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Recensioni | Pubblicato il 1 ottobre 2013

James Holden

James Holden

The Inheritors

Genere: Elettronica

Anno: 2013

Casa Discografica: Border Community

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Più è generico il riferimento, più difficile è stato “confinare” questo disco per chi scrive. Il termine elettronica non esplica e non esaurisce il contenuto del nuovo lavoro di James Holden, ma è l’unica definizione possibile per non sminuire il grande lavoro del producer britannico.

Sono passati ben sette anni dal debutto con Idiots Are Winning e il nuovo album The Inheritos non solo conferma la bravura nel controllo e nella canalizzazione della componente elettronica, ma dimostra la sua crescita e la  grandezza di pensiero e di movimento.

Inevitabile un primo collegamento con la musica trance, quei flussi che portano l’ascoltatore in altre dimensione (il richiamo primitivo di “A circle inside a circle inside“, la dimension travel di “The Illumination“, la grazia di “Delabole“). Ma l’approccio stilistico, da questo punto di vista, non è monodirezionale e si presenta in varie forme. C’è il contenimento e l’addestramento delle strutture ritmiche (pensate alla progressione di “Blackpool late eighties“, il doppio strato della title-track o lo sviluppo di “Renata“) o momenti in cui viene esaltata la sfumatura ruvida della sua musica (il rumorismo di Rannoch Dawn” o il minimalismo, a tratti spigoloso, da estraniamento di “Sky Burial” e “Seven Stars“, l’arrovellamento di “Gone Feral“).

C’è anche un diligenza nell’uso degli strumenti: pensate alle percussioni e la doppia faccia del sassofono in “The caterpillar’s intervention“.  E a proposito di questo, “Inter City 125” trae così tanto beneficio che risulta uno dei brani più intensi e solenni dell’album. Non è da meno la conclusiva “Self-playing Schmaltz“, un brano estatico e quasi ipnotico.

Identità ed esplorazione. Due concetti che divegono e si attraggono. Le operazioni di ricerca di James Holden espandono la densità e la dimensione del suo campo d’azione, ma non intaccano il core della sua identità che beneficia del lavoro meticoloso svolto. Il ritorno di un fuoriclasse.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Rannoch dawn
  • 2 · A circle inside a circle inside
  • 3 · Renata
  • 4 · The caterpillar intervention's
  • 5 · Sky burial
  • 6 · The illuminations
  • 7 · Inter-city 125
  • 8 · Delabole
  • 9 · Seven stars
  • 10 · Gone feral
  • 11 · The inheritors
  • 12 · Circle of fifths
  • 13 · Some respite
  • 14 · Blackpool late eighties
  • 15 · Self-playing Schmaltz

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