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Recensioni | Pubblicato il 6 maggio 2013

Solar Bears

Solar Bears

Supermigration

Genere: Elettronica

Anno: 2013

Casa Discografica: Planet Mu

Servizio di:

A distanza di tre anni dall’album di esordio She Was Coloured In, i Solar Bears tornano sul luogo del delitto e danno alle stampe questo nuovo Supermigration per l’etichetta Planet Mu. Il duo irlandese, formato da John Kowalski e Rian Trench, non ha mai nascosto la passione per il cinema, tanto da trasmetterla nella propria proposta artistica. Lo stile, infatti, è improntato su un taglio da ‘colonna sonora’, che trova i suoi maggiori riferimenti nelle atmosfere di un Vangelis o del Morricone più leggero e che non esita a sottolineare, tra un solco elettronico e l’altro, l’eredità degli Air, dei quali viene riproposto – con le dovute differenze – il lato più melodico e seducente. L’easy listening che si unisce (o passa il testimone) a sperimentazioni elettroniche tra la kosmische musik e il lounge, dunque, delineando paesaggi sonori a tratti impervi (“A Sky Darkly”) a tratti lussureggianti (“Love Is All”).

Due voci femminili, nella fattispecie Sarah P (Keep Shelly in Athens) e Beth Hirsch, accorrono in sostegno degli episodi più pop. Manco a dirlo, il nome della Hirsch rende ancora più familiare l’accostamento dei Solar Bears con gli Air, dato che la cantante statunitense ebbe modo di collaborare col duo francese in un paio di splendidi brani di quella che può essere considerata a tutti gli effetti una delle pietre angolari della musica contemporanea, ‘Moon Safari’. La sua performance in “Our Future Is Underground” si segnala per la solita grande dolcezza vocale capace di valorizzare un comparto strumentale mai come in questo caso votato al versante più candido e luminoso di certa elettronica europea. La prima, invece, staglia il proprio timbro pacato su uno sfondo electro dal vago sapore Saint Etienne, partecipe di un brano ben confezionato ma forse troppo ordinario come “Alpha People”.

Altra storia altro mood le strumentali, che di fatto costituiscono la componente di maggioranza dell’album e, per questo, assumono varie forme: introduzione, con passaggi pianistici e echi di psichedelia (“Stasis”), viaggi nello spazio profondo ebbri di inflessioni fantascientifiche che attraversano la Via Lattea (“Cosmic Runner”, Happiness Is a Warm Spacestation), contemplano le stelle (“Rising High”) e sfrecciano su distese lunari a colpi di tracciati sintetici e cori riverberati (“Komplex”), esercizi di tensione e rilascio per mezzo di chitarre wave (“The Girl that Played with Light”) e tenui sinfonie dal retrogusto lisergico (“You and Me (Subterranean Cycles)”).

Una magniloquenza che scalpita per abbracciare l’Universo, evolvendosi in supernova nella coda iridescente di “Rainbow Collision”; ulteriore prova di come i Solar Bears siano riusciti ad aggiungere un tassello importante al loro percorso musicale, per il quale ci si augura fin dalla prossima uscita che arrivi il tanto agognato “disco della maturità”.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Stasis
  • 2 · Cosmic Runner
  • 3 · Alpha People (feat. Keep Shelly in Athens)
  • 4 · Love Is All
  • 5 · The Girl That Played With Light
  • 6 · You and Me (Subterranean Cycles)
  • 7 · Komplex
  • 8 · Our Future Is Underground (feat. Beth Hirsch)
  • 9 · A Sky Darkly
  • 10 · Rising High
  • 11 · Happiness Is a Warm Spacestation
  • 12 · Rainbow Collision

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