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Dischi DOC | Pubblicato il 27 settembre 2014

Swansburningworld

Swans

The Burning World

Genere: Noise-folk

Anno: 1989

Casa Discografica: UNI Records

Servizio di:

La musica degli Swans enfatizzò quell’America nella quale la mancanza di “umano” vivere era all’ordine del giorno e i primi anni di vita del suo one-man band, Michael Gira, ne erano la più esplicita  rappresentazione: storie di ordinaria violenza e di gioventù bruciata. Il brutto anatroccolo coi suoi “cigni”, sperimenta una claustrofobica formula sonora: la “boom music”, risultato di terribili esplosioni percussive e di monolitiche urla sguaiate. Il selvaggio e scurissimo sound che pervade i primi quattro ellepì cambia – ma neanche troppo – nel quinto Children of God nel quale si comincia a intravedere la “musica”: per la critica è il capolavoro dell’intera produzione.

Nell’89 esce, quasi in sordina, questo sesto capitolo: maturo frutto di una vera rinascita e possibile modo – ancora – di ri-vedere il mondo che attorno a lui – e a noi – sta bruciando. E’ questo il disco della conferma. Il nero arcangelo, affiancato dall’incantevole Jarboe – suo alter ego femminile – (e al tempo compagna nella vita) ricama “incursioni” sonore semplici e amare, indimenticate fusioni fra l’ostica industrial-noise urbana e il folk americano –  l’alt-country in anticipo di dieci anni. E i testi rimuginano sul percorso interiore di mister Gira, delle sue ossessioni primordiali, degli archetipi di un personale universo mistico. La svolta è ragionata, lo si capisce dalla professionalità e dal numero (18 elementi) di “uomini” ingaggiati, e un certo Bill Laswell alla produzione. E’ una band post-punk che si fonde con strumenti ad arco e raffinate percussioni: il viraggio europeo è evidente e a tratti si fa quasi medievale (significative in tal senso le versioni di “Love Will Tear Us Apart” del 12″ pubblicato in contemporanea). E’ il punto di non ritorno per le composizioni di Gira: d’ora in poi diventeranno più eteree e seguiranno l’impronta di questo nuovo capolavoro. Non cambieranno le voci: il timbro catacombale di Michael; le angeliche conversazioni di Jarboe e la colonna sonora seguirà la direzione “pastorale” e neo-folk senza dimenticare la solida matrice rumorista degli esordi.

Michael Gira, senza la sua ombra femminile, è ora un novello Lucifero, e dopo un progetto calibrato (Angels of Light) e produzioni importanti con la sua Young Gods  (“squilibrati” del calibro di Akkron Family e Devendra Banhart) da qualche tempo è tornato più in forma che mai, riscuotendo (e scuotendo, soprattutto dal vivo)  coi suoi ultimi due dischi (The Seer e To be Kind) soddisfazioni inimmaginabili solo qualche anno fa e un po’ si (in)sana rivalsa. E quello che era un sottovalutato genio del millennio scorso, a cui devono la “vita” (artistica) molti outsider come lui, sembra recitare sornione: non farsi contaminare dal  mondo è scelta coraggiosa ma presto o tardi appagante.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · The River that Runs with Love Won't Run Dry
  • 2 · Let it Come Down
  • 3 · Can't Find My Way Home" (Blind Faith cover)
  • 4 · Mona Lisa, Mother Earth
  • 5 · (She's A) Universal Emptiness
  • 6 · Saved
  • 7 · I Remember Who You Are
  • 8 · Jane Mary, Cry One Tear
  • 9 · See No More
  • 10 · God Damn the Sun

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