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Recensioni | Pubblicato il 11 luglio 2012

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Ty Segall

Slaughterhouse

Genere: Garage-Rock, Psichedelica, Lo-Fi

Anno: 2012

Casa Discografica: In The Red

Servizio di:

Chitarre, chitarre, chitarre. Ty Segall è tornato, questa volta pubblicando un disco solista (o meglio col suo gruppo, visto che il vero e proprio lavoro solista verrà pubblicato fra poco tempo) dopo la partecipazione a Hair insieme ai White Fence, uscito un paio di mesi fa e per il quale sono già state spese parole più che positive. L’esperienza rock/psichedelica del cantautore di San Francisco esplode in una realizzazione a dir poco scatenata, esaltata perennemente da chitarre strepitose e distorsioni a non finire. Slaughterhouse è un inferno, è un macello, è tutta la voglia di urlare concentrata in un unico, intensissimo disco.

Death, brano d’entrata di Slaughterhouse, è già l’emblema del disco. Ritmo sparato in un garage rock nudo e coinvolgente, accordi su accordi che lasciano il passo ad assoli sfrenati – linea guida di tutto l’album – che fanno letteralmente sognare di altri tempi. I tempi sono forsennati, non c’è respiro per i primi tre-quattro brani (Death, I Bought My EyesSlaughterhouseThe Tongue) in cui riaffiorano gli anni ’60 più scatenati, garage a non finire con qualche accenno acid rock e soprattutto i soliti, fantastici assoli di Ty Segall. L’impatto sono di Slaughterhouse lascia impietriti, per poi prendere a schiaffi tutto e tutti, sconvolgendo e maltrattando sonorità in ogni direzione.

Tell Me What’s Inside Your Heart ti prende per mano quando ancora non sei riuscito neanche a capire dove eri arrivato e ti porta in un rock’n'roll rapidissimo in cui non sai più come muovere i piedi, in una furia di sonorità west coast che riportano alla mente motivi di decenni fa, qui rinnovati ed arricchiti ulteriormente. L’inizio insistito e nettamente più lento di Wave Goodbye segna il giro di boa alla metà di Slughterhouse, esplorando suoni più hard ed ostici – ma regalando sempre assoli preziosi in un finale tutto estro -, mentre Muscle Man e That’s The Bag I’m In viaggiano senza sosta nel tempo, il primo indiscutibilmente sixties, il secondo estremo e rimaneggiato come solo alla fine degli anni ’70 si poteva osare. Urla, esplosioni, riverberi.

Diddy Wah Diddy apre il (fantastico) trio di coda ed è un piccolo gioiellino, un riassunto, concentrato ed elevato all’ennesima potenza, di tutto ciò che Slaughterhouse ha proposto fino ad ora. Mary Ann è semplicemente inarrestabile, una muraglia di suono che ti corre in contro ed alla quale non potrai resistere. E’ un turbinio, è violenza, è un lampo di distruzione. Fuzz War saluta tutti lasciando tanti piccoli enigmi, gettandosi improvvisamente in un vuoto fatto di distorsioni, ombre ed incubi più vividi che mai. Dieci minuti di psichedelia totale.

Slaughterhouse è velocità, è furia, è rabbia. E’ quella specie di medusa che dalla copertina cerca di risucchiare il cervello di ogni ascoltatore. E’ un estremo concerto di chitarre aliene. Buon divertimento.

Voto: 7,1/10

Tracklist:

  • 1 · Death
  • 2 · I Bought My Eyes
  • 3 · Slaughterhouse
  • 4 · The Tongue
  • 5 · Tell Me What's Inside Your Heart
  • 6 · Wave Goodbye
  • 7 · Muscle Man
  • 8 · The Bag I'm In
  • 9 · Diddy Wah Diddy
  • 10 · Oh Mary
  • 11 · Fuzz War

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