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Recensioni | Pubblicato il 4 giugno 2012

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Totally Enormous Extinct Dinosaurs

Trouble

Genere: House, Elettronica

Anno: 2012

Casa Discografica: Polydor Records

Servizio di:

Totally Enormous Extinct Dinosaurs non è altro che lo pseudonimo di Orlando Higginbottom, artista elettronico di Oxford in attività dal 2008 giunto alla pubblicazione del suo primo LP (per la Polydor Records), Trouble. TEED si era già fatto conoscere per i singoli pubblicati nel corso dello scorso anno (accanto ad una lunga serie di remixes), tanto che Trouble per metà non è altro che una raccolta dei primi lavori, mentre per l’altra metà è interamente inedito. Se da una parte la formazione house di TEED sembra incidere su alcuni tratti delle sue realizzazioni, dall’altra spicca una forte rielaborazione volta ad assumere conformazioni sempre diverse, dal pop raffinato di Promises, brano d’apertura, alle tonalità più ambient di Shimmer, il tutto sotto l’immancabile controllo di synth, tastiere ed atmosfere distanti.

Tutto si impasta e si rimescola, ritornando indefinitamente. Si passa così gli ambienti plastici tremendamente pop di Trouble alla house più classica di Household Goods, brano coinvolgente e ballabile dai riflessi Crystal Castles, ma senza il pizzico di follia caratteristica. Your Love You Need Me On My Own navigano parallelamente fra un pop più riflessivo di cui non si riesce davvero a fare a meno, lasciando spazio qua e là ad intrusioni elettroniche più che benvenute che mostrano alcuni riflessi francesi alla Kitsuné, ma senza mai esplodere veramente. Panpipes, francamente sperimentale e cupa, funge da lunga introduzione al brano sul quale è costruito intorno tutto Trouble, ovvero Garden, già ultrafamoso dalla sua uscita come singolo mesi fa. Elettronica fresca, introdotta da una ritmica minimale e da tastiere ben dosate, che ritrovano nel ritornello musicale saltellante e leggero tutta la loro logica, aiutata anche dalla voce femminile che completa il quadro a dovere.

Il dopo-Garden si tuffa in un’ambiente più cupo e oscuro, a partire da Solo, brano quasi techno, tutto ritmica e toni ombrosi (insomma, un viaggio verso un’elettronica più tedesca) che ha il pregio di disorientare e coinvolgere al contempo, per dar vita ad un finale house ballabile all’infinito. Sullo stesso filone si articola anche Tapes&Money, che abbandona i toni scuri per concedersi definitivamente alla house, mentre American Dream Part. II illude con un’introduzione ambient-elettronica, per sfociare di nuovo in temi un po’ ‘già sentiti’. CloserFair e Stronger concludono senza riservare particolar6.2i sorprese (ma anche senza deludere), il primo con un pop elaborato da SBTRKT, il secondo con lunghi silenzi e tanto glitch, il terzo chiudendo con un’elettronica varia ed una ritmica molto accesa.

TEED si presenta al grande pubblico costruendo un intero album intorno ad una canzone, ovvero Garden. Senza togliere alcun merito al brano – di gran lunga il migliore dell’album – tutto il resto sembra girare intorno perennemente agli stessi temi, per i quali non si tratta tanto di essere amanti sfegatati della house, cosa perfettamente lecita, quanto non andare oltre il già realizzato, limitando necessariamente le prospettive di Trouble.

Voto: 6,0/10

Tracklist:

  • 1 · Promises
  • 2 · Trouble
  • 3 · Shimmer
  • 4 · Household Goods
  • 5 · Your Love
  • 6 · You Need Me On Your Own
  • 7 · Panpipes
  • 8 · Garden
  • 9 · Solo
  • 10 · Tapes & Money
  • 11 · American Dream Part II
  • 12 · Closer
  • 13 · Fair
  • 14 · Stronger

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