Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 24 maggio 2012

Valtari

Sigur Ros

Valtari

Genere: Ambient, Post-rock

Anno: 2012

Casa Discografica: Xl Recordings

Servizio di:

Il rullo compressore è un mezzo che viene utilizzato per il compattamento dei materiali per la formazione del corpo stradale, uno schiaccia sassi.  In Islandese il termine corrispondente è “Valtari” e da il titolo all’ultimo lavoro dei Sigur Ròs, i ragazzi che vengono dalla terra in cui non crescono gli alberi, dove il ghiaccio si unisce al fuoco e, citando Howard Buten, “c’è il cuore sotto il rullo compressore”. Il cuore degli aspetti più profondi, intensi e bucolici della musica della loro musica.

Valtari è fondato sull’esigenza di ricostruire le architetture sonore e capire fin dove sia possibile spingersi e decostruire, senza smettere di essere gli Sigur Ròs, senza perdere l’identità. Un disco che non rappresenta un passo avanti, tanto meno un passo falso. La sensazione è quella di un movimento laterale.

L’album appare come sospeso al primo ascolto, irresoluto, esitante e lascia perplesso soprattutto chi è abituato alle strutture sonore dei lavori precedenti, tuttavia è di indiscutibile valore. I crescendo di chitarre sono rarissimi, la batteria praticamente assente, la componente elettronica è molto meno celata rispetto al passato e conferisce un’aria paradossalmente minimalista, definita da elementi in realtà magniloquenti.

Valtari colpisce soprattutto per i primi brani: “Ég Anda” (Respiro) è un sogno che diventa respiro e che attraversa la realtà rendendola immortale. “Ekki Múkk” (Nessun Gabbiano) è invece un “episodio” di estraneità dalla realtà, un brano che coinvolge e trascina. Subito dopo ci si imbatte in “Varúð” (Attenzione), un brano meraviglioso, nel quale la voce, come sempre incredibile di Jónsi, diventa strumento insieme ai cori e agli archi.

Da qui inizia la “regressione lineare” del disco, una dissociazione, certo degna di nota, ma sempre di involuzione si parla. Gli ultimi cinque pezzi di Valtari (fatta eccezione per Varðeldur) sono dispersi “tra il nulla e l’addio”. È come se si spezzasse qualcosa e nonostante le perfette melodie che richiamano trascendenze metafisiche, l’impeto poetico dei precedenti capolavori della band non si materializza come ci si aspetta e non sono i suoni ad esser cambiati radicalmente, bensì il modo di esprimerli, di dar loro vita e voce. Quello che prima appariva d’impatto come un’alchimia algida e perfetta, oggi, in superficie, si manifesta come una sovrapposizione sonora costruita sulla casualità e divulgata con arrogante noncuranza. Questa è una chiave di lettura.

La seconda è più difficile. Le aspettative spesso riducono la capacità critica e il discernimento tra l’arte e l’artista è fondamentale: ascoltare i brani dimenticando i Sigur Ròs e percepirne l’essenza, epurata, probabilmente più complicata da trovare rispetto al passato e non per questo inferiore o assente, ma, semplicemente differente nell’intensità e nella forma.

Questo disco andrebbe affrontato così, lasciando che le abitudini cedano il passo alle aperture, come nel film “Il rullo compressore e il violino” del regista russo Andrej Tarkovskij, in cui un violinista viene ispirato e salvato da un operaio che manovra un rullo compressore e nasce un’amicizia destinata a durare per sempre.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · Êg Anda
  • 2 · Ekki Múkk
  • 3 · Varúð
  • 4 · Rembihnûtur
  • 5 · Dauðalogn
  • 6 · Varðeldur
  • 7 · Valtari
  • 8 · Fjögur Píanó

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi