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Recensioni | Pubblicato il 1 luglio 2013

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Boards of Canada

Tomorrow's Harvest

Genere: IDM, ambient-materic music

Anno: 2013

Casa Discografica: Warp Records

Servizio di:

Un ritorno a orologeria, non c’è che dire, quello che hanno imbastito i BoC (i rimandi dell’intera operazione li trovate “altrove in rete”). Trascorsi sette, forse otto, anni dalle loro ultime volontà, i due scozzesi, all’anagrafe Michael Sandison e Marcus Eoin, non solo riprendono il discorso – temporaneamente – interrotto, ma lo rimodulano al loro sistema di misura, attraverso sequenze numeriche che sono dei veri countdown biologici, come biologica vorrebbe essere (ed è) da sempre la loro musica; diventata ora materica come e più di prima, tridimensionale nei battiti sordi che sembrano provenire dalla Madre Terra, celati o sovrastati che siano da phaser e droni provenienti dall’extra-galassia (“Reach For The Dead“, “Sick Times“, “Jacquard Causeway“).

Epici e cinematografici, rimangono tali e quali, seppure (ben) invecchiati nel corso della loro fuga a-temporale; c’è una città fantasma (San Francisco) intravedibile in controluce nella copertina (magari nell’attimo in cui viene investita dalla letale onda bianca di un ordigno nucleare) che sostituisce la New York sci-fi, città archetipa dell’immaginario movie-escapistico, già “cantata” da John Carpenter – mille anni or sono – che qui è presente, tangibile, mostruosamente restituita (la sincopata “White Cyclosa” e l’aeriforme “Uritual“) e si intravede (sempre) il mormorio sintetico del beato Vangelis che scrutò le galassie arrivando quasi sino le porte di Tannhauser (“Telepath“, “Come to Dust“, “Sundown“).

Civiltà la nostra più e più volte post-atomica, senza che nessuna bomba sia stata “inviata” a destinatario (tranne le solite due storicamente incancellabili) ma che ci invita, ogni tanto, a scrutare il cielo assaporando il retro-spettivo vento kraut della Messaggeria Cosmica, mai completamente morta (le connessioni iper-virtuali di “Cold Earth“, “Gemini“, “Uritual“), mentre l’utopia dell’uomo-macchina cybernetico torna in qualche modo attuale (le numerose e numerali citazioni via Kraftwerk e Clock DVA di “Transmisiones Ferox“, “Collapse“) e la loro più peculiare – neuronale – dance music da poltrona non smentisce le aspettative (ce le avranno mai più gli Autechre tracce come “Palace Posy” o “Nothing Is Real“). L’esplorazione siderale si sposta verso mondi più reali di quello – oramai irreale – conosciuto, il ritmo si nevrastenizza e anestetizza con vibrazioni realistiche che trasudano melodia e vigore, un rigore fieramente nostalgico si impadronisce del corpus senza scalfire la ricerca mai così lucida e feconda: l’indietronica di “New Seeds” e la reverdie silicia di “Semena Mertvykh“.

Le stratigrafie da circolari divengono spiraliformi, si annullano e si espandono, garantendo continuo mutamento, nel movimento fluido e ritmico che lentamente di srolotola, circondandoci; enfasi ipnotica e psichica che implacabile intacca i sensi, esaltandone le percezioni; ecco apparire landscape brumosi ma vividi, perché colorati artificialmente, le cui sfumature traslucide non lasciano il tempo di focalizzare i mutabili umori. Il suono non è più nulla di fisicamente percepibile, ma qui e ora è quanto di più reale e cangiante ci sia mai capitato di ascoltare: troppo vicino a una perfezione formale per essere reale… umano, troppo umano, anzi trans-umano.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Gemini
  • 2 · Reach For The Dead
  • 3 · White Cyclosa
  • 4 · Jacquard Causeway
  • 5 · Telepath
  • 6 · Cold Earth
  • 7 · Transmisiones Ferox
  • 8 · Sick Times
  • 9 · Collapse
  • 10 · Palace Posy
  • 11 · Split Your Infinities
  • 12 · Uritual
  • 13 · Nothing Is Real
  • 14 · Sundown
  • 15 · New Seeds
  • 16 · Come To Dust
  • 17 · Semena Mertvykh

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