Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 31 ottobre 2014

Ritual Howls

Ritual Howls

Turkish Leather

Genere: Post-Punk, Dark-Industrial-Wave

Anno: 2014

Casa Discografica: Felte Records

Servizio di:

Dopo un album autoprodotto e poi ripubblicato dalla Urinal Cake Records nel 2014, I Riual Howls fanno il grande passo e approdano alla Felte Records. Il gruppo è un terzetto proveniente da Detroit composto da Paul Bancell, Ben Saginaw e Chris Samuels . Il nuovo album si intitola Turkish Leather ed è uscito ufficialmente il 30 Settembre.

In questo caso bisognerebbe riprendere quel discorso sui “prodotti derivati” dalla wave: il gruppo statunitense fa parte di coloro che ha trovato un buon bilanciamento fra sfruttamento dei riferimenti e ottimo livello di rielaborazione; il loro suono è una deliziosa miscela di  atmosfere darkwave, riferimenti industrial, un rock teso e tirato e un tocco di vena intima (che emerge soprattutto in un brano come “Final Service“).

Zemmoa” è un pezzo che dà subito un’idea delle intenzioni del gruppo: atmosfere diltatate all’inizio e poi si procede per una (quasi) inarrestabile corsa verso ritmiche veloci e che potremmo definire “classiche”. “The Taste of You” ci proietta nell’anima più dark della band con un sound più ruvido, una voce cupa più imponente e uno strato psichedelico “abissale” (che rimbomba anche nella scivolosa “Helm”). Anche nella successiva “Take Me Up” si procede nella stessa direzione ma con una linea rumoristica più accentuata e una generica robustezza incrementata con diligenza.

“My Friends” è uno dei brani più riusciti dell’intero lavoro per la sua abrasiva progressione. “No WItnesses” è il piccolo capolavoro dell’album per il movimento del tessuto rimtico, per le sovrapposizione degli strati, per la capacità di controllo della trama rumoristica che risulta roboante ed incisiva ma mai invasiva. La title-track chiude il disco: è uno dei pezzi più ombrosi dell’album e ha un notevole percorso di evoluzione strumentale e con il passare dei secondi diventa più “raschiato” e “pieno”.

Turkish Leather è un’apprezzablile seconda prova che ha dimostrato il carattere del gruppo nel saper mischiare le carte in tavola di trame strumentali sovrautilizzate da quasi un trentennio. Hanno dimostrato di avere una notevole gestione del lato noise della loro musica e sarebbe interessante vedere sviluppato questo aspetto nei prossimi lavori.

Voto: 7,4/10

Tracklist:

  • 1 · Zemmoa
  • 2 · The Taste of You
  • 3 · Take Me Up
  • 4 · My Friends
  • 5 · Finale Service
  • 6 · Helm
  • 7 · No Witnesses
  • 8 · Turkish Leather

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi