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Recensioni | Pubblicato il 30 maggio 2012

white fence ty segall hair

Ty Segall & White Fence

Hair

Genere: Rock, Garage-Rock

Anno: 2012

Casa Discografica: Drag City

Servizio di:

L’estro e la fantasia di Ty Segall e di White Fence (progetto di Tim Presley), entrambi cantautori d’oltremare ispirati da sempre dalle sonorità progrock e psichedeliche degli anni ’60, si fondono questa volta sotto l’ala protettrice della Drag City (label di Chicago) per dare origine ad uno scatenatissimo, irriverente Hair. Si naviga fra nostalgia di tempi andati ed una libertà divertente, fra una totale spensieratezza artistica e nuove sfumature di follia, per un album tanto breve quanto intenso.

Time  è già tutta un programma, a partire da un’introduzione finto-celebrativa che sfocia in un rock semplice e tranquillo, accompagnato da voci acide dei primi Beatles, ritornelli melodici ed assoli malinconici. A sorpresa, un finale dai toni forti risveglia da una linea che sembrava già scritta e diretta verso un lento abbandono, portando di filata verso l’organo di I’m Not a Game. Di nuovo atmosfere di altri tempi, chitarre su chitarre per un rock a metà fra Stones e Kinks, impreziosito sempre da un’organo che tiene in piedi il brano dall’inizio alla fine ed il ritornello che ripete in eterno il titolo della canzone. Più si va avanti e più si acquista ritmo e velocità, fino ad una rincorsa di assoli su assoli e batteria e coppie che ballano scatenate per esplodere definitivamente nel finale.

Easy Rider rallenta un po’ il ritmo, tornano le voci acide dei due cantanti ad accompagnare un brano più sporco e molto più blues, più adatto ad un’infinita strada americana che ad una pista da ballo. Sulla stessa falsariga si mantiene anche The Black Glove/Rag, brano dai toni più cupi e strascicati, che alterna cambi di registro ed assoli che riportano un che di psichedelico e di Who, decollando su un finale urlato e scatenato, disorientato da chitarre che si accavallano e voci sempre più confuse, per uno dei brani migliori di tutto Hair. E’ invece un pianto disperato ad aprire il rock’n'roll acrobatico di Crybaby, brano folle e veloce, fra voci distorte, piano strimpellato e gambe che volano.

Per (I Can’t) Get Around You si compie l’ennesimo salto indietro alla metà degli anni ’60, di nuovo in compagnia di Kinks&Co., così come anche la successiva (freneticissima) Scissor People che esplode in un rock’n'roll sfrenato e psichedelico, passando anche per un’alternanza fra spezzoni assolutamente scollegati fra loro, e per poi riprendere vita in un assolo infinito assistito da una ritmica estenuante che compare e fugge continuamente, per poi lasciarci progressivamente e definitivamente. Tongues completa l’opera sotto toni malinconici e confusi, chiaramente senza abbandonare il profilo vintage portato avanti per tutto l’album, cercando di calmare i toni bollenti a cui Ty Segall e White Fence ci avevano abituati in questa piacevolissima mezzora, senza prima aver offerto l’ennesimo assolo, tanto estroso quanto folle, come sempre.

Hair è un salto indietro nel tempo, o meglio è ciò che significa traslare gli USA di quasi quarant’anni fa ai giorni nostri, immedesimandosi a perfezione in sonorità ‘classiche’, ma al contempo rielaborandole con un estro compiaciuto e tremendamente divertente. Come dire, una fusione di esperienze (giunte fra l’altro alla pubblicazione dei propri album solisti proprio quest’anno, ovvero Family Perfume Vol.2 per White Fence, fresco fresco di uscita, e Slaughterhouse, in via d’uscita per Ty Segall) che combaciano e si completano a vicenda, componendo un vero e proprio gioiellino.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · Time
  • 2 · I Am Not A Game
  • 3 · Easy Rider
  • 4 · The Black GloveRag
  • 5 · Crybaby
  • 6 · (I Can't) Get Around You
  • 7 · Scissor People
  • 8 · Tongues

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