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Recensioni | Pubblicato il 8 novembre 2013

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Eggsite

Under The Surface

Genere: Indie-rock, Pop, post-punk

Anno: 2013

Casa Discografica: Autoproduzione

Servizio di:

Io quella sera non dovevo neppure uscire.

Parlo di venerdì 14 ottobre 2011: piove (non pensate che abbia una memoria di ferro, il merito è degli event-post di Facebook che, oramai, sono la memoria storica dei bon viveur post-moderni). È una di quelle sere in cui gli amici di sempre – e qualsiasi forma di vita con cui ti sia impegnato a stringere una qualche forma di vicinanza, aggiungerei – sembrano essersi “organizzati” per tempo, lasciandoti intrappolato nell’unica solitudine esistenziale. Ma è pur sempre venerdì, e si sa che il venerdì a Milano, per chi ha voglia di ascoltare rock, è sinonimo di Rocket.

Il Rocket, per chi non lo conoscesse, è un disco-pub in zona Navigli: una vera e propria roccaforte della musica indie e alternative ispirata alle serate londinesi più veraci. Il venerdì è animato da DJ Barbarella, la quale, già nel pomeriggio, mi aveva avvisato che il DJ-set sarebbe stato inaugurato dall’esibizione di una nuova band. “Due canzoni e vado a bere” mi dicevo prima del concerto – lo ammetto, non è che fossi mosso dai propositi più encomiabili – per poi smentire le mie intenzioni armonia dopo armonia, crescendo dopo crescendo, interpretazione dopo interpretazione. Per più di un’ora ero rimasto lì, davanti la palco, ipnotizzato, folgorato, avvolto interamente dal sound degli Eggsite.

Dopo quasi due anni da quel concerto così mirifico, la band pubblica il suo primo album Under The Surface. Senza troppe perifrasi, il loro esordio è tanto coerente quanto convincente (e conferma appieno le sensazioni del live): gli Eggsite sono in grado di entrare in contatto con la parte più intima dell’ascoltatore – “sotto la superficie”, appunto – consegnandoci, di fatto, uno straordinario disco di formazione.

Under The Surface tratta tematiche inerenti alla crescita personale, alla transizione, a quel momento della vita in cui in ciascuno di noi qualcosa cambia – che sia la proiezione del sé e/o la propria prospettiva riguardo alle cose – con la delicatezza e il tatto di chi ha approfondito tali emozioni in prima persona, riuscendo a parafrasarle non solo a livello testuale, ma anche attraverso atmosfere e dinamiche sonore. Anche grazie a questa pregevole forma di sinestesia, possiamo annoverare Under the Surface tra i dischi d’esordio più intensi del 2013.

Una volta chiarita la poetica, veniamo alla musica. Gli Eggsite propongono un rock dalle sfumature new-wave e post-punk ispirato, su tutti, a U2, Joy Division e Garbage. Il disco contiene tredici brani di assoluto valore che si contraddistinguono per maturità compositiva e appeal: singoli come “Inside”, “Rainy” e “Trajectories” non avrebbero potenzialmente nulla da invidiare agli omologhi targati UK.

Intendiamoci, nonostante una buona produzione italiana, gli Eggsite sono ancora considerati una realtà “emergente” quando, al contrario, il loro merito non solo andrebbe (ri)conosciuto (e promosso) ma – ribadiamo il concetto – sarebbe già all’altezza di comprovate certezze a livello mainstream.

Forse, la miglior band “emergente” mai incontrata finora sul mio cammino.

E pensare che io, quel venerdì sera, me ne sarei rimasto a casa.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Ordinary Day
  • 2 · Something More
  • 3 · Doctor 3
  • 4 · White
  • 5 · Nails
  • 6 · Untitled
  • 7 · Crystal Drops
  • 8 · Inside
  • 9 · Rainy
  • 10 · Allergy To The World
  • 11 · Empty Rooms
  • 12 · My Good Star
  • 13 · Trajectories

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