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Dischi DOC | Pubblicato il 27 gennaio 2015

joypleasures

Joy Division

Unknown Pleasures

Genere: post-punk

Anno: 1979

Casa Discografica: Factory

Servizio di:

Uno sconfinato spazio profondo e al centro di esso il piccolo diagramma – le onde bianche – di una stella che implodendo diventa un buco nero: il simbolismo grafico in copertina è il perfetto archetipo sonoro di questo disco, il quale nonostante i suoi 36 anni non viene scalfito dal tempo. I “piaceri sconosciuti” resteranno nell’immaginario collettivo musicale un punto di non ritorno: esemplare ibrido post-punk nella sua mutazione più riuscita, e terreno fertile per gli imminenti rituali del genere gotico.

Bernard Sumner, Peter Hook, Stephen Morris e Ian Curtis innamorati del rock duro, del punk, del glam, sono la materia grezza ideale per la temeraria Factory: Tony Wilson, patron della label, “vede” il potere nascosto della band e affida quest’ultima al suo produttore Martin Hannett. Il suo lavoro compiuto in studio sui singoli strumenti rende il suono compresso ed ovattato, quasi provenisse da un “altrove”: l’effetto finale – allucinato – è in buona parte merito suo. Il cantante Ian Curtis è il maestro di questa “cerimonia”, il catalizzatore di una inquietudine non solo formale; un eroe romantico e crepuscolare portatore, suo malgrado, di un greve fardello fatto di sentimenti, emozioni e sofferenza (si toglierà la vita pochi mesi dopo).

Dalla sua voce così vicina alle intonazioni di Jim Morrison e David Bowie, prende forma una convulsa – lapidaria – poesia; le parole scandite come frustate diventano un impetuoso lamento. Nella semplice struttura di questo lavoro c’è una disarticolazione della scrittura che contribuisce a dare un effetto alienato alla musica: un’analogica simbiosi di rumori e suono contrapposti alle invocazioni post-industriali di Ian. Le 12 tracce sono una perfetta macchina sonora sorretta da un caos ordinato, senza un plausibile rimedio e neppure una soluzione finale. Unknown Pleasures, esordio ed opera unica nella vita dei Joy Division (il successivo Closer sarà già postumo), è stato per lungo tempo accantonato o ignorato – o così si voleva credere – ma è tornato ad essere, in questi primi anni del 3° millennio, un prezioso ed indispensabile vademecum per un’ennesima “generazione X” di musicisti.

Voto: 9,5/10

Tracklist:

  • 1 · Disorder
  • 2 · Day of the Lords
  • 3 · Candidate
  • 4 · Insight
  • 5 · New Dawn Fades
  • 6 · She's Lost Control
  • 7 · Shadowplay
  • 8 · Wilderness
  • 9 · Interzone
  • 10 · I Remember Nothing

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