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Recensioni | Pubblicato il 20 ottobre 2014

Aphex_twin_syro

Aphex Twin

Syro

Genere: technoid, drill'n'bass, IDM

Anno: 2014

Casa Discografica: Warp

Servizio di:

Tredici anni dopo. Niente superstizioni da parte di Richard, nel frattempo aveva continuato sotto (s)mentite spoglie le sue abituali pubblicazioni di routine. Ma il moniker importante è quello che conta e Syro è l’erede tredicenne del maltrattato – ingiustamente col senno di poi – Druqks.

Anche con una copertina bianca – e in effetti lo è – senza scritta alcuna, sarebbe impossibile fraintendere questo suono, questi strumenti virtuali (ma reali) così virtuosi, i tempi dispari e dispettosi, al contempo, fattisi sempre più inusuali, le sghembe partiture entrate da più di vent’anni nell’immaginario elettronico dopo averlo piegato – obtorto collo – al proprio peculiare dogma. Non è importante ribadire tutte le volte il genio, i furbeschi atteggiamenti da outsider, le pose, le fughe e le stranezze – oramai d’uso comune in tutte le salse e da parte di chiunque -, la cosa fondante è percepire, nella nuova creatura di Richard, una naturale coesistenza di tutte le sue stagioni, necessarie per lo sviluppo del suo nuovo (?) sound. La ricerca della perfezione formale basandosi esclusivamente sulla autoreferenzialità non deve stupire; chi credeva nella enunciazione di un altro innovativo dogma, lungamente meditato, è stato puntualmente smentito. RDJ è comunque sempre caduto in piedi, consapevolmente, non si sono mai notati scivoloni eclatanti nella sua vigile carriera (tranne la espolicita raccolta “26 mixes for cash”, sigh!).

Dopo un preambolo inutile, ma necessario e diradatisi piano piano i fumi dell’incenso, usato in dosi massicce soprattutto Oltreoceano, sorge spontanea una domanda: ma cosa resterà di SyroMolto o… molto poco.

L’ascolto di questo disco, protrattosi per molti giorni, ha richiesto un impegno serio, più del dovuto. Per scansionarlo è stato necessario smontarlo in più parti, magari prendendo ispirazione dalle sei facciate che formano il triplo vinile e cercando il bandolo di una matassa invisibile e scivolosa. Alla fine, dopo prolungate sessioni, somiglianti più a collaudi che ad ascolti, sottoponendolo alle condizioni più disparate (suonandolo in “ambienti” casalinghi vari, bagno compreso; in cuffia da impianto o in auto da i-Pod; in stati alterati (non da droga, please) molteplici tra i quali sonno e semi-veglia, quale lieve sottofondo oppure a volume altissimo tentando di ballarne qualche scampolo, e via così) sale malinconicamente la sensazione di una occasione mancata. Il prodotto è di per sé  algidamente perfetto, il suono è trasparente, abilmente sovrapposto nelle sue infinite componenti, tanto complesso da risultare perfino tridimensionale; la sottrazione dei due “SAW” non esiste più a favore di una stratificazione parossistica, e aggiungerei che, tecnicamente forse è la miglior registrazione mai operata dal gemello per il suo alias preferito.

Ma nella maggior parte delle dodici composizioni quel che sembra mancare davvero, e lo si intuisce quasi subito, è una perdita graduale di quell’anima mundi che pervadeva ogni solco dei lavori passati, composta di armonie che dettavano l’emotività dei momenti; un sentimento, ben mascherato o esplicito, che oltre a titillare e stimolare il cervello, qualche volta tentava di far muovere le gambe e ci immergeva nel metafisico nonché irreale universo parallelo di Richard.

Il soffio romantico, quasi un ricordo umano, a cui era sempre dato molto rilievo anche nelle più devastanti trasgressioni soniche, in questo inatteso ritorno, che doveva essere la sintesi più distillata della “propria” bellezza artificiale, sembra liquefarsi, ottenebrato, anzi penalizzato, dal sound stavolta troppo – TROPPO – intelligente; letteralmente sotterrato da un cumulo di infrastrutture tecnologiche invasive. Non per niente sono proprio le tracce coi residui ambientali più in evidenza a risultare le meglio riuscite: tra i brani (dal titolo inutile e irritante) segnatevi i numeri pari, così tanto per spoilerare, ma è importante che ciascuno di voi sappia trarre da sé le dovute conclusioni, dopo aver ascoltato ben bene Syro.

Fra qualche tempo quest’opera forse verrà inserita con convinzione tra quelle fondamentali per capire la – ennesima – rinascita della musica contemporanea intelligente, in tal caso, mi limiterò a chiedere scusa per tanta miopia, nel frattempo continuo a (iper)scrutare, fiducioso di sviluppi ulteriori, tra gli strati multiformi di questo capolavoro a 3D: spettacolare come pochi, ma freddo come una notte artica.

Voto: 6,6/10

Tracklist:

  • 1 · minipops 67 [120.2][source field mix]
  • 2 · XMAS_EVET10 [120][thanaton3 mix]
  • 3 · produk 29 [101]
  • 4 · 4 bit 9d api+e+6 [126.26]
  • 5 · 180db_ [130]
  • 6 · CIRCLONT6A [141.98][syrobonkus mix]
  • 7 · fz pseudotimestretch+e+3 [138.85]
  • 8 · CIRCLONT14 [152.97][shrymoming mix]
  • 9 · syro u473t8+e [141.98][piezoluminescence mix]
  • 10 · PAPAT4 [155][pineal mix]
  • 11 · s950tx16wasr10 [163.97][earth portal mix]
  • 12 · aisatsana [102]

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