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Recensioni | Pubblicato il 11 novembre 2013

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Tim Hecker

Virgins

Genere: ambient, modern classical

Anno: 2013

Casa Discografica: Kranky Records

Servizio di:

L’80% delle persone che hanno deciso di aprire questa recensione sanno già di cosa e di chi stiamo parlando, il restante 20% forse non sa con esattezza a quale esperienza stanno andando incontro, ma sicuramente si troveranno ben presto catapultati, attraverso uno Stargate primordiale, in una dimensione sonora unica e incomparabile.

Quel santone dei droni di Tim Hecker non lo scopriamo certo adesso, ma quello in cui ci imbattiamo in Virgins (mai titolo fu più azzeccato) è, se non un nuovo, sicuramente un Tim Hacker diverso da quello del passato.

Ravedeath, 1972 ha portato alla luce una lieve e latente “ossessione” nei confronti delle atmosfere cupe da chiesa medioevale, condite da scuri e freddi organi. Virgins rappresenta in un certo senso una sorta di prosecuzione stilistica, con un sapore decisamente più neoclassico rispetto ai lavori dronicentrici degli anni scorsi, avvicinandosi alle splendide produzioni di Nils Frahm. Un disco registrato con varie ensemble, in tre periodi differenti tra Reykiavik, Montreal e Seattle.

L’artista di Vancouver avendo raggiunto apici sonori inarrivabili per qualsiasi altro comune mortale e avendo già esplorato tutti gli antri più nascosti del suo sconfinato universo musicale, ha deciso di sperimentare. Piano e clavicembalo diventano protagonisti assoluti, generando un fine e perfetto caos oltre a rafforzare ulteriormente l’atmosfera ecclesiastica. “Virginal I”, piacevolmente arricchita da esotici strumenti a fiato,  e “Black Refraction”, si illuminano e prendono vita all’interno del pianoforte, facendo scomparire l’ostentata e soffocante cupezza del precedente album, lasciando spazio ad una fresca e delicata foschia nella splendida “Amps, Drugs, Harmonium”.

“Live Room Out” presenta nuove possibilità di espansione sonora e una composizione quasi rivitalizzata con l’uso di loop e synth, trucchetti ben escogitati che nelle mani di un maestro come Tim Hecker diventano assolute gemme dell’elettronica. Clavicembali alieni fanno fluttuare “Virginal II” in un eterea atmosfera che si tende e si affana all’ingresso di archi viscerali e va via via demolendosi con l’incontro/scontro tra synth e percussioni noise in “Live Room”“Incense at Abu Ghraib” pietrifica completamente; una traccia che riporta alla luce l’Hecker vecchio stampo, quello dalle atmosfere elettroniche inarrivabili, uniche ed irreplicabili, quello che facendo gelare il sangue ti fa sentire più vivo che mai.

Mai come in questa occasione Tim Hecker ha dimostrato di essere un artista a tutto tondo, proponendo un album nell’album, un musicista capace di innovarsi e mutare continuamente, senza abbandonare la magica aurea che lo circonda. Ancora una volta è giusto dire prendetene e ascoltatene tutti.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · Prism
  • 2 · Virginal I
  • 3 · Radiance
  • 4 · Live Room
  • 5 · Live Room Out
  • 6 · Virginal II
  • 7 · Black Refraction
  • 8 · Incense At Abu Ghraib
  • 9 · Amps, Drugs, Harmonium
  • 10 · Stigmata I
  • 11 · Stigmata ll
  • 12 · Stab Variation

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