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News | Pubblicato il 5 giugno 2013

In anteprima esclusiva per Sonofmarketing vi presentiamo un video live girato al Blap!Studio di Milano dai Pashmak per il brano Adam, tratto dal nuovo ep Desquamation. Il disco è uscito questo febbraio, ma, come leggerete, la band è già al lavoro sulla prossima uscita. Il video, a mio parere, è una dimostrazione di quanto la loro musica possa essere eclettica.

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Prima del video vi proponiamo una breve intervista introduttiva al gruppo:

1. Inizierei con qualche domanda sulla band. Come sono nati i Pashmak? Com’è stata a grandi linee la vostra crescita musicale dal 2011?

Giuliano: il nucleo del gruppo risale in realtà al 2009, quando andavamo tutti allo stesso liceo a Milano. Eravamo in quattro: io alla chitarra, Damon al piano e al synth, Stefano Grasso alla batteria e Stefano Fiori alla chitarra. Facevamo musica strumentale, un post-rock quasi sperimentale.

Dopo un anno circa Stefano Grasso ha lasciato il gruppo e abbiamo continuato per quasi due anni a suonare in tre senza batteria, andando sempre di più verso verso una musica molto astratta che non saprei neanche definire bene. Non è stato facile! I concerti erano pochi, il pubblico meno ancora, ma è stata una gavetta indispensabile: era un momento di crescita, un medioevo.

Un altro grande passo in avanti è arrivato con Davide Lelli alla batteria, ora trombettista nei The Please. La sua collaborazione è durata qualche mese, ma è stata la prima vera trasformazione del gruppo: nel frattempo avevamo comprato un basso che ci spartivamo io e Damon, che aveva iniziato a cantare. Grazie a Davide tutti i vecchi pezzi erano cambiati totalmente: erano ridiscesi in terra. Lui ci ha insegnato ad avere del groove, a fare musica più immediata senza comprometterci nell’orecchiabile “facilotto”.

Dopo i mesi con Davide è tornato Stefano a sostituirlo e abbiamo assunto il nome Pashmak, i concerti sono aumentati e in occasione di un acustico a settembre del 2011 si è aggiunto Martin al violino. E’ con l’aggiunta del quinto membro che è iniziata la “storia moderna” del gruppo: abbiamo abbandonato in breve i vecchi pezzi e iniziato a suonarne di nuovi. Quindi senza esitazione all’inizio del 2012 abbiamo registrato Magnetic Knife Strip e alla fine dello stesso anno siamo tornati nel Blap!Studio di Antonio Polidoro a registrare Desquamation, che è stata anche l’ultima collaborazione di Stefano Grasso con noi.

Adesso abbiamo dietro le pelli Antonio e tra i concerti di promozione dell’ep stiamo lavorando al prossimo, e potremmo già registrare il primo pezzo quest’estate, ma non voglio spoilerare nient’altro, se non che sarà ancora diverso dagli altri due! Con questo terzo ep avremo concluso il percorso iniziato con Magnetic, una trilogia concepita come un viaggio metaforico, di cui ora intravediamo la meta: è come se avessimo avvistato la terra dopo un lungo viaggio. Una volta raggiunto il nuovo continente? Chissà, quello si vedrà a tempo debito.

2. Quali sono i vostri punti di riferimento musicali, i vostri ascolti, nel panorama internazionale ed, eventualmente, nazionale?

Martin: Dato che ognuno di noi viene da un percorso musicale diverso sono molto vari: ciascuno cerca di contaminare gli altri con i propri ascolti e di creare collegamenti nuovi, spaziando nel tempo e nell’attuale sistema di generi. Cerchiamo di osservare il più attentamente possibile quello che sta accadendo nella musica internazionale degli ultimi anni: ogni epoca ha il suo linguaggio, quello del nostro tempo sembra basato sulla contaminazione dei generi e sull’esplorazione delle potenzialità delle nuove tecnologie; vorremmo che il nostro vi fosse in qualche modo partecipe. Farei un esempio pratico per chiarirmi. A partire dal 2000 con la coppia Kid-A/Amnesiac i Radiohead hanno aperto una strada chiave: hanno reso il loro rock un contenitore, un canale per altri codici, inserendo elementi di classica contemporanea, di free-jazz e di elettronica. In quest’ottica loro sono sicuramente uno dei nostri punti di riferimento.

 3. Parlando dei vostri EP, quali sono le differenze e quali le soluzioni di continuità tra queste vostre due opere? Ci sono stati affinamenti tecnici, cambi di stile o altro tra Magnetic Knife Strip e Desquamation?

Damon: Ci sono diverse continuità fra i due EP, anche per un fattore temporale: le ultime due tracce di “Desquamation”, “Adam” e “Waltz of Cakes and Ale”, erano già pronte mentre registravamo “Magnetic Knife Strip” e sono state registrate solo successivamente, in presa diretta come il primo EP; le prime due tracce, invece, sono l’inizio di un cambiamento nei metodi di registrazione e di composizione, di una “muta” verso un linguaggio musicale più sintetico che dovrebbe completarsi con il prossimo lavoro.

Per quanto riguarda i testi, mentre in “Magnetic Knife Strip” veniva approfondita la tematica della migrazione come fuga e salvezza, in “Desquamation” prendono il sopravvento il surrealismo e la sinestesia, intesi come completamento visionario della materia sonora.

 4. Da dove nasce la scelta di uno stile così eclettico e variegato, quasi un mix di sonorità e generi anche molto diversi tra loro?

Damon: In realtà è nato in maniera molto naturale: proveniamo tutti da percorsi musicali differenti e queste caratteristiche, invece che essere un ostacolo, hanno permesso l’incontro di personalità e generi che, per quanto sembrino lontani, hanno tutti dei punti in comune, nel nostro presente come nel passato. Dalla classica all’elettronica passando per blues, rock e jazz.

Nella composizione, poi, abbiamo sempre cercato di creare un mondo particolare per ogni singolo pezzo: ognuno può vivere di vita propria perchè ha una storia da raccontare al suo interno. L’ atmosfera che vorremmo creare, però, trova la sua reale completezza nell’insieme delle canzoni.

 5. Qual’è la vostra opinione sul sottobosco musicale indipendente della nostra penisola? Quali sono i punti deboli e quelli forti, secondo voi, del panorama italiano?

Damon: La domanda è davvero difficile, in parte perchè per ora abbiamo vissuto solamente il “sottobosco musicale” milanese, in parte perchè subentrano tantissime tematiche: dalla mancanza di collaborazione fra band, alla carenza di professionalità e coordinazione tra intermediari, promoter e locali, dalla saturazione del mercato musicale per arrivare alla burocrazia e al malfunzionamento di certi enti amministrativi.

La tendenza è quella di creare delle bolle speculative su band che si rivelano solo mode, destinate ad esplodere dopo qualche anno se non mese: manca l’investimento sul lungo termine, che è il solo in grado di far crescere un progetto permettendogli di maturare e dare i suoi migliori frutti.

Siamo interessati all’estero, ma non vogliamo fuggire: alcuni sistemi sembrano funzionare meglio e magari si potrebbero apprendere ed importare. Se si rendono queste Alpi un po’ più permeabili magari è possibile migliorare la vita ai tanti che, nonostante tutto, si dedicano alla musica con talento e passione.

Martin: A tutto ciò si aggiunge che ci trasciniamo ancora dietro l’eredità idealista e razionalistica della riforma Gentile: il fatto che non si insegni storia della musica a nessun livello di scuola pubblica, esclusi i Conservatori, è pesantissimo, impedisce la formazione di un pubblico di massa critico.

 6. Avete già in mente come sarà un eventuale prossimo disco, anche rispetto a quello appena uscito? Sarete impegnati in qualche data live per la promozione di Desquamation?

Martin: Stiamo già lavorando ai pezzi, abbiamo un po’ materiale tra le mani che ci sembra valido, e un brano praticamente completo. L’idea è quella di completare l’evoluzione che abbiamo incominciato con i primi due brani di “Desquamation” e quindi di registrare un terzo EP che chiuda una sorta di ideale trilogia. La prospettiva è una musica, come ha già detto Damon, più sintetica, sia per quanto riguarda i timbri (l’idea è di sfruttare i contrasti tra sintetico e acustico), sia il linguaggio in senso lato, tentando di focalizzarci su meno idee, ma davvero buone.

Per quanto riguarda il live ci ritroviamo in un empasse che speriamo di risolvere presto: abbiamo raggiunto un buon livello di esibizione, ma non avendo ancora una booking (siamo a caccia) le date sono limitate. Le prossime, le prime due a Milano, la terza a Varese: 8 giugno Barrio’s, 14 giugno sulla collina dei ciliegi in Bicocca, con l’associazione GNU Sound (di cui siamo membri attivi, Giuliano ne è “El presidente”), 27 giugno acustico per “Sottovoce”.

A voi il live video di Adam dei Pashmak.

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