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Recensioni | Pubblicato il 9 ottobre 2012

tame impala

Tame Impala

Lonerism

Genere: Psichedelica, Alt-Rock, Progressive

Anno: 2012

Casa Discografica: Modular Recordings

Servizio di:

Poco più di due anni fa, dalle zone di Perth – Australia, aveva cominciato a diffondersi l’inarrestabile turbine psichedelico di Innerspeaker, album-capolavoro che aveva portato i Tame Impala un po’ sulla bocca, o meglio, alle orecche di tutti. Tante, tantissime distorsioni ed un susseguirsi di immagini caledoiscopiche ci avevano cullato e disorientato come solo pochi artisti sanno fare, riportandoci alla mente eco di spazi e tempi andati. Oggi ci ritroviamo quindi a contemplare nuovamente il fenomeno Tame Impala, o meglio quel singolare personaggio rappresentato da Kevin Parker, che fra un gruppo e l’altro – Pond su tutti – sembra non trovare mai pace (e a noi va bene così).

Ecco che nasce così Lonerism, il quale ci presenta in copertina i suoi Jardin du Luxemburg (fotografati da Parker stesso) rivisti da Leif Podhajsky, per capirsi lo stesso artista che aveva curato anche l’artwork di Innerspeaker. Non è un caso, visto che Kevin Parker, il quale ha cominciato a scrivere i brani di Lonerism subito dopo la pubblicazione dell’album precedente, ha viaggiato,captato e registrato il nuovo lavoro in giro per il mondo, raccogliendo e quindi rielaborando il tutto nel suo studio di registrazione di Perth.

Be Above It apre Lonerism, o meglio riapre quella cicatrice viva di psichedelia che ancora non era guarita in due anni, con il titolo della canzone ripetuto e bisbigliato ossessivamente sullo sfondo, supportato da una ritmica che lo trasforma in un treno sbuffante in corsa. La vocalità caratteristica di Parker ed una chitarra distortissima ci accolgono qundi definitivamente, trasportandoci con naturalezza sulle note di Endors Toi insieme ad un’infinita carovana di allucinazioni. Apocalypse Dreams, già singolo di lancio di Lonerism insieme alla splendida Elephant, è il primo riferimento esplicito ad Innerspeaker, grazie alle sonorità (con la caratteristica chitarra stiratissima) ed alla vocalità (cori inclusi) che avevano fatto la fortuna dell’album precedente. Brano estremamente piacevole e melodico che potrebbe trascinarsi all’infinito senza problemi, non fosse per una frizzante Mind Mischief che compare dal nulla con uno di quei riff che ti si stampano in testa per giornate intere. Cori oblunghi ed una voce quasi pop (senza sbilanciarsi, eh) si traducono quindi in Music To Walk Home By, che su un susseguirsi di falsetti ed atmosfere deliranti ci porta sempre più fra le nuvole, andando anche a chiudere il primo quintetto di brani.

Si riparte quindi con una delle traccemigliori di tutto Lonerism, ovvero con Why Won’t They Talk To Me?, che, grazie alla sua ritmica interrotta e ad i suoi ritornelli che girano e rigirano senza sosta in un circolo perenne, cancella definitivamente ogni traccia di realtà tangibile, trasformando ogni immagine in un’allucinazione coloratissima. Non facciamo in tempo a riprenderci (o, meglio, non ce n’è bisogno) che il piano di Feel Like We Only Go Backwards inizia a cullarci, si trasforma in un organo malinconico e prende le sembianze di un tramonto estivo pieno di nostalgia che ci lascia progressivamente a Keep On Lying. Questa, a sua volta, mette in mostra una sorta di riflesso retro pop, suscitato fra l’altro dalle voci registrate che si sommano nel corso del brano e che vanno a braccetto con un organo davvero piacevole.

Arriviamo quindi al punto, ovvero ad Elephant: ritorno al prog rock più puro, duetto di chitarra ed organo che si rilanciano a vicenda ed una linea di basso incalzante e persistente fanno di Elephant  stesso probabilmente il brano migliore (almeno a mio avviso) di tutto Lonerism. E’ anche, senza dubbio, il brano più ‘singolo’ dell’album, e non è un caso se era già stato pubblicato in parte come anteprima qualche tempo fa, tanto per regalare un ottimo antipasto di ciò che bolliva in pentola. Forse, per pochi attimi, si perde quell’aura di astrazione propria della produzione Tame Impala, qui arricchita e riportata coi piedi in terra per uno squarcio di concretezza quasi inusuale.

She Just Won’t Believe Me è un breve ma gradevole intermezzo che da una parte ci permette di riprendere fiato e dall’altra introduce Nothing That Has Happened So Far Has Been Anything We Could Control, la quale sega il ritorno alla fantasia e ci riprende letteralmente per mano per condurci nuovamente altrove, e come sempre non sappiamo dove. Il piano di Sun’s Coming Up conclude quindi Lonerism con una melodia malinconica semplice, velatamente retrò.

Ad un primo ascolto, ancora sulla scia di Innerspeaker, potremmo essere portati a valutare Lonerism come un album ‘inferiore’ rispetto al predecessore, specialmente per quanto riguarda un certo rallentamento sui ritmi ed una (per così dire) mancanza di veri e propri ‘singoli’ (eccezion fatta per Elephant e pochi altri). E’ vero, manca un po’ la dinamicità di brani come Alter Ego,LucidityExpectations, però si assiste innegabilmente ad una evoluzione sonora portata all’esplorazione di atmosfere sempre nuove, dotate di innumerevoli sfaccettature, in cui ogni canzone si prende il suo tempo senza dover necessariamente rispettare determinati canoni. Lo stesso Kevin Parker ha definito la sua nuova produzione weird and fucked up: Lonerism è decisamente un album strano, ed è proprio nella sua stranezza – per definizione particolare – che mostra tutta la sua arte.

Voto: 8,0/10

Tracklist:

  • 1 · Be Above It
  • 2 · Endors Toi
  • 3 · Apocalypse Dreams
  • 4 · Mind Mischief
  • 5 · Music to Walk Home By
  • 6 · Why Won’t They Talk to Me?
  • 7 · Feels Like We Only Go Backwards
  • 8 · Keep On Lying
  • 9 · Elephant
  • 10 · She Just Won’t Believe Me
  • 11 · Nothing That Has Happened So Far Has Been Anything We Could Control
  • 12 · Sun's Coming Up

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