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Recensioni | Pubblicato il 31 ottobre 2013

Trentemøller

Trentemøller

Lost

Genere: Elettronica, Techno

Anno: 2013

Casa Discografica: In My Room

Servizio di:

In questo Ottobre ricco di uscite interessantissime, ecco che anche Anders Trentemøller si riaffaccia sulla scena internazionale grazie alla pubblicazione del suo terzo album in studio, Lost. A distanza di tre anni da Into The Great Wide Yonder, l’artista danese che ha fatto di minimal, techno e house i suoi cavalli di battaglia dal biennio 06/07, torna con un album che, anche solo dando un’occhiata alle collaborazioni, promette più che bene: in ordine di scaletta ritroviamo infatti i Low, Jana Hunter dei Lower Dens, la cantautrice danese Marie Fisker, Jonny Pierce dei Drums, Ghost Society, Kazu Makino dei Blonde Redhead e Sune Rose Wagner dei Raveonettes. Insomma, al di là di un ‘cast’ stellare, ce n’è davvero per tutti i gusti.

 Ciò che, tuttavia, stupisce fin dalle prime note, è il fatto che Lost abbia poco, pochissimo a che fare con il Trentemøller che conoscevamo. O meglio, Lost è ben lontano dall’essere un album di musica elettronica, e se ciò può spiazzare all’inizio – chissà che il titolo non sia lì proprio per caso – l’atmosfera che si viene a creare brano dopo brano è non solo una scoperta continua, ma diviene addirittura intrigante. Si comincia con le sorprese, ed è appunto il brano di apertura (The Dream feat. Low) a conferire alla nuova creatura di Trentemøller un’aria incredibilmente melodica e malinconica, dove gli echi di elettronica si avvertono appena in lontananza, quasi solo come sfumature, piccolezze, riflessi. Sì, lo stupore è grande, e viene in un certo seno foraggiato Gravity, secondo brano in scaletta, che vede la collaborazione di Jana Hunter: indiscutibile il tocco Lower Dens, in quanto Gravity potrebbe far parte senza alcun dubbio dell’ottimo Nootropics (2012), lasciando tuttavia maggior spazio ad arrangiamenti elettronici che scavalcano a tratti il velo retrò tipico delle produzioni della band di Baltimora. Il risultato finale è a mio avviso splendido, eclettico, estremamente raffinato.

 Se Trentemøller si era nascosto fino ad ora dietro le sue eccellenti collaborazioni, ecco che risorge – autentico – in Still On Fire, brano che oscilla ‘classicamente’ fra house e techno, e successivamente in Trails, traccia assai più elaborata capace di mischiare l’elettronica ad una specie di prog rock cupo e misterioso, dando alla luce un ibrido caotico ma sicuramente curioso. A panino fra i due brani appena citati troviamo invece Candy Tongue, realizzata insieme a Marie Fisker, in cui la cantante danese contribuisce alla creazione di un’atmosfera sognante e contemporaneamente insicura, sospettosa.

Una nota a parte va spesa per Never Stop Running, che vede la collaborazione di Jonny Pierce: anche in questo caso il contributo di Trentemøller si ‘limita’ alla ritmica, tuttavia il brano non sembra mai prendere una direzione decisa, ondeggiando fra apnee oscure e performance vocali non esaltanti. Pur con buoni spunti, Never Stop Running sembra un po’ vacillare, così come anche la successiva River Of Life (nonostante un’elaborazione elettronica più convincente), in cui vediamo la comparsa dei danesi Ghost Society.

 Il lato oscuro di Lost deve tuttavia ancora essere scoperto, ed è proprio Morphine che ci si addentra in pieno, giocando su tonalità cupe fatte di organo, basso e ritmi lentamente ossessivi. Come anche la più esplicita/sperimentale Constantinople (che sembra amalgamarsi un po’ a fatica col resto) e Haze, brano finale paradossalmente più omogeneo che affianca situazioni musicali decisamente distanti fra loro, anche Morphine fa parte dei brani prodotti ‘in solitaria’ da un Trentemøller che sembra voler sperimentare su tutti i fronti, in ogni direzione. Che dire infine delle collaborazioni con Kazu Makino e Sune Rose Wagner? Beh, se nel primo caso si ottiene un ottimo equilibrio fra la glaciale vocalità della cantante giapponese ed ambienti cautamente misteriosi, è proprio nell’oscura collaborazione col cantante dei Raveonettes che si palesa il ‘miglior’ Trentemøller, dando vita sicuramente ad uno dei brani più incisivi di Lost.

 Insomma, il produttore di Vordingborg si è scatenato, cercando di creare quanto più possibile in quante più direzioni possibile. Probabilmente ha sbandato in più di un punto, volendo mettere troppa carne sul fuoco,  ma è riuscito a rimettersi ottimamente in carreggiata altrettante volte. Questo grazie anche alle ottime collaborazioni di cui ha potuto approfittare, ma non solo. Trentemøller è solo all’inizio di un lungo, intrigante cammino.

Voto: 7.4/10

Tracklist:

  • 1 · The Dream feat. Low
  • 2 · Gravity feat. Jana Hunter
  • 3 · Still On Fire
  • 4 · Candy Tongue feat. Marie Fisker
  • 5 · Trails
  • 6 · Never Stop Running feat. Jonny Pierce
  • 7 · River Of Life feat. Ghost Society
  • 8 · Morphine
  • 9 · Come Undone feat. Kazu Makino
  • 10 · Deceive feat. Sune Rose Wagner
  • 11 · Constantinople
  • 12 · Haze

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