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Recensioni | Pubblicato il 20 maggio 2015

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Blur

The Magic Whip

Genere: Brit-pop

Anno: 2015

Casa Discografica: Parlophone

Servizio di:

Così, all’improvviso. Nel bel mezzo di una giornata di Febbraio ancora troppo invernale succede che quattro ragazzi che hanno fatto la storia della musica si ritrovano e in collegamento col mondo annunciano il loro nuovo disco. Dopo dodici anni i Blur pubblicano un album di inediti, da non crederci. Soprattutto se si pensa a cos’è successo in questi anni.

Un ciclone in cui sono finiti l’elettronica dei Gorillaz, le vibrazioni garage di Graham Coxon, il folk gotico dei The Bad, The Good and The Queen, il progetto di musica africana e il disco solista del buon Damon Albarn (senza dimenticare il suo recente contributo alla colonna sonora di un musical su Alice nel Paese delle Meraviglie). Si, roba da non crederci. C’era stata una fiammata, quell’Under The Westway che aveva riacceso la vena di oscura tristezza che ogni tanto fa capolino nell’orizzonte Blur.

Poi è arrivata la reunion del 2013 con un tour e in questo tour quattro giorni di pausa ad Hong Kong che sono diventati quattro giorni in cui sono piovute demo a più non posso. Coxon ci pensa su e decide di metterci mano per cavarne fuori qualcosa, piano piano quello che esce fuori è un vero e proprio disco.

The Magic Whip ricolloca i Blur sugli allori e lo fa in una dimensione temporale che da un lato rimanda ai fasti degli anni novanta, dall’altra li proietta in piena era post-millennio con incursioni etniche ed elettroniche figlie delle varie esperienze dei singoli membri della band, Albarn in primis. Ovviamente.

Hong Kong è il centro è la periferia di questo disco, il neon della copertina richiama il senso di dislocazione tanto caro ai testi di Albarn. La frustrazione degli esseri umani che agiscono come robot ordinari ha come sfondo l’atmosfera orientale ma quest’ultima è lontana anni luce dalla spiritualità classica dell’Est. Le piccole grandi lotte quotidiane hanno un retrogusto metropolitano, un briciolo di umanità che si perde nella notte della città. “Lonesome Street” descrive proprio questo, il brit-pop spensierato in pieno stile Blur nasconde la necessità del contatto umano in un’era di frenetica esigenza della dimensione solitaria:

And if you have nobody left to rely on
I’ll hold you in my arms and let you drift

In “There Are Too Many Of Us“ una voce distante descrive l’asfissiante agglomerato urbano delle megalopoli su di una marcia che poi diventa regolare e ricorda un po’ le atmosfere dei TBTGATQ, “Thought I Was Spaceman” sembra uscito da un disco dei Gorillaz mentre “Go Out riporta il disco sulle frequenze Blur con tanto di cori e chitarrona sporca di Coxon. “Ong Ong riprende un po’ questa vena nostalgica della band ma non per questo viene privata della sua bellezza. La tetra “Pyongyang si trova all’esatto opposto di “I Broadcast, un brano che sposta l’attenzione sull’aspetto più garage e festaiolo dei Blur.

The Magic Whip è un disco ordinario e strano al tempo stesso, da un lato sembra che tutta l’acqua passata sotto i ponti in realtà sia rimasta immobile. In alcuni punti sembra che i Blur siano sempre gli stessi e che questo 2015 non sia altro che la prosecuzione del 2003. D’altro canto è innegabile che proprio il tempo e le esperienze personali e musicali, in particolare di Coxon e Albarn, abbiano forgiato questo disco arricchendolo di sfumature nuove.

Il nuovo album dei Blur è una raccolta di dodici brani ben scritti e ben arrangiati ma questa non è certo una novità e non sarà certo una novità il fatto che canzoni come “My Terracotta Heart“ suonino quasi come classici dei Blur. Il vero elemento che rende The Magic Whip interessante e non lo faccia confinare alla stregua di una normale operazione-nostalgia per la buona pace dei fan e per le tasche dei musicisti è la necessità di esprimere qualcosa e di farlo ancora una volta con disarmante onestà. Le paure e le incertezze uscite fuori dalla penna di Albarn sono perfette sugli arrangiamenti orchestrati da Coxon. Questa armonia che non era certamente un elemento inamovibile  alla luce della lontananza temporale e fisica dei membri della band riscrive nuovi equilibri all’interno dei Blur e mette quasi in secondo piano il fatto che The Magic Whip è un album di belle canzoni.

E questo, nel 2015, fa ancora la differenza.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Lonesome Street
  • 2 · New World Towers
  • 3 · Go Out
  • 4 · Ice Cream Man
  • 5 · Thought I Was a Spaceman
  • 6 · I Broadcast
  • 7 · My Terracotta Heart
  • 8 · There Are Too Many of Us
  • 9 · Ghost Ship
  • 10 · Pyongyang
  • 11 · Ong Ong
  • 12 · Mirrorball

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