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Recensioni | Pubblicato il 21 marzo 2014

Gigi-Front

Gigi Masin

Talk to the Sea

Genere: Ambient, Piano magic

Anno: 2014

Casa Discografica: Music for Memories

Servizio di:

Il progetto The Infant T(h)ree (ora InfanToo) mi diede la possibilità di conoscere meglio il talento di Gigi Masin. Un sound designer (il termine sembra coniato apposta per lui) molto considerato negli ambienti internazionali della musica elettronica còlta, ma un po’ sconosciuto, ahimè, al nostro pubblico italico, troppo impegnato a cercare i “fenomeni” altrove, quando il meglio c’è l’ha qui, a un palmo dal naso. Autore che ha visto una delle sue “figlie” più graziose (la splendida Clouds) “rapita” e camuffata senza alcun ritegno da teutonici alfieri dell’avanguardia tout court, qualche anno fa; in seguito anche Bjork ha attinto alla fonte della sua armonia e infine un “diggei” (estinto) del Sol Levante ci ha perfino ricavato una hit da disco-club.

Un poco alla volta ho recuperato il materiale del musicista mestrino, apprezzandone i contenuti davvero intriganti e ora un’uscita fondamentale per gustarsi appieno il suo percorso artistico, prodotta e curata dall’etichetta olandese Music for Memories, la quale è spin-off di uno degli empori del disco (quello vero, in vinile) più importanti dell’intero continente: il Red Light Records; la label, oltre ad essersi accorta dell’immensa caratura del pianista, nonché esperto di macchinari sofisticati e futuribili, lo sta “trascinando” in un tour europeo, con l’Italia per ora latitante. Con grande piacere voglio dedicare qualche riga a questo doppio vinile, in attesa della sua release su cd (nel frattempo c’è però il formato “liquido” ), che in sedici tracce percorre un tracciato virtuale della trentennale carriera di Masin, brani personalmente selezionati dagli stessi esperti del suono che lo producono senza pregiudizi verso il paese di Sanremo, ma solo interessati alla qualità della musica, quella senza frontiere, quella più autentica. Suddiviso idealmente in quattro parti che compongono le quattro facciate del vinile, le canzoni non rispettano un ordine cronologico per dimostrare di non aver timore dell’usura del tempo: darne una sequenza temporale senza sbirciare è praticamente impossibile.

Ecco allora gli Ottanta flirtare con gli Zero o i Dieci con disinvoltura sorprendente sovrapporsi ai Novanta. I suoni nella loro essenzialità sono potenti, circolari, cristallini e mai una volta scontati, mai una volta “easy”; hanno la rara capacità di tessere con poche corrusche note, atmosfere memorabili e ricercate, adatte al mutamento ma immutabili nel rincorrersi in un’esemplare sintesi di musica “altra”, ricercata storia di un trentennio fecondo e fondamentale per l’arte del sogno sintetico. Si sovrappongono l’ambient, la Intelligent Dance Music, il glitch e il bordone dronico, ma soffiano anche sottili brezze jazzate, sfilano raffinate arie cinematografiche (il titolo dell’album è la soundtrack dell’omonimo corto di Luis Filipe Cunha) e infine c’è il tempo per ballad sofisticate cantate dall’autore.

L’emozione prende spesso il sopravvento, l’estasi sonora rende prezioso ogni momento dell’album, solo il gusto personale – quello raffinato, attenzione – di ciascuno di voi avrà il coraggio di stilare una scala di valori; a chi scrive questo particolare è (volutamente) sfuggito completamente, troppo intento a testare invece le situazioni nelle quali questa colonna sonora può “funzionare”, ed il risultato è in tutte, senza eccezioni: sottofondo consigliato per alleggerire il tram tram quotidiano, soundscape rilassante per la lettura, oltremodo adatto a viaggi concreti (on the road è catartico, aggiusta ogni situazione meteorologica) o mentali, magari in cuffia, è funzionale perfino per il “solo ascolto”. Humor a parte, una sottile linea rossa riassume i suoni preziosi e malinconici della leggendaria 4AD e le eccellenze ipnotiche e ambientali della Warp, in un tutto armonico, estatico, a tratti quasi pop-friendly (mi perdonerà per questo GM?), a tratti neo-classico eccitante, fino a desiderarne sempre di più e per più tempo ancora: sul giradischi o nell’ipod in virtuale (ma meglio reale) heavy-rotation. Adesso non ci resta che scovare il musicista veneto in una (agognata) data italiana, nell’attesa – ormai conclamata – di gustarcelo ancora, a quattro (o sei) mani, nell’imminente release con i Tempelhof: splendido duo mantovano posto ai confini della realtà… sonica.

Partecipano all’arte di Gigi tre ottimi sodali: Pizzin e Monti che entrambi fanno di nome Alessandro e la tromba enfatica e colossale di Massimo Berizzi (andatevi ad ascoltare quest’altro genio del suono ambientale). Non ho timore ad affermare che sarà uno dei dischi più “intelligent”, nonché interessanti di questo 2014.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · SNAKE THEORY 1991
  • 2 · THE WORD LOVE 2010
  • 3 · STILL 2009
  • 4 · FATA MORGANA 1995
  • 5 · REDANZEN 1998
  • 6 · TALK TO THE SEA 1996
  • 7 · MUSIC FOR CHAMALEONS 1985
  • 8 · LITTLE FAITH 1996
  • 9 · THE KASPARIAN CIRCLE 1997
  • 10 · FIRST TIME RUTH SAW THE SEA 1989
  • 11 · THE NYLON DOLLAR 1996
  • 12 · NADIR 2009
  • 13 · STELLA MARIS 1991
  • 14 · ALMANAC 1990
  • 15 · THE CITY LIGHTS 2001
  • 16 · SHE WEARS SHADES 1991
  • 17 · CALL ME 1986

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