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Recensioni | Pubblicato il 21 gennaio 2015

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Threelakes/ Phill Reynolds

Split

Genere: Folk-blues, country

Anno: 2015

Casa Discografica: diNotte Records

Servizio di:

Uniti nel nome del folk di razza. Caratteristica indiscutibile appellabile ai due fautori dello split in uscito lo scorso 17 Gennaio per la diNotte Records: il mantovano Luca Righi aka Threelakes e il vicentino Silva Cantele alias Phill Reynolds, entrambi folkers italiani ma con uno stile incredibilmente vicino alla tradizione a “stellestrisce” del genere. Divisi solo dalla facciata del vinile su cui verranno spalmati i sei brani complessivi dello split, i due singers sono accomunati da trascorsi musicali d’ottima levatura (War Tales dei Threelakes and the Flatland Eagles ha trovato ampio spazio anche sulle pagine di SoM) e che non intendono assolutamente deludere con questa nuova uscita.

Non è semplice far convivere due anime complesse come quelle di Threelakes e Reynolds nonostante un’inconfondibile vicinanza stilistica. C’è un’anima folk in questo split, a volte latente altre quasi ingombrante, eppure non basta a racchiudere la preziosità di questa fusione alchemica di suoni e parole. Entrambi sembrano voler restare ancorati alla tradizione che più gli concerne ma allo stesso tempo si avverte la voglia di sperimentare, di andare oltre il solo folk. Tutto questo lo si fiuta, si respira nelle sei ballate suadenti, cantate fra i denti e con la chitarra acustica sola protagonista dell’immaginifica composizione: c’è il panorama asciutto e da cartolina in bianco-e-nero del Nebraska – ispirazione anche sonora (forse) per lo stesso Righi che in “Burrow” ripercorre emotivamente le atmosfere di un meno noto album  del cantante del New Jersey (Bruce Springsteen) ma che ha fatto storia.

Già a partire dalla succitata open-track Righi sperimenta una malinconica ed insolita ballata folk-soul su cui si dipanano fiochi ricordi che sfumano via sul fiato di un’armonica a bocca (apparentemente) lontana anni luce. La sincerità espressiva di War Tales la si ritrova in “Two Deserts” dal tiro puramente folk per poi passare alla chiusura della prima parte dello split: “Four Season Blues”, un ibrido folk-blues che in alcuni passaggi sembra fondersi con la tradizione celtica. In definitiva Threelakes mostra ancora una volta l’importanza che la memoria storica/personale ricopre nei suoi componimenti: l’avevamo colto già in tracce appartenenti a produzioni precedenti come l’intensissima “The day my father cried” o la stessa “Wild Water”. Luca Righi sotto questo punto di vista ha cognizione da storico e visione da avanguardista. Al primo e suggestivo Lato A dello split, risponde un ottimo Phill Reynolds con altrettanti brani, forse più fragili e delicati, che indagano le svariate sfaccettature dei rapporti interpersonali per giungere ad un’analisi più accurata anche dei moti del proprio animo. D’ampio respiro, ad esempio, è il primo brano del Lato B – “Twosday”, dove all’armonica si preferisce la leggerezza del violino. Perde di ruvidezza e da scarno passa ad essere sempre più articolato ed intimista il folk di Reynolds, brillante in “Hey Joy”, sicuramente tra le prove più brillanti del disco che mischia tradizione ed innovazione in una ballata deliziosamente fruibile. L’anima sanguigna da storyteller viene fuori in chiusura del disco con l’introspettiva “Man”, un cupo talking blues caratterizzato da un costante ed esplosivo crescendo arricchito da echi alla stregua della lezione post-rock.

Miscelare le suggestioni create dalla coppia Trheelakes/Reynolds s’è rivelata, senz’ombra di dubbio, una scelta vincente. Si consegna a cuore ed orecchie dell’ascoltatore un prodotto di caratura internazionale ed allo stesso tempo altamente fruibile. Le immagini a sei corde delineate  dai due folkers profumano di una tradizione assorbita, digerita e restituita in una veste del tutto personale e che pone i due protagonisti dello split in una posizione di meritato prestigio nella scena nazionale. Consigliatissimo!

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Burrow
  • 2 · Two Deserts
  • 3 · Four Season Blues
  • 4 · Twosday
  • 5 · Hey Joy
  • 6 · Man

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