzi stanno offrendo un approccio artistico globale per diversi eventi e la visita è davvero meritevole.

Dopo Eboli, siamo scesi verso Monte San Giacomo per suonare al Mc Logan e assaporare la migliore pizza della regione Campania (o almeno, così ci hanno detto). E poi Avellino (Godot Art Bistrot) e Capaccio (Casa Rubini).

Ciò che abbiamo trovato in ogni posto visitato è stato un caldo benvenuto, un’organizzazione efficiente e seria, un pubblico attento e premuroso, belle città e bei paesaggi.

Godot, Art Bistrot, Avellino 2

In realtà, l’Italia si è rivelata molto più differente dalla Spagna di quanto pensassimo, e abbiamo molti motivi per esserne gelosi. Oltre alla cortesia, alla bellezza e al calore, l’Italia è sempre ricca di cultura e ciò è evidente e ovvio in ogni occasione. Ovunque si vada, in ogni piccolo paese o media città, sembrano esserci almeno uno o due centri culturali in cui ascoltare musica, guardare film di qualità o partecipare a eventi di elevato spessore culturale. Parliamo ad esempio del “Godot Art Bistrot”, un’oasi artistitica, cinematografica e musicale in un piccolo capoluogo come Avellino, dove Luca e Bianca riescono a organizzare e presentare musicisti internazionali ogni settimana. O parliamo di “Casa Rubini”, che ha aperto nel suo giorno di chiusura, lunedì, solo per darci la possibilità di tenere un concerto intimo e tranquillo che ricorderemo per sempre.

In ogni caso, il pubblico è stato sempre delizioso e quasi tutti, in ogni posto, si sono dimostrati familiari verso musicisti di culto come Robert Wyatt, Tim Buckley or Mark Hollis. Sì, ci sono città di media grandezza come Avellino e piccoli centri come Capaccio in Spagna, ma nessuno di questi ha luoghi come questi. E anche se ci fossero, sono quasi sicuro che non avrebbero un pubblico per questi eventi.

Casa Rubini, Capaccio3

Questo è stato davvero sorprendente per noi, poiché siamo abituati ai giorni infrasettimanali come giorni morti per gli eventi culturali. In Spagna sarebbe assolutamente suicida organizzare una data di lunedì o mercoledì, ma in Italia ciò sembra funzionare.

A Roma non siamo stati altrettanto fortunati. Sebbene abbiamo goduto di un ottimo sound, grazie a Fabio Grande, solo poche persone sono venuti a Le Mura a vederci. Dopo Roma, Benevento è stato uno dei momenti migliori dell’intero tour. Il Labus è un luogo davvero interessante, sulla scia del M.O.A. e del Godot Art Bistrot, in cui respirare cinema, letteratura e musica in ogni angolo.

Acciaroli ci ha invece regalato una delle serate più strane e divertenti al Senza Fondo. Negli ultimi giorni di novembre, Acciaroli sembra quieta e cupa, ma in estate dev’essere esattamente l’opposto. Altamente raccomandata, in ogni caso. Infine, gli ultimi due concerti si sono tenuti a Vitulazio, al Rolly’s, e Pomigliano d’Arco, al Frequency. Quest’ultima è stata una serata davvero speciale e un eccellente e insuperabile congedo per il nostro viaggio in Italia, assieme alla promettente band locale di Bogo.

Così, siamo infine tornati a casa, realmente soddisfatti dell’intera esperienza e desiderosi di ritornare presto. Immagino che le mie opinioni sull’Italia possano suonare troppo ottimiste, radiose e un po’ ingenue. Forse alcuni di voi sono stanchi della scena musicale italiana così come io lo sono della spagnola. Forse state leggendo queste righe e pensando: “Di che diavolo sta parlando questo ragazzo?”, “La scena italiana è morta” o cose simili… Comunque l’erba del vicino sembra sempre più verde, ma quella italiana è davvero molto verde. Alla prossima!

 Pompei 1

It’s been one month since we got home after a ten days tour around Italy and finally I’ve found the time to sit down, think quietly and write down my impressions on that trip. Yes, I know I should have written this quite much earlier, as I had promised. I should have written this the moment I landed on Spain on December the 1st 2014, after spending ten days with my band, Al Berkowitz, touring and performing in ten Central an Mid-Southern Italian cities such as Rome, Acciaroli, Eboli, Capaccio, Pomigliano d’Arco or Benevento. It would have been quiet easier. In the beginning, this should have been a daily blog where I should have told in a more casual style my own experiences all along this tour, our music’s reception in every city and town we played at and maybe some anecdotes from each date. But, as we are now hailing a brave and new 2015, I guess it doesn’t make sense to write and read a boring pedantic diary featuring the misadventures of a experimental and melancholic Spanish band you might not know.

Well, let me introduce myself: My name is Ignacio Simón, singer, guitarist and producer of a mildly successful psychedelic rock band named Al Berkowitz. We have been playing and recording together since 2005, and we have kept the same line up from the first days. To date we have recorded two studio LPs, two live LPs and a bunch of Eps and singles. We were widely ignored in our home country until the release of our second album “A long hereafter. Nothing beyond”, in 2013, even though we had given more than 50 gigs a year from 2006 to 2011. From 2013 on, let’s say we didn’t become big stars in our country, but at least we had our music aired occasionally on the radio, and had the chance to tour all around Spain till we became absolutely exhausted of it all and decided not to play at home for a big while. Why?

Spain is a really disheartening place for music. And if you want to produce some kind of experimental neopsychedelia, it’s far worse.

Well, have you recently listened to any good Spanish modern band? I’m not thinking of Enrique Iglesias or so. No, since the beginning of time, Spain has been I disastrous place for music and its scarce and niggling contribution to History of Music may certify this. Unfortunately, Enrique Iglesias and father are just the peak of the iceberg. Fortunately, you won’t ever have to listen to it. So, summarizing, that’s why we decided not to play anymore here and started thinking about becoming involved in an European international scene.

It was shortly after our last concert in Madrid when Mario Esposito emailed us, sketching the idea of embarking on an Italian tour, alongside Roberto Forlano, of O’live Produzioni. It was such a pretty coincidence, indeed.

After a long string of emails, we arranged that ten dates tour for the final days of November and began preparing it all. In the beginning we thought it would be an amusing experience and an amazing trip, but we didn’t expect Italy would offer a truly different musical experience to us. Italy and Spain seem to be pretty similar countries. Same climate, similar food, similar crisis, similar corruption… In Spain, there’s not much Italian music to be listened, except for Franco Battiato and all the Italo-disco stuff. Well, we do know a fistful of Spanish singing Italian singers such as Eros Ramazzotti, Nek or our beloved Tiziano Ferro. Of course, Italian opera is well known here and Italian symphonic champions such as Le Orme, Premiata or Banco are widely known among prog freaks, so when we were heading to Rome, we thought we would enjoy some kind of Spain 2.0 experience.

For our first gig, we headed to Fisciano, near Salerno, to play at Public House along a local band “Mirror & The Giants”, who blended Weezer and Soundgarden influences to an original style. The place was cool and there were so many people there, but we didn’t feel comfortable at all , couldn’t get our won sound and didn’t play quiet good that day. It wasn’t a really hopeful beginning for the tour however. But when we arrived the following day at Eboli to play at M.O.A. (Museum of Operation Avalanche) our feelings started to change deeply. It was there where we realize there is something really good going on in Italy. We found an excellent organization and a beautiful place there. We played in a 14th Century courtyard, in the cold, with some Buñuel scenes being projected above our heads and a very pleasant audience. MOA is a multidisciplinary project with many good people involved on it. They’re offering a global artistic approach to lots of events and the visit is worth it. So , if you’re around sometime, don’t forget paying a visit to Museum of Operation Avalanche and spend a pretty interesting afternoon there.

After Eboli, we went down to Monte San Giacomo to play at Mc Logan and enjoy the best pizza in the whole Campania Region. (At least, so it’s said)

And then, Avellino (Godot Art Bistrot) and Capaccio (Casa Rubini). What we found in every place we visited was a warm welcome, an efficient and very serious organization, an attentive and solicitous audience and beautiful towns and landscapes. Actually, Italy turned out to be more different to Spain that we ever thought. And there many reasons for what we should be jealous of. Besides of that kindness, beauty and warmth, Italy is always full of culture and that’s widely noticeable and obvious all the time. Anywhere you go, in every little town or middle sized city, there seems to be at least one or two cultural spots where people can listen to music, watch high quality films or participate in high level cultural events. Let’s talk about “Godot Art Bistrot”, an art, film and music oasis in a small capital city like Avellino, where Luca and Bianca manage to organize and present international musicians weekly. Or let’s talk about “Casa Rubini”, which opened on its closing day, Monday, just to let us give a quiet and intimate concert we’ll always remember.

By the way, the public was always delicious, and almost everybody in every place seems to be familiar with cult musicians like Robert Wyatt, Tim Buckley or Mark Hollis.

Yes, there are middle size cities as Avellino and cozy little towns as Capaccio in Spain, but none of them feature venues like the former two ones. And if they did, I’m pretty sure there would be no audience for those events anyway. This was something really surprising for us, as we are used to week days as dead days for cultural events. In Spain, would be absolutely suicidal to arrange a gig on a Monday or a Wednesday, but in Italy that seems to work

In Rome, we weren’t that lucky. Although we enjoyed a wonderful sound, courtesy of Fabio Grande, just a few people came close to Le Mura to see our performance. After Rome, Benevento became one of the highlights of the whole tour. Labus is a very interesting venue, in the vein of M.O.A and Godot Art Bistrot, where you can breathe cinema, literature and music all around. Afterwards, Acciaroli provided us with the weirdest and funniest night of them all at Senza Fondo. On the last days of November Acciaroli looked quiet and gloomy. In Summer, it must be the opposite. Highly recommended anytime, anyway.

And finally, our last two concerts took place in Vitulazio, at Rolly’s, and Pomigliano d’Arco, at Frequency. The latter turned out to be a very special one, and excellent and unbeatable farewell to our delightful trip around Italy, alongside the promising local band Bogo.

So finally we got home, really satisfied with the whole experience and wishing to come back soon.

I guess my opinions about Italy might sound too optimistic, bright and a fairly naive. Maybe some of you are as tired of Italian music scene as I do of the Spanish one. Maybe you are reading this and thinking; “What the hell is this guy talking about?” “Italian scene is dead” or so… However, the grass seems greener on the other side. And Italia is such a green one, indeed. Alla prossima!

Benevento

Godot Art Bistrot, Avellino Frequency, pomigiano Eboli, With Luigi Nobile Le Mura, Rome 2 Rolly's, Vitulazio Mc Logan, Monte San Giacomo Casa Rubini, Capaccio Godot, Avellino3

Acciaroli

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