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Recensioni | Pubblicato il 9 settembre 2013

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M O N E Y

The Shadow Of Heaven

Genere: Indie, Indie Pop, Avantgarde

Anno: 2013

Casa Discografica: Bella Union

Servizio di:

Ogni passo, seppur delicato, regala un frastuono che toglierebbe il fiato a chiunque; il silenzio è assordante. Ci troviamo a camminare all’interno di un’imponente villa, scura, fredda e cavernosa. L’architettura ecclesiastica dà spazio al riecheggiare di suoni forti e viscerali, e il celestiale crooning di Jamie Lee rimbomba docilmente negli immensi e sfarzosi corridoi, estrapolando da ogni metro quadro, profonde e toccanti riflessioni sull’isolamento e sulla mortalità.

Il quartetto di Manchester, M O N EY, discute della vita e della morte, con tutto il malessere che può contraddistinguere una band mancuniana di chiara derivazione 80’s primi 90’s, celebrando i due aspetti fondamentali della vita con una splendida gloriosa cupezza.

The Shadow Of Heaven parla di un significato da trovare, di un appiglio a cui aggrapparsi, nei momenti di totale solitudine, quando si scopre di essere completamente soli su questo mondo. Il frontman Jamie Lee ci accompagna in una sorta di discesa negli inferi, un’esplorazione dell’oltretomba alla riscoperta delle verità umane, per poter poi ritornare in superficie con la proprio visione delle cose.

Un LP di debutto attesissimo, preceduto da una serie di singoli sublimi. “Blubell Fields cresce lentamente per poi collassare come un ansimante polmone, sostenuta da sfuocati accordi di chitarra e da sfavillanti pizzichi di corde math rock. Se non fosse per gli echi di Jamie potremmo tranquillamente parlare di un cult da Everithing Everithing’Arc. Confessionali seppur criptici. Tramite i suoi testi, Lee ci fa entrare nella sua mente con assoluta onestà. Ogni rauco tremolio della voce è quel surplus senza il quale la parola perderebbe completamente di significato. Nello sforzato e intimo cantato di “every girl I’ve ever love, closet their eyes” durante “Goodnight London, può essere accarezzata da tutti l’intensità e la fragilità della sua voce, assecondando metaforicamente la bellezza del non voler nascondere al mondo le proprie passioni, i propri sentimenti. Città come persone in una ballata triste, asciutta e scheletrica come un epitaffio, ma grandiosa al tempo stesso.

Riverberi cupi nella canzone di apertura “So Long, accompagnata di volta in volta da un’inconsueta voce angelica del frontman del quartetto, risvegliando ricordi di umide ed enormi navate di cattedrali gotiche, a voler forse richiamare la forte presenza in tutto l’album dell’argomento ultraterreno. Un cantato chiaro, da bambino del coro fa la sua comparsa in “The Cruelty Of Godliness” e “The Shadow Of Heaven, stridente se ascoltato con il testo “the cruelty of godliness with us, is his loneliness” ma allo stesso tempo ammorbante. L’empatica e struggente voce di Jamie Lee domina la scena anche quando non c’è, ma è giusto sottolineare la grande abilità strumentale del quartetto. Sonorità senza alcun peso ci forniscono uno scenario generale delicatissimo, magicamente dimostrato da “Letters To Yesterday e dalla già citata Blubell Fields. Il piano fa la sua comparsa in “Black così come in Goodnight London, togliendo l’ennesimo velo dai sentimenti di Jamie e dalla sua poetica e romantica visone della parte più oscura della vita cittadina.

L’attesa per questo album d’esordio è stata tantissima, sin dalla prima demo e dalle prime attraenti sonorità sentite qua e là. Il risultato finale è ottimo. Seppur sembra assurdo, dal messaggio di The Shadow Of Heaven è possibile estrarre una ricca vivacità di sentimenti. Un vero esempio di bellezza che migliora ascolto dopo ascolto. Tre dimensioni (strumentale, vocale e testuale) perfettamente equilibrate che riconciliano con lo stupore e l’emozione che la musica dovrebbe sempre suscitare.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · So Long (God Is Dead)
  • 2 · Who’s Going to Love You Now
  • 3 · Bluebell Fields
  • 4 · Goodnight London
  • 5 · Letter to Yesterday
  • 6 · Hold Me Forever
  • 7 · Cold Water
  • 8 · The Cruelty of Godliness
  • 9 · The Shadow of Heaven
  • 10 · Black

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