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Recensioni | Pubblicato il 4 febbraio 2014

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Have A Nice Life

The Unnatural World

Genere: Post-Gaze

Anno: 2014

Casa Discografica: Enemies List (distribuito da The Flenser)

Servizio di:

Fondatore dell’Enemies List Home Recordings, Dan Barrett formò con Tim Macuga il duo Have a Nice Life che nel 2008 esordì con Deathconsciousness, un monumentale album concept accompagnato da un saggio su una fittizia setta religiosa medievale. Disperazione ed epica fanno da fondo ad un sound personale che tocca post-punk, shoegaze, drone ed industrial rock.

The Unnatural World si colloca sul percorso intrapreso senza tradire la buona base di fan creatasi dopo il cultuale primo album, ma modificando la formula di quanto basta per affrancarsi dalla sua ombra. Tre brani drone sono collocati all’inizio, a metà e al termine della tracklist. Il primo di questi, “Guggenheim Wax Museum” era apparso nel 2012 nella compilation Santa Is Real e svolge la funzione di apripista nel modo più solenne possibile, con un crescendo nerissimo di fondali sintetici e distorsioni.

Music Will Unntune the Sky” si trascina su due versi resi immensi e un drone opprimente che la conclusiva “Emptiness Will Eat the Witch” riprende e dilata eccessivamente per quasi nove minuti, più Giles Corey che Have a Nice Life. “Defenestration Song”, traccia già presente in Voids, raccolta di cutting e bozze di Deathconsciousness, e anticipata a dicembre si presenta in una veste più curata e rappresenta il momento più alto del disco. I tradizionali sample sono sostituiti dalla batteria, le voci si muovono su una bassline protagonista e le chitarre accompagnano con distorsioni una traccia che sa con intelligenza quando caricare e quando fermarsi, fino alle finali martellate ritmiche.

Burial Society”, rilasciato già a gennaio, propone un cantato cadenzato e una parte musicale meno invadente, mentre “Unholy Life” sceglie sonorità alternative rock meno cupe. “Cropsey” (presente in un precedente demo) e “Dan and Tim, Reunited by Fate” rallentano il sound, sostituendo alla batteria secca e prepotente un’immersione fin sopra il collo di riverberi in un continuo gioco di soft/loud.

Tutto è confinato in una gabbia lo-fi più politica che necessaria, quasi come divisa distintiva della bedroom music che la Enemies List propone nel suo manifesto quale arma per la rivoluzione dell’attuale industria musicale. Continua, per il resto, la tensione ad un progetto carico di significati e direzioni: ogni momento poggia su una complessa progettualità, su studi e tempi di realizzazione lunghissimi frutto soprattutto della sensibilità e cura di Dan Barrett, che si è dichiarato atterrito dalla reazione che gli ascoltatori avrebbero avuto del nuovo lavoro, ormai più parte di se stesso che un semplice disco.

Ogni esito è voce della depressione di Barrett, che in Deathconsciousness si sviluppava su diversi piani e dialoghi: interiore-sociale, la ricerca di un rapporto con Dio, l’uomo macchina, la necessità della morte, l’impero della scienza e la marginalità dell’uomo nella natura. In The Unnatural World la brama disperata di trascendenza sfocia nel rifiuto del proprio corpo e nella fortissima pulsione al suicidio inteso come liberazione (Burial Society), frenata dalla propria natura di vivente, la cui unica funzione è propriamente il mantenersi in vita senza altri fini. Si tenta di vivere allo stesso modo degli altri, ma il desiderio disperato di un Dio (Cropsey) e di conoscenza sopra il comune senso, si ripresenta in modo sistematico. L’esistenza si risolve così in una menzogna vitalista (Guggenheim Wax Museum), ed in una stasi catatonica in cui l’autore si arrende all’impossibilità di capire (Dan and Tim, Reunited by Fate).

Negli Have a Nice Life la depressione è un sentimento reale, non una posa da rockstar dark. Dan Barrett tiene un blog in cui tratta il rapporto col suo male e di recente ha pubblicato un libro, “Break Free of Your Rut”, in cui vengono raccolti i percorsi più utili da lui intrapresi negli anni. Ma sono i propri successi costruiti dal nulla (la casa discografica e i numerosi progetti musicali a cui collabora) ad aiutarlo maggiormente. Il coraggio di esternare il suo male gli ha fatto guadagnare la stima di moltissimi fan ed una nuova fiducia in se stesso. Forse gli Have a Nice Life non sono che uno sfogo delle peggiori tossine, e la migliore delle cure.

A noi rimane un album più smussato e ragionato, pur se meno ispirato del precedente, ma comunque una continuazione all’altezza per un gruppo ormai di primo livello.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Guggenheim Wax Museum,
  • 2 · Defenestration Song
  • 3 · Burial Society
  • 4 · Music Will Unntune the Sky
  • 5 · Cropsey
  • 6 · Unholy Life
  • 7 · Dan and Tim
  • 8 · Reunited by Fate
  • 9 · Emptiness Will Eat the Witch

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