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Recensioni | Pubblicato il 8 novembre 2012

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Peter Broderick

These walls of mine

Genere: Songwriting, Alternative, Soul, Sperimentale

Anno: 2012

Casa Discografica: Erased Tapes Records

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Sul talento di Peter Broderick c’è ben poco da aggiungere: compositore eclettico e raffinato, e nonostante la sua giovane età già acclamato dalla critica come uno dei più influenti rappresentanti della cosiddetta scena “neoclassica”, al fianco di nomi come Nils Frahm e Ólafur Arnalds (con i quali, tra l’altro, condivide la militanza nella Erased Tapes Records), l’artista statunitense ha nel corso degli anni dimostrato una enorme capacità di spaziare in territori musicali anche molto differenti tra loro.

L’ultimo lavoro, These walls of mine, ne è in tal senso un esempio ancora più lampante. Messi temporaneamente da parte i malinconici scenari dominati da archi e pianoforti o le più dolci ballate folk alle quali ci aveva abituati, Broderick vira infatti verso atmosfere dai toni cupi in cui l’uso dell’elettronica si fa più frequente, ed arriva a toccare terre finora inesplorate, come quelle dell’hip hop.

Le definizioni, però, rischiano di stare strette in un album come These walls of mine, in cui ciascun brano pare contenere una propria personalità e sfumature cromatiche differenti: se, infatti, l’apertura con “Inside out there”, o anche “Copenhagen Ducks”, portano in dote affascinanti quanto oscuri intrecci vicini all’indietronica, ben altra storia sono la cadenza country di “Freyr!”, i languidi toni soul di “I’ve tried”, i richiami alla musica nera di “Proposed solution to the mystery of the soul” o le già citate esplorazioni hip hop di “These walls of mine II” (rielaborazione di quello che nella traccia precedente “These walls of mine I” è solo un testo recitato).

Nonostante i salti da un genere all’altro, tuttavia, l’album mantiene una sua omogeneità che vede ben amalgamarsi tra loro le varie tracce. Così, se “When I blank I blank” è ben ancorata ai vari scenari già incontrati, non sembrano fuori contesto neppure le minimaliste “I do this” e “Til DanMark”, in cui Broderick sembra ricercare forme espressive particolarmente introspettive, quasi richiamanti una sorta di forma-preghiera.

Tanti buoni passaggi eppure, a differenza di quanto avvenuto in passato, sembra mancare il guizzo, il colpo di classe. È fuor di dubbio, insomma, che con These walls of mine Peter Broderick abbia puntato alla soddisfazione di un proprio desiderio di esplorazione di mondi musicali anche molto differenti da quelli in cui aveva già dimostrato di eccellere, correndo l’ovvio rischio di disorientare chi aveva apprezzato i suoi precedenti lavori. Ne è risultato, così, un lavoro qualitativamente buono, che tuttavia non manca di qualche momento di luce ed ombra forse ancora non pienamente decifrabile. Non un vero e proprio passo indietro, semmai di lato, che aggiunge comunque diversi elementi di novità alla produzione di Broderick, aprendola a un ventaglio di possibilità oggi ancora più ampio.

Voto: 7,2/10

Tracklist:

  • 1 · Inside out there
  • 2 · Freyr!
  • 3 · I’ve tried
  • 4 · Proposed solution to the mystery of the soul
  • 5 · When I blank I blank
  • 6 · These walls of mine I
  • 7 · These walls of mine II
  • 8 · I do this
  • 9 · Copenhagen ducks
  • 10 · Til Danmark

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