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News | Pubblicato il 23 aprile 2015

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Uomo occipitale” è il titolo della seconda videoperformance di Barachetti / Ruggeri, il duo formato da Luca Barachetti (ex Bancale) e dal musicista Enrico Ruggeri (ex Hogwash).

Il video – realizzato come per la precedente videoperformance “Fiume verticale” dal videomaker Martino Pinna – ritrae l’esecuzione live, senza alcuna sovraincisione, di uno dei brani del primo lavoro di Barachetti / Ruggeri (attualmente in fase di registrazione) in una versione profondamente diversa rispetto a quella che andrà su disco.

L’ospite di questa nuova videoperformance di Barachetti / Ruggeri è lo psicoterapeuta bioenergetico Claudio Agosti, che durante il brano compie una sequenza terapeutica di grande suggestione, conducendo il proprio corpo ad uno stato di oscillazione totale.

“Uomo occipitale” è ispirato dall’installazione “Tropicália” dell’artista brasiliano Hélio Oiticica (1937-1980) e alle forme musicali più sperimentali del tropicalismo brasiliano. Il risultato è un lungo tribalismo artico dentro la giungla contemporanea, dove abitano isterie animali e nevrosi corporee, ma dove vive anche una salvifica vibrazione umana, che guarisce il mondo e ogni suo dolore.

Tutta la parte ritmica della performance viene eseguita, oltre che da una drum machine, dalla chitarra preparata di Enrico Ruggeri percossa con delle bacchette da batteria, che diventa un tecnologico ma antidigitale strumento sciamanico da cui sorge il ritmo che segna il tempo, batte il mondo, muove i corpi e libera dal dolore.

Il testo scritto e detto da Luca Barachetti ritrae invece in un frame dilatato la sonnolenta stasi spazio temporale di un dolore alla zona occipitale del cranio, mentre le urla animali prodotte dalla voce fanno da inquietante e vitalistico controcanto.

Claudio Agosti realizza su di sé il risultato di una serie di esercizi terapeutici che permettono al corpo di lasciare andare le contrazioni e liberarsi dal trauma – che spesso si annida proprio nella zona occipitale del cranio – tramite una serie di tremori neurogeni che, nel caso di questa performance, si sono uniformati al ritmo della chitarra percossa.

Martino Pinna, infine, ha ripreso il tutto con il suo consueto sguardo attento a tutti quei dettagli che sono squarci di percezione, in un gioco di multicolorate frammentazioni dell’immagine.

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