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Recensioni | Pubblicato il 5 giugno 2012

Pop. 1280

Pop. 1280

The Horror

Genere: Post-Punk, Noise-Rock, Punk

Anno: 2012

Casa Discografica: Sacred Bones

Servizio di:

Ci sono band che ci mettono anni prima di arrivare ad un full-lenght, nonostante abbiano tutte le basi e le capacità per farlo. Basti pensare a gruppi come Factory Floor Pop. 1280. Questi ultimi hanno pubblicato una serie di interessanti ep e solo quest’anno sono arrivati all’esordio con The Horror.

La Band, proveniente da New York, è formata da Chris Bug (voce), Ivan Lip (chitarra), Zach Ziemann (batteria),Pascal Ludet (basso). Dopo uno split ep con gli Hot Dogs nel 2007, tre anni dopo attirano l’attenzione con l’ep The Grid (in seguito ci saranno un paio di cambi di formazione)Già si poteva affermare che non si fosse davanti alla solita band new wav revival o dal punk facile. Come potete ascoltare il gruppo unisce la prepotenza e un certo suono del secondo e la struttura e le atmosfere del primo genere citato. Il tutto è legato da un sottile filo noise (e anche tracce di industrial) che va a sporcare ulteriormente il suono. Il suono si traduce in qualcosa di tenebroso e brumoso e il titolo è una perfetta sintesi del mood dell’album.

The Horror è uscito per la Sacred Bones, etichetta indipendente di New York specializzata in questo tipo di produzioni e non a caso nel suo catalogo potrete trovare artisti quali Zola Jesus, Blank Dogs The Men.

Ad aprire le (macabre) danze ci pensa “Burn The Worm”, un pezzo tutto d’un fiato, estremaente d’impatto e dove maggiormente vengono fuori le influenze wave soprattutto per il modo con cui viene suonata la batteria. Ottima l’evoluzione del brano, nel quale l’inacidimento del suono sembra quasi naturale. La seguente New Electronix non si discosta molto dalla precedente ma amplia le accelerazioni e la struttura è caratterizzata da una maggiore prepotenza.

In “Nature Boy” potrete sentire un suono più viscido per via dell’elargito uso della componente e anche per l’ottimo lavoro vocale di Chris Bug nei momenti meno intensi. Inquietante il finale esplosivo che trasforma il pezzo in un completo delirio. Bodies in The Dunes (fra i migliori dell’album) accentua questo stato di confusione ed è la adatta colonna sonora al teatro dell’orrore: voce incattivita, urla simulate e l’inarrestabile freddo ritmo della batteria.

Nella successiva “Cyclotron” è la manipolazione a prevalere: dopo un inizio spigoloso, la componente noise lascia spazio alla progressione delle distorsioni ed a un esoterismo di fondo (a parte quest’ultimo aspetto, “Dogboy” segue lo stesso filone). Mentre “Beg Like a Human” (altro pezzo “fondamentale”) rappresenta qualcosa che ancora non si era sentito per lo stile prettamente darkwave. “

L’anima punk della band viene fuori in “West World”, un pezzo trascinante e che rappresenta una rincorsa ubriaca fra gli strumenti; potrete tastare il dolce sapore del frastuono. Angoscia e confusione sono le costanti anche in “Hang’em High” che alterna i suoni funerei delle strofe alle accelerazioni “assassine” dei ritornelli. A “Crime Time” l’onore e l’onere di chiudere il disco: un pezzo che non aggiunge nulla di nuovo a quanto già sentito, ma che conferma quanto di buono detto.

Pop. 280 esordiscono in maniera brillante candidandosi a nuovi rappresentanti del no-sound ovvero tutto ciò che va a destrutturare e a sovrapporre con diligenza i generi di riferimento senza (quasi) mai scadere nel citazionismo. 

Questo articolo è stato scritto per la rivista Beatbear e lo trovate a questo link

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Burn The Worm
  • 2 · New Electronix
  • 3 · Nature Boy
  • 4 · Bodies In The Dunes
  • 5 · Cyclotron
  • 6 · Beg Like A Human
  • 7 · Dogboy
  • 8 · West World
  • 9 · Hang 'em High
  • 10 · Crime Time

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