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Recensioni | Pubblicato il 21 aprile 2015

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Peter Kernel

Thrill Addict

Genere: Post-punk, Art-rock

Anno: 2015

Casa Discografica: On The Camper Records - Africantape/Goodfellas

Servizio di:

Terzo album e terzo centro per i Peter Kernel, a quattro anni dal precedente White Death Black Heart, dopo centinaia di date in giro per il mondo e qualche cambio di formazione che ha infine portato all’attuale assetto, con i fondatori Barbara Lehnhoff e Aris Bassetti, compagni sia nella musica che nella vita, coadiuvati dalla batteria di Ema Matis.

Sonorità sregolate, incroci vocali, trame avvolgenti, nasce su queste basi Thrill Addict, il nuovo lavoro del combo svizzero-canadese, che conferma in pieno quanto di buono prodotto negli scorsi anni alla luce di un’evidente evoluzione e di una maturità ormai piena.

Dodici tracce che muovono i propri passi tra schemi post-punk e derive art-rock, senza mai lasciarsi imbrigliare in categorie ben precise, grazie ad un’innata sfrontatezza e a quella libertà di spirito che da sempre traspare dalla musica dei Peter Kernel e dalla loro attitudine al do-it-yourself anche in ambito discografico (l’etichetta On The Camper Records nasce nel 2006 proprio su loro iniziativa personale).

L’avvio ruvido e scarno di “Ecstasy”, guidato da quel basso che rappresenta l’elemento portante di tutta la musica dei Peter Kernel, è la porta di accesso all’enigmatico mondo che si cela dietro Thrill Addict, in cui il rumore si fa melodia e le pause diventano assordanti, creando un unico intenso vortice sonoro che pervade tutto l’album.

I ritmi percussivi di “High Fever” e “Leaving For The Moon” fanno il paio con l’andamento in crescendo di “Your Party Sucks” e con le strutture più melodiche di “It’s Gonna Be Great”, prima di sciogliersi nelle esplosioni acide e visionarie di “You’re Flawless” e “Supernatural Powers”, mettendo in mostra un’eterogeneità di suoni che non si scontrano mai gli uni con gli altri ma che, anzi, danno vita a un continuum dal quale diventa difficile allontanare la propria attenzione.

Melodie sghembe portano l’ascolto verso le battute finali dell’album, con “Keep It Slow”, mentre più oscuri si fanno i toni in “They Stole the Sun” e “Majestic Faya”, in cui i giochi di chitarra, basso e batteria raggiungono livelli di intensità elevatissimi.

Si giunge, così, a chiusura con l’affilata cavalcata post-punk di “I Kinda Like It” e con la bellissima “Tears Don’t Fall in Space”, brano dai toni intimisti improvvisato in studio.

Il terzo lavoro dei Peter Kernel si rivela dunque un album dalle mille sfaccettature, frutto delle numerose influenze assorbite e rielaborate dalla band svizzero-canadese con uno stile che è ormai perfettamente riconoscibile, un disco che dopo il primo ascolto rischia già di diventare una droga per le orecchie. Tra le migliori uscite di quest’anno solare, senza ombra di dubbio.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Ecstasy
  • 2 · High Fever
  • 3 · Your Party Sucks
  • 4 · Leaving For the Moon
  • 5 · It's Gonna Be Great
  • 6 · You're Flawless
  • 7 · Supernatural Powers
  • 8 · Keep It Slow
  • 9 · They Stole the Sun
  • 10 · Majestic Faya
  • 11 · I Kinda Like It
  • 12 · Tears Don't Fall in Space

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