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Recensioni | Pubblicato il 17 settembre 2014

Alt-J_-_This_is_all_yours

Alt-j

This Is All Yours

Genere: Alternative Rock

Anno: 2014

Casa Discografica: Infectious

Servizio di:

Anche io sono stato travolto da quell’onda fresca che due anni fa ha spiazzato in molti e ha fatto conoscere a tutto il mondo il fenomeno Alt-j. Cinque anni per pubblicare An Awesome Wave e due per vincere un Mercury, l’Album of the Year 2012 per la BBC Radio 6 Music, un Ivor Novello e vendere più di 300.000 copie in Gran Bretagna. Con queste premesse è ovvio che alla prima indiscrezione sul nuovo disco si mette in moto un meccanismo di hype e attese che diventa quasi febbricitante. Bello, bello davvero ma c’è da stare attenti perché se la fuori c’è un numero di persone che sta diventando sempre più grande e non vede l’ora di essere nuovamente incantato dalla commistione di alternative rock e incursioni di world music, al di qua della barricata, nella tua sala prove devi cacciar fuori qualcosa che tenga l’asticella alta, un disco che sia ancora migliore del tuo debutto.

A scanso di equivoci, This Is All Yours non fa centro. Gli Alt-j si sono ripiegati su loro stessi, le accuse (esagerate) di Pitchfork sul loro primo disco si sono verificate con qualche anno di ritardo. Il seguite di An Awesome Wave ripercorre quanto fatto fin qui rimanendo troppo celebrale, troppo freddo. Se l’intro d’esordio era affidato a un brano di quasi due minuti, “Intro e “Arrival In Nara costituiscono qui un solo blocco di quasi nove minuti dove si alternano vocalizzi e luci soffuse che sembrano non arrivare mai al dunque. La dislocazione geografica di This Is All Yours ci porta dapprima in Giappone, a Nara appunto, da cui ce ne andremo solo alla fine del disco, prima però si passa per l’Inghilterra e qui c’è un secondo blocco che rallenta l’ascolto e favorisce lo skip. “Garden Of England e “Choice Kingdomriportano l’atmosfera su di un livello meno scorrevole rispetto ai due brani che le precedono. Si, perché alla fin fine i singoli usciti fin qui sono i brani migliori di questo album: “Every Other Freckle è il classico pezzo da Alt-j, strutture complesse in uno scorrere semplice, una canzone che cambia pelle più volte nel corso di quasi 4 minuti. “Left Hand Freeè invece uno spostamento dell’asse sulla naturalezza e l’immediatezza di un revival che sfiora quasi il soul e le atmosfere anni ’70.

Hunger Of The Pine non è solo un bel pezzo, è la riappropriazione di quella genialità che è stata la forza di An Awesome Wave, con il sample di Miley Cyrus di 4×4. Una canzone che parte piano su di un falso 3/4 e poi sale di classe, senza intralci, leggera e potente allo stesso tempo. Il videoclip di supporto è un’opera d’arte meravigliosa. A mantenere un legame con l’opera d’esordio c’è “Bloodflood pt. II ” che spazza via la poca utilità di “Pusher. La chiusura è affidata a “Leaving Narache non aggiunge nulla a quanto ascoltato fin qui.

I detrattori si stanno divertendo e non poco, i “ve l’avevo detto io..” si sprecano già a dire il vero. This Is All Yours delude perché gli Alt-j non si sono dimostrati capaci di fare un passo in avanti e dispiegare il proprio spessore artistico su di un terreno difficile come quello dei fenomeni musicali nell’era di Internet. Non tiro in ballo i Radiohead se non per dire che loro sono riusciti in questo, si sono costantemente aggiornati e dopo Kid A/Amnesiac hanno tirato fuori Hail To The Thiefe e poi In Rainbows e poi ancora The King Of Limbs in un susseguirsi di pubblicazioni che hanno tenuto sempre alta la qualità dei loro lavori. E’ ovvio che l’album degli Alt-j ha molta qualità, molta cura dei suoni (ma a dire il vero ce l’aspettavamo tutti considerato il primo disco). Quello che delude è il fatto che due anni sembrano non essere mai trascorsi, This Is All Yours sembra il secondo disco di un doppio album, quello più lungo e meno facile da ascoltare. Non si tratta di involuzione ma semplicemente di stasi, un blocco, forse suggerito dall’uscita di Gwil Sainsbury, che si riversa nella cura spasmodica dei suoni del disco e che dai primi live che si possono vedere/ascoltare in rete tradiscono l’esibizione, creando così una crepa tra i brani di An Awesome Wave (che bene o male rimangono fedeli al disco) e i nuovi che risultano versioni asciutte rispetto all’imponenza delle registrazioni.

Se questo fosse stato l’esordio degli Alt-j probabilmente non ci sarebbe stato nessun fenomeno. La sufficienza i ragazzi se la guadagnano soprattutto grazie all’eredità che pezzi come Something GoodMatildaTaro hanno lasciato nelle orecchie e negli occhi di molti. Possiamo aggrapparci ad Hunger Of The Pine, possiamo rimanere stupiti di fronte al sold out in poco tempo per la data di Milano del prossimo febbraio ma non possiamo perdonare una vena creativa gettata nel pantano del revival di se stessi. E’ una questione di credibilità e in This Is All Yours, a parte i testi e due o tre brani, non vi è traccia alcuna. Tornare indietro di due anni allora non diventa il rifugio per i fan della prima ora ma una dichiarazione d’amore nei confronti di un gruppo che ha molto, troppo talento e quindi non ha possibilità di scegliere: une immense espérance a traversé la terre, speriamo di ritrovarla presto.

Voto: 6/10

Tracklist:

  • 1 · Intro
  • 2 · Arrival In Nara
  • 3 · Nara
  • 4 · Every Other Freckle
  • 5 · Left Hand Free
  • 6 · Garden Of England
  • 7 · Choice Kingdom
  • 8 · Hunger Of The Pine
  • 9 · Warm Foothills
  • 10 · The Gospel Of John Hurt
  • 11 · Pusher
  • 12 · Bloodflood pt.II
  • 13 · Leaving Nara

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